GRANO, FARINA E PANE. COSA MANGIAMO?

0

ANTONIO MOLFESE

E’ di questi ultimi giorni il grande parlare del grano contaminato dannoso per la salute che arriva “dall’altro mondo” dopo aver attraversato oceani ed in condizioni igieniche non sempre buone per i modi con i quali viene trasportato. Si parla di sostanze pericolose che contaminano il prodotto e che ingerite a lungo possono provocare gravi danni. Parliamo delle aflatossine che sono le più frequenti a riscontrarsi. Dal momento che nelle nostre regioni del sud il grano duro viene prodotto, potrebbe essere utilizzato per preparare pane, pasta e dolci di qualità. E’ bene vigilare come dice il proverbio latino ”VIGILANTIBUS NON DORMIENTIBUS IURA SUCCURRUNT”

Se ci rifacciamo un po’alla storia, quella del grano si ripete.                            

Come ci si approvvigionavamo di grano ?                                           

Ai tempi di augusto Roma non poteva peraltro saziare la propria  fame  di  pane attingendo dalle campagne d’Italia, nelle quali le  distruzioni della guerra  ed il latifondo pascolativo, che produceva carne  e lana, non permettevano di sfruttare a sufficienza i terreni agricoli. I granai  di Roma  erano   posti  a  mezzogiorno  nelle  aree caratteristiche  della cerealicoltura mediterranea, in regioni tranquille, unite a Roma dalle rotte che solcavano il mare nostrum, sul quale, eliminato  il  pericolo  dei  pirati d’estate il frumento navigava su imponenti  lenti  navigli, che non di rado superavano le 200 tonnellate di stazza. Vivendo di una dieta fondamentalmente basata sul pane,  gli abitanti dell’urbe consumavano  ogni  anno milioni di quintali di cereali. A procurare, conservare e distribuire l’imponente volume di grano provvedeva l’annona, l’organismo  di  cui  Augusto  si assicurò  l’assoluto controllo per dominare la plebe. I porti fondamentali  per lo  sbarco  del grano  erano pozzuoli, il  più  adatto  al  naviglio  di  stazza  maggiore ed ostia, il maggiore fondaco cerealicolo della storia antica. All’efficienza del porto si opponevano i capricci del Tevere, i cui  depositi insabbiavano   la  baia  costringendo  le   navi maggiori a operare  il  primo  scarico  a largo  per  poter approdare dopo aver diminuito il pescaggio. Giunte a riva le “navi onerarie” provenienti da tutto  l’impero trovavano  però   un   sistema   portuale   di   straordinaria funzionalità. Il grano è stato per millenni l’alimento base per vaste zone del mondo. prima dell’avvento dei concimi chimici esso ha sempre   richiesto  la  cosiddetta   rotazione  delle colture   ed   una   buona   concimazione;  questo significava che per poterlo seminare tutti  gli  anni  il contadino doveva avere a disposizione uno spazio equivalente a due o tre volte il campo coltivato e lasciar così  riposare  la  terra, alternando le colture che destinava  a pascolo. D’altra   parte, nei   periodi in cui i campi venivano lasciati  a pascolo, si  presupponeva  la  presenza sul  terreno  di  greggi  destinate  a  ripulirlo  dalle  erbacce invadenti e a concimarlo  nello stesso tempo. Nel mondo occidentale quella del  grano  è  sempre  stata una delle colture  più  antiche  e sicuramente la preferita; grazie anche alle sue proprietà nutritive, dal momento che contiene sostanze proteiche, grassi, enzimi, sali minerali. l’alimento quotidiano per l’uomo, era il famoso “pane ed acqua”. Il  grano  raccolto  nei tempi passati veniva  frantumato a colpi di pietra, poi si incominciò a fare uso di veri e propri utensili come il mortaio fornito di pestello  o  il  rullo  di  pietra, come raffigurato nelle statuette  egizie che mostrano  donne inginocchiate per terra che fanno rotolare il rullo e macinano il  grano. Anche il pane, prima azimo e poi lievitato, viene in uso più tardi e  presenta già di per sè un notevole progresso tecnico. I cereali venivano forniti  in  abbondanza  dalla  Sicilia, il “granaio d’Italia”, dalla Campania, o dalla Sardegna e dalla puglia.

Anche a quel tempo erano già conosciute le malattie che il grano produceva nei lavoratori che  lo coltivavano e se ne prendevano cura. Nel granaio il contadino poteva contrarre alcune malattie, sia per la polvere che si produceva nella manipolazione dei prodotti, sia per la eventuale presenza di parassiti negli stessi. La polvere secca, attraverso la faringe, penetrava nelle vie respiratorie determinando tosse secca insistente e perfino cattiva respirazione ( asima e pantiesce), nonché infiammazione dell’occhio (congiuntivite) e prurito per tutto il corpo (prurito della pelle e sua infiammazione-dermatosi pruriginosa chiamata scabbia del grano), dovuta al pediculoides ventricosus, acaro che vive parassita sulla larva della calandra granaria e che in qualche occasione assaliva massivamente gli operai addetti a trasportare il grano a spalla, cagionando loro infiammazioni con arrossamento (eritemi) cospicue ma fugaci ed anche febbre (febbre del grano). Anche se allora i trasporti erano limitati, erano malattie che colpivano solo i lavoratori del grano ed erano curabili con i farmaci dell’epoca. Attualmente si impiegano molti mesi, prima che il grano giunga dall’Australia o da altri paesi del mondo in condizioni molte volte precarie,  per cui sul prodotto mal conservato si sviluppano funghi batteri e tossine che andranno inesorabilmente a far parte del prodotto confezionato.

Non si potrebbe utilizzare grano duro prodotto nelle nostre regioni, anche se acquistato a maggiore prezzo, per confezionare pane, pasta  e dolci certificati?

Antonio Molfese ,Medico Giornalista

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Condividi

Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Lascia un Commento