IL GUSTO DEL BELLO DEI PIROMANI NOSTRANI

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L’Italia brucia, la Basilicata brucia. Il Mezzogiorno intero brucia una quantità di ettari procapite due volte sopra la media nazionale. Le statistiche vorranno pure dire qualcosa sulla natura dolosa di certi incendi. Che poi la mancanza d’acqua, l’assenza da mesi di piogge contribuiscano a rendere il sottobosco secco , per i piromani è solo una occasione in più per questi delinquenti di entrare in azione. E’ un fatto che certi piromani abbiano un senso estetico sviluppato: scelgono le località più suggestive come il Vesuvio o la costiera amalfitana ,oppure il Cristo di Maratea o le colline di Novasiri, anche se , a  rigore  di legge quelle aree sono inedificabili per almeno quindici anni. Ma nei disegni degli speculatori questi tempi entrano perfettamente nel gioco lungo di investire in cose che a tempo debito daranno i loro frutti. E che poi riescano a far fare un piano di localizzazione turistica che ripaga dell’attesa , è cosa del tutto ovvia.Chi si ricorda delle cose successe quindici anni fa? Ma i boschi bruciano non solo per i grandi interessi, ma anche per i piccoli: operai disoccupati in cerca di lavoro, oppure ditte col pelo sullo stomaco che si procurano lavori per la protezione delle strade lungo i costoni bruciati e non più in grado di  trattenere  terra e massi , oppure , la cronaca è ricca di esempi,   dello stesso personale che alla manutenzione preventiva dei boschi dovrebbe lavorare da marzo e invece viene assunto  quando è troppo tardi sia per prevenire che per curare, oppure semplicemente perchè associano la parola parco alla lotta all’abusivismo edilizio. Insomma  è un Paese che lascia l’ambiente in mano ai distruttori,  e che non è organizzato per darsi piani regionali che vadano oltre la stagionalità costituita dal minimo delle  giornate lavorative . Anche in Basilicata finora  si è sentita la stessa musica, fatta di note improvvisate e di decisioni prese sotto la spinta della cronaca. Non si è visto un solo piano zonale di lavoro metodico e programmato per creare le linee tagliafuoco, i punti di rifornimento, la distanza dall’intervento della protezione civile, il potenziamento dei mezzi regionali  aerei e su gomma. L’abolizione del corpo forestale e il passaggio alle forze militari dei carabinieri di quei pochi che se la sono sentita, hanno finito con lo smantellare l’ultimo punto di riferimento dell’intervento sui boschi.  La unificazione dei consorzi, voluta dall’attuale Governo regionale,  è stato il primo vero intervento di struttura perchè ha riunificato almeno la mission che era divisa tra province, comunità montane, consorzi e parchi . Da questo primo gradino normativo  si deve partire per una profonda riorganizzazione del settore, con competenze ampie da mettere in capo ad un solo soggetto titolare della manutenzione ordinaria e straordinaria dei boschi ,delle valli e dei bacini fluviali. Così come le Regioni meridionali debbono spingere per un forte inasprimento delle pene per il reato di procurato disastro ambientale perché due o tre anni di siccità come questa possono creare uno scenario del tutto inimmaginabile. Per quello che si sta vedendo, con criminali che ardono di benzina gli animali e danno loro fuoco per espandere subito il fron tre dell’incendio ci vuole il 41 bis per quelli che distruggono il nostro futuro di abitanti della terra.Giuseppe Digilio

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