IL CANDIDATO CHE VORREI

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Il tempo di elezioni amministrative somiglia sempre più ad una pièce “teatrale” (lo scrivo tra virgolette perchè ho troppo rispetto e amore per il teatro per mischiarlo con cose deprimenti come la politica, con la p minuscola): quelli che compaiono all’improvviso dietro le quinte, quelli che non se ne sono mai andati, quelli che muovono fili e generano ombre, quelli che vengono ripetutamente citati solo per essere certi che sul palcoscenico non compaiano mai (più).

Nella Basilicata che vorrei lo stucchevole spettacolo offerto in questi mesi è scomparso per sempre, retaggio di un’epoca dimenticata. Nella Basilicata che vorrei esistono candidature vere di cittadini che conoscono a fondo il territorio e hanno, in almeno uno dei temi che costituiscono un programma di governo, una vera competenza certificata da tangibili e misurabili risultati raggiunti. Che so, l’agricoltura. Le politiche sociali o quelle del lavoro. Il management industriale. La direzione scolastica. E poi hanno l’umiltà di riconoscere che negli altri campi hanno bisogno di altri esperti, e se li vanno a scegliere con cura. Candidati con una vocazione alla Politica, quella con la P maiuscola, quella che vive la carne viva dei problemi dei lucani e scrive un programma a medio – lungo termine (una visione, ricordate? il mio pallino) per provare a risolverli.

Provare, sì: nella Basilicata che vorrei esiste almeno un candidato che non faccia promesse assurde e irrealizzabili. Ad esempio un candidato che non spari granate contro le estrazioni petrolifere, giurando di mettere il proprio corpo a difesa del territorio davanti alle trivelle, ma molto più modestamente dichiari che il suo intento è ottenere il massimo controvalore possibile dal danno che i cittadini sono costretti, loro malgrado, a tollerare. Le sparate di tolleranza zero contro le estrazioni le abbiamo già sentite, e non mi pare siano arrivate a grandi risultati. Un candidato che prenda in carico uno ad uno i problemi più cogenti dei lucani e per ciascuno ci dica REALISTICAMENTE e  CONCRETAMENTE cosa si può fare. Con umiltà, coraggio, soluzioni innovative e la forza di dire “Questo non lo risolviamo, non in questo decennio. Ma ci avviamo almeno sulla buona strada“.

Un candidato così, ne sono certa, prenderebbe pochissimi voti. Perché la memoria cortissima degli elettori dimentica promesse, sbagli, inchieste, dichiarazioni avventate, obiettivi dichiarati e mai nemmeno tentati. Tutti vogliamo essere ingannati, perchè approfondire, leggere, studiare, ma anche solo ragionare con la propria testa costa fatica, un slogan è tanto più semplice da usare. Prendere una posizione estremista e identificare tutti gli altri come nemici, addosso a cui vomitare odio, ci rassicura. Il clan, il branco, il “noi” contro “loro” ci fa sentire meno soli, meno presi per il culo. Non finirò mai di provare una sorta di nauseato stupore per i lucani che votano per la Lega di Salvini, e non tanto e non solo per le posizioni antimeridionaliste di un tempo (che già quelle, da sole, basterebbero e avanzerebbero) ma per la incrollabile certezza che ho che non c’è uno straccio di ideologia dietro i leghisti lucani, ma solo il tentativo di trovare spazio in un’area politica meno affollata di altre. Intanto mi sistemo, poi sulle posizioni fasciste / omofobe / sessiste / razziste / illiberali ci riflettiamo in un secondo momento. Nausea.

Un candidato diverso, ne sono certa, prenderebbe pochissimi voti. Ma uno sarebbe il mio.

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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