I CROCIATI IN BASILICATA

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di Michele Strazza

 La partecipazione dei nobili lucani alle crociate è attestata da varie fonti. Giacomo Racioppi riporta il passo di un cronista-poeta delle crociate, tal Folco Carnotense o di Chartres, il quale, con le reminiscenza dotte dell’antichità, così cantava: “Umbri, Lucani, Calabri, simulque Sabelli (…) Quaeque etiam gentes sparguntur in Appula rura, Sub jugo Tancredi et Boemundi corripuere…”.

Già nel 1085, dieci anni prima della proclamazione della crociata, Urbano II venne a Melfi per tenervi un concilio, accolto da Ruggero Borsa, da Boemondo d’Altavilla e dai conti normanni. In quell’occasione il Papa espresse l’esigenza di un intervento armato contro gli infedeli che avevano occupato la Terra Santa e Boemondo stesso promise il suo appoggio.

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Bandita dunque la crociata nel 1095 nel Concilio di Clermont da Urbano II, al comando del nobile Boemondo si imbarcarono dai porti di Bari, Trani e Brindisi ben 7.000 armati provenienti dalla Puglia, dalla Calabria, da Salerno e dalla Lucania. Tra i baroni che passarono il mare appunto con Boemondo, ma anche con Tancredi, vengono annoverati Roberto di Ansa conte o feudatario di Anzi), Goffredo di Montescaglioso (cugino degli Altavilla) e Roberto di Trostaino (o Tristaino) che fu conte di Montepeloso nelle prime divisioni delle terre conquistate. L’Antonini cita, tra i crociati lucani, anche Alberedo di Cagiano ma, precisa sempre il Racioppi, ciò non è esatto in quanto il nome è scritto Alberedus de Caniano o de Cagnano e, in realtà, un Cagnano era presente nel Gargano ed un altro presso Salerno.

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I crociati lucani, prima della partenza, si erano dati convegno a Montescaglioso nel luglio del 1096 accolti da Goffredo, conte di Montescaglioso. Qui, come narrano i cronisti, era giunto anche Arnoldo, Arcivescovo di Acerenza, con altri giovani pronti ad unirsi ai crociati. Diretti a Taranto dove li attendeva Boemondo, con la benedizione dell’arcivescovo i cavalieri della Croce erano stati accompagnati alle porte della città da un lungo corteo che li aveva lungamente acclamati. Essi in Terra Santa si coprirono di gloria ed il 15 luglio del 1099 entrarono vittoriosi a Gerusalemme ma non tutti ritornarono alle proprie case, restando molti ad Antiochia, principato assegnato a Boemondo.

Anche dei nobili lucani persero la vita nell’impresa militare in Terra Santa come Goffredo di Montescaglioso, caduto nel luglio del 1097. La sua contea verrà poi assegnata ad Emma, figlia del conte Ruggero di Sicilia, che aveva sposato Rodolfo Maccabeo, fratello di Goffredo che dal padre aveva ereditato Pisticci e Appio.

La partenza dei feudatari lucani aveva, peraltro, creato alcune difficoltà per così dire “di ordine pubblico” in alcune zone come è testimoniato dall’arrivo a Melfi, nel maggio del 1098, del conte Ruggero con i saraceni che lo avevano seguito dalla Sicilia proprio per reprimere i disordini scoppiati in Puglia.

Potenza era luogo di passaggio per i crociati che si recavano in Terra Santa. Su un ramo della via Herculia, bretella tra la via Appia a la via Popilia che incrociava l’Appia Nuova, infatti, passavano i movimenti per le crociate ed i pellegrinaggi in Terra Santa.

In questo luogo, coincidente con l’attuale chiesa di S. Maria, esisteva una cappella o una edicola dedicata alla Madonna da cui, forse, il nome del relativo Casale. Fatto sta che la chiesa qui sorta ebbe il significativo titolo di “S. Maria del Sepolcro”, nome che probabilmente si può far risalire al periodo della III Crociata (1190-1191) a cui parteciparono i conti del feudo di S. Sofia, di Rivisco, località non molto distante da S. Maria. Ed è sempre probabile che furono questi ultimi, in segno di gratitudine verso il Signore, a volere legare il titolo del Santo Sepolcro alla chiesetta. Ciò era in linea con la tradizione del tempo di legare tale titolo alle chiese delle terre dei nobili crociati. Anche a Ripacandida, infatti, la chiesa Madre conserva ancora oggi il titolo di S. Maria del Sepolcro, dato all’antica cappella fatta erigere proprio da alcuni cavalieri del luogo di ritorno dalla Terra Santa.

