
VINCENZO PETROCELLI
I Monaci Cassinesi a Cava e a Tramutola
Con il cessare dell’Ordo Cavensis(1), il Monastero di Cava e le sue dipendenze furono unite al movimento riformato della Congregazione di Santa Giustina di Padova, detta in seguito Cassinese. I nuovi monaci, prendono possesso della Badia e con la stessa bolla Papale del 10 aprile 1497, la Commenda fu abolita in perpetuo, tornando gli abati del Monastero di Cava, ad avere la giurisdizione episcopale come prima del 1394. I nuovi monaci ben presto cominciano a rivedere e riconoscere i diritti della Badia, usurpati da baroni e signori, in tutti i territori dipendenti e pensano fra l’altro a riacquistare il feudo di Tramutola che, a causa dei tanti padroni, in simultanea, che se ne contendevano le varie giurisdizioni, era caduto nel massimo disordine e nella più grande miseria. Trattarono per questo con i Capece e ottennero che essi rilasciassero alcuni diritti, per cui già nel 24 settembre del 1497, D. Bessarione da Cipro e D. Gregorio d’Albenga, a nome del Monastero con atto pubblico davanti al giudice di quell’anno in Tramutola, Pietro Marotta, concedevano in forma di enfiteusi per 29 anni, rinnovabile, ai tramutolesi la facoltà di edificarsi forni liberi, con il canone di 10 once di carlini d’argento. Continuate le trattative con i Capece, la cui concessione sarebbe finita solo nel 1505, l’Abate Arsenio e D. Gregorio d’Albenga, il 28 febbraio 1499 ricevettero dai Capece la retrocessione, obbligandosi a pagare loro per 6 anni 40 ducati di carlini d’argento ogni anno. Per opera pure dei monaci, Giancola de Morra, cedette i suoi diritti sulla bagliva a Vincenzo Curriale o Correale, barone di Casalicchio, il quale nel 1496, 15 dicembre, in Tramutola dava in fitto la bagliva per 20 ducati a Pietro Marotta, sindaco di Tramutola e più tardi l’8 dicembre 1500, in Casalicchio, vendeva addirittura la bagliva a Giovanni Marotta sindaco e procuratore dei tramutolesi per 280 ducati(2). La vendita veniva ratificata dal re Luigi XII (dominio Francese 1501-1504), il 23 dicembre del 1501.

badia di cava
Il conte di Policastro, Antonello Petrucci, non aveva goduto a lungo dei diritti comprati su Tramutola, perché dichiarato traditore, perdette la vita sul patibolo nel 1491. Confiscati i suoi beni, la metà di Tramutola fu ceduta dal fisco al conte di Marsico e principe di Salerno, Antonello Sanseverino, successo a Roberto nel 1474, il quale la restituì ai monaci nel 1497. Tuttavia, essendo in quello stesso anno, Antonello Sanseverino entrato in sospetto del re, fu da questi prima assediato nel castello di Diano, poi obbligato ad uscire dal regno. In tale rivoluzione di cose, Giulio Sebastiani regio commissario per la confisca dei beni del principe Sanseverino, venne a Tramutola e prese possesso del feudo a nome del fisco. I monaci non essendo stati ascoltati da lui, inviarono un minuto “memoriale”(3) dei loro diritti su Tramutola e della storia di essi al re Federico I (settembre 1496- 1° agosto 1501). Questi nel maggio del 1498 ordinò alla regia camera della Sommaria che s’informasse. L’informazione risultò favorevole ai monaci e fu stesa la sentenza il 7 settembre 1500, e approvata dal re, il quale ordinò il 18 dicembre stesso anno, che fosse emanato il provvedimento giurisdizionale. Il 22 gennaio 1501, fu pubblicato in Tramutola il 9 febbraio 1501, e cioè che il Casale Tramutola era della Badia di Cava e ad esso doveva essere restituito con tutti i suoi diritti e censi percepiti ingiustamente e che l’abate ne fosse messo solennemente in possesso(4). Infatti, il 20 febbraio 1501, l’abate Giustino da Taderico-Harbès (1499-1501) venne a Tramutola il 28 febbraio con tutte le solennità giuridiche e fu messo in possesso del feudo, dal regio commissario Gabriele de Moneta, razionale della Regia Camera della Sommaria(5). Dopo più