“IL CANTO DEI POETI”. SERENO DESPERO, ALIAS NICOLA CIOLA

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Mario Santoro

Poeta di ben ampio respiro, anche se poco conosciuto, è il lucano Nicola Ciola che si avvale dello pseudonimo Sereno Déspero. E’ autore di due corposi volumi di poesie: “Il mare nella conchiglia” che comprende composizioni che vanno dal 1938 al 1943 e “Il canto dei poeti” edito Laterza nell’anno 1976 che raccoglie centinaia di poesie raggruppate per temi. Dotato di vasta cultura, conoscitore fine e profondo delle esperienze letterarie europee dell’Ottocento e particolarmente di quelle francesi da Baudelaire a Mallarmé, da Verlaine a Rimbaud, dichiara di preferire la cosiddetta poesia artigianale, costruita senza troppi artifici e senza il rispetto rigido delle regole, parola dopo parola, nella convinzione che in arte, domina l’estro se fa il paio con la chiarezza e che occorre ricercare sempre una nuova rispondenza tra suono ed espressione. Questa esigenza è profondamente sentita dall’autore dal carattere schivo e riservato come tenderebbe a far pensare anche la scelta di nascondersi, almeno un poco, dietro il poetico pseudonimo e di potersi così chiudere in una sorta di benefica solitudine, di stampo zimmermaniano, nella ricerca di puntare all’essenziale e a una sempre più sicura tenuta stilistica pur non disdegnando formule metriche diverse. La continua rincorsa all’essenzialità è certamente uno dei tratti della poesia desperiana che provoca emozioni e sensazioni affidate spesso a un semplice dato, a un rimando, apparentemente leggero, a un dettaglio, anche minimo, a una impressione sovente dissimulata finemente in una sorta di tacito rimpianto per occasioni forse mancate, o magari volutamente evitate e tenute a distanza per pudore e riserbo nel rimpianto per ciò che poteva essere e non è. Di qui il suo atteggiameto di ritrosia, il continuo riferimento alla dissimulazione, quasi una sorta di schermo protettivo che lo costringe, suo malgrado, a considerarsi, ‘poeta del sottoscala’ come profetizzava Sinisgalli. Scrive a proposito Alfredo Sisca, con riferimento al libro “Il mare nella conchiglia” (ma vale anche per il secondo volume): “E’ certo che la poesia di Ciola è una conquista di forma, e non, ripetiamo, per un gusto decadente di estetismo, ma per il sicuro possesso dell’immagine che esprime un’interiorita sentimentale in cui l’emozione si traduce in un ritmo classico, fluido e nello stesso tempo (maturato?). La semplicità e la purezza del linguaggio non devono trarre in inganno perchè costituiscono il frutto di un continuo ripensamento dell’autore e rimandano non solo alle esperienze dei crepuscolari, dei simbolisti e dei romantici, ma anche ad un mondo lontanissimo come quello greco che l’autore conosce assai bene. Il ritmo risulta quasi dimesso, modulato, leggero, a tratti come neniato, tendente sempre alla ricerca dell’equilibrio, senza mai uri e scosse e regalando sensazioni morbide e dolci, cariche di riserbo, e sempre o quasi in una sorta di contrasