IL “CAMMINA LUCANO” DI ROCCO VLADIMIR ARMENTO, IL DESIGNER DELLE CALZATURE

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LUCIA LAPENTA

Un passo dopo l’altro per arrivare lontano. E’ questa la filosofia che contraddistingue Rocco Vladimir Armento, nato a Stoccarda da genitori di Sanchirico Nuovo che, dopo la laurea in disegno industriale, conseguita nel 2006 a “La Sapienza” di Roma, ha iniziato a lavorare per alcune delle più prestigiose aziende di moda toscane tra le quali quella francese di Marithè Francois Girbaud con sede a Montelupo fiorentino, dove è stato responsabile di un particolare e innovativo macchinario a sistema laser, il Watwash (lavaggio di luce) con controllo numerico, per la marcatura e il taglio dei tessuti.

“Il colpo di fulmine per le scarpe – spiega Rocco Vladimir che ha scelto come slogan “Cammina lucano” per le sue due prime linee con sei modelli di calzature femminili realizzate in modo artigianale – è nato nel 2007 proprio in questo grande laboratorio, tra tessuti e capi di abbigliamento trattati con il metodo dello stone washed, un trattamento industriale che utilizza, nel ciclo del lavaggio, chili di pietra pomice, in grado di conferire al tessuto, in particolare a quello dei jeans, un aspetto più vissuto, scolorito, ma al contempo rendendolo più morbido e confortevole. Oltre a diventare esperto di queste tecniche ho avuto anche modo di imparare a maneggiare il cuoio, tanto da appassionarmici e a volerne sapere sempre di più”.

Dalla Toscana alle Marche; dal Veneto alla Puglia, spinto dall’innata voglia di imparare e di mettersi in gioco, il giovane lucano si è recato nei grandi e consolidati poli calzaturieri d’Italia per apprendere i segreti della lavorazione dell’accessorio più ricercato e amato dalle donne perché, come un vestito, capace di esprimere molto della personalità di chi le calza.

vladimir armento

 “Nel 2019 ho svolto – riferisce il designer lucano che ha selezionato un paio di artigiani fuori regione per la realizzazione vera e propria delle sue scarpe – un corso di modelleria della calzatura presso il Politecnico del Made in Italy di Casarano, nel leccese. Qui ho affinato le tecniche di disegno e di proporzione di una calzatura e appreso le tecniche di realizzazione degli elementi strutturali di base di una scarpa, vale a dire la forma, la tomaia, la suola e il tacco. A Febbraio dell’anno scorso, con la fine del corso, avrei dovuto svolgere un tirocinio in un’azienda calzaturiera, ma è iniziata la pandemia”.

Nonostante il Covid e il blocco delle attività, Rocco non si è dato per vinto e non si è fermato. Anzi, in pieno lockdown ha tirato fuori dal cilindro un suo personale progetto: disegnare scarpe in grado di raccontare una cultura dello stile, quello della Basilicata e venderle online attraverso il sito che lui stesso ha realizzato, grazie alle competenze di grafica acquisite nel corso della sua formazione. Un progetto ambizioso, fatto di studio, di manualità, attenzione ai dettagli e ai materiali. Prima ancora di disegnare, Rocco Vladimir ha, infatti, approfondito e ricercato: da buon antropologo ha studiato i testi storici, riportanti le caratteristiche dei costumi tradizionali delle donne lucane tra il XVIII e XIX secolo; ha parlato con le persone più anziane e con i pochi calzolai rimasti a praticare questo mestiere tanto diffuso nel passato, ma oggi ormai quasi del tutto scomparso.

Un vasto lavoro di ricerca, questo, che si è tradotto in due modelli molto particolari di calzature, Donna Marì e Cromalia: “Donna Marì – spiega Rocco Vladimir che ha in progetto di disegnare e far realizzare scarpe anche per uomo – è una linea ispirata al costume tradizionale della Pacchiana che riassume il prototipo della figura femminile lucana dei tempi passati, abbastanza formale ed elegante che in futuro arricchirò con accessori abbinati. I tessuti utilizzati sono il pizzo, il camoscio, la pelle, mentre la suola è rigorosamente in cuoio perché, oltre alla comodità, essendo un materiale naturale, quasi preistorico, ha qualcosa di vivo e gioca di più su di un sentimento. Raso, pizzo e fiocchetti sono, poi, gli elementi caratteristici di questa linea di scarpe in cui predominano i colori primari, ma che prossimamente vedrò di completare con l’introduzione del camoscio colorato in varie tonalità”.

Scarpe dalle linee accattivanti che vanno ben oltre il concetto di accessorio sono anche quelle della linea Cromalia: “Per questo modello ho preso spunto  – evidenzia il giovane designer che da Marzo scorso ha lanciato le sue creazioni e il suo brand, Rovlar , riscuotendo già approvazioni e richieste soprattutto dal Nord d’Italia – dal Cucù, il mitico fischietto tipico dell’artigianato di Matera, probabilmente il primo giocattolo sonoro di questa zona che risale a epoche antichissime, utilizzato anche come elemento di corteggiamento tra uomo e donna”.

Anche per Croamatica, Rocco Vladimir ha puntato tutto sulla cura dei dettagli, sull’artigianalità delle lavorazioni e sulla varietà dei colori: dal bianco, sempre sinonimo di eleganza, ai toni più vivaci del rosso (rappresentativo del messaggio d’amore del Cucù), al giallo, al blu, al verde, al viola e prossimamente anche al fucsia.

Pur firmando calzature dall’ispirazione tradizionale, il designer che dal 2012 vive a Policoro dove ha anche aperto, cinque anni fa, un chiosco sulla spiaggia, lo Scacco Matto food, ha una mentalità e una creatività che punta all’innovazione. Per promuovere e far conoscere ulteriormente le sue creazioni, ha pensato anche di produrre dei video, girati nelle più grandi piazze italiane, a partire dalla magica piazza San Marco di Venezia, oltre a realizzare un blog di settore, in cui esprimere e mostrare la sua creatività.

“A livello personale – conclude Rocco Vladimir che si sente più un artista della scarpa che un artigiano tout court – per le scarpe amo molto lo stile grange e rockettaro, tanto che sto facendo ricerca su forme e materiali innovativi pensando a prossimi modelli sullo stile delle sneakers”.

Scarpe non solo per camminare, dunque, ma anche e soprattutto per raccontare un modo di essere e far conoscere un territorio, quello lucano, al di là dei soliti circuiti.

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Lucia Lapenta

Giornalista

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