di un secolo era la prima volta che un abate di Cava ritornava in Tramutola e vi fu bene accolto dai suoi fedeli, i quali incominciarono a sperare in tempi migliori. Colsero questa occasione per rinegoziare la concessione del 1497, di edificare forni liberi, con il pagamento di dieci once d’argento. I Tramutolesi chiesero all’abate di ritirare la concessione, esonerandoli, dal canone concordato, anche perché la concessione fu causa di disordini e questioni locali. L’abate accettò la richiesta e nello stesso tempo ordinò la costruzione di altri due forni per soddisfare le necessità dei cittadini. In quell’occasione l’abate considerando la necessità della Chiesa approvò la vendita fatta dai preti nel 1498(6) e stabilì che in avvenire risiedesse sempre in Tramutola un monaco come priore e vicario dell’abate per tutelare gli interessi della badia di Cava che doveva rappresentare giurisdizione e potere feudale dell’abate. Nello stesso anno 1501, fu detronizzato re Federico I, il 1° agosto e il governo di Napoli fu conquistato dalla Francia con Luigi XII e Federico I fu catturato e imprigionato in Francia ove morì. Luigi XII re di Francia (1° agosto 1501-31 marzo 1504), richiamò dall’esilio e rimise in onore, Roberto Sanseverino, principe di Salerno, figlio di Antonello, morto in Senigallia. Il principe vantava diritti su Tramutola per quella concessione fatta dal suo avo al Damiani, ma i monaci gli fecero sapere che non era né giusto né legittimo possessore di quei diritti avendo il suo avo abusato di potenza a tempo che la Badia era in mano dei Commendatari. Roberto Sanseverino prese in considerazione il ricorso e chiese un anno di tempo per vedere se si trovassero scritture a provare il suo asserto, ma essendo riuscite vane le ricerche, il 7 giugno 1502, con pubblico strumento redatto in Tramutola a mezzo del suo vice principe Matteo de Aiello, riconobbe al priore di Tramutola, D. Benedetto e a D. Massimo cellerario di Cava, tutti i diritti della giurisdizione civile e mista(7). Con questo atto venivano cancellate tutte le vendite e concessioni che per due secoli avevano recato tanti danni a Tramutola, e questa ritornava nelle mani dell’abate.

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Con i monaci Cassinesi inizia l’era degli abati temporali e territoriali per il Monastero di Cava. L’abbaziato dura mediamente qualche anno per ogni abate. Infatti, dal 1497 inizio dei monaci benedettini di Santa Giustina da Padova a Cava e per tutto il cinquecento, si alternano 52 abati e durante il seicento 34(8). Primo abate temporale Arsenio da Terracina (1497-1498).
(1) Massimo Buchicchio: Reverendissimi in Cristo Patres et Domini Cardinali Commendatari de la abbazia de la Sanctissima Trinità et Episcopi de la Cità de La Cava. Cava dei Tirreni 2011.
(2) In questo documento e negli altri che seguiranno, dove è trascritto il Comune o Università di Tramutola, si trovano segnati i nome dei capi-famiglia convenuti in parlamento per la decisione degli affari trattati.
(3) E’ da supporre che questo memoriale sia un falso storico costruito ad arte dai monaci Cassinesi.
(4) Domenico Ventimiglia “DIFESA Storico-Diplomatico-Legale Della Giuridizion Civile del Sacro Real Monastero della SS. Trinità de’ PP. Casinesi della Cava nel Feudo di Tramutola” in esclusione Delle dimande dell’Università di quella Terra, e del Regio Fisco. 1801
(5) Arca LXXXVII n° 77.
(6) cfr. Capitolo 3: Tramutola Feudo del barone Abate di Cava.
(7) Domenico Ventimiglia “DIFESA Storico-Diplomatico-Legale Della Giuridizion Civile del Sacro Real Monastero della SS. Trinità de’ PP. Casinesi della Cava nel Feudo di Tramutola” in esclusione Delle dimande dell’Università di quella Terra, e del Regio Fisco. 1801
(8) Massimo Buchicchio, Cronotassi degli Abati della Santissima Trinità di La Cava. Cava dei Tirreni 2010.