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La chiesa di S. Maria del Sepolcro di Potenza è ripresa anche dal Rescio per dimostrare la presenza nella città dei Templari che si stanziarono proprio nell’attuale quartiere di S. Maria dove sorgeva una loro “mansione”. Si ritiene, infatti, che il tempio di S. Maria del Sepolcro possedesse “un icnografia rotonda, ad imitazione del S. Sepolcro di Gerusalemme e, in ambito adriatico, alla chiesa del Sepolcro di Brindisi”.

Come precisa sempre lo studioso citato, la parte più antica dell’attuale chiesa, ovvero l’abside, appare eccessivamente ampia rispetto al resto della struttura: “il complesso templare potentino era di notevole estensione in quanto, oltre alla chiesa e alla mansione, pare possedesse i resti dell’altare del S. Sepolcro, scomparso già prima dell’arrivo dei Francescani a S. Maria intorno al 1488”.

Il collegamento di Potenza con le crociate è confermato dal ruolo che ebbe la cosiddetta “via delle chiese, strada di accesso alla città dal nord. Su questa via, che partendo proprio da S. Maria saliva a Porta S. Giovanni, transitò Innocenzo II nel 1137 e soprattutto il re di Francia Luigi VII di ritorno nel 1148 dalla crociate. La strada consentiva, inoltre, il collegamento con le altre stazioni dei famosi Cavalieri di S. Giovanni (detti Ospedalieri), dediti all’assistenza degli ammalati e che gestivano l’Ospedale di S. Giovanni di Dio ubicato vicino la chiesa ricostruita nei pressi della cattedrale a Porta S. Giovanni.

L’importanza nella storia della Basilicata dei crociati è peraltro testimoniata, come già anticipato, dalla presenza in alcune zone di proprietà dell’Ordine dei Templari, nato proprio per la protezione dei pellegrini e dei luoghi santi, il quale costruì varie residenze lungo le strade medioevali più frequentate da coloro che si recavano agli imbarchi per la Terra Santa.

Oltre alla citata chiesa di S. Maria a Potenza altri templi sono collegati a quest’importante Ordine. Pensiamo alla chiesa di S. Maria Mater Domini, recentemente messa in luce durante i lavori di ripristino di Piazza Vittorio Emanuela a Matera, ma anche al complesso di S. Maria di Picciano a 12 km da Matera. La tradizione vuole infatti che la mansione di Picciano, oggi non più esistente, fosse appartenuta proprio ai Templari nel 1270. E ciò è testimoniato dalla presenza, “sul fondo alla navata destra”, di un bassorilievo murato raffigurante “uno stemma con tre merli del commendatore frate Silvio Zurla”.

Altre importanti mansioni dei Templari erano quella di S. Martino dei Poveri, situata lungo le mura di Forenza, con un casale di ben 30 famiglie alle sue dipendenze, nonché quella di San Nicola di Melfi, nella media Valle dell’Ofanto, di proprietà della casa del Tempio di Lavello.

Così, dopo la condanna e la soppressione dell’Ordine, statuita da Clemente V il 22 marzo 1312 nel Concilio di Vienne, aperto il 16 ottobre dell’anno precedente, anche i beni dei Templari in Basilicata vennero confiscati. Come, ad esempio, accadde per quelli situati nella diocesi di Melfi che vennero affidati agli Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme sotto la regia del vescovo locale.

Un altro importante collegamento della Basilicata con le crociate è stato fatto dal Rescio in relazione alle strutture architettoniche dei castelli situati nella regione che richiamerebbero proprio influenze crociate. Così, ad esempio, il castello di Lagopesole le cui “bugne” non risultano dissimili, nella tecnica di lavorazione, da quelle del Qala’at er Rabadh ad Ajlun. Anche il castello di Uggiano presso Ferrandina riproporrebbe, in piccolo, la tipologia della fortezza crociata di Kerak e del Qasr Bshir.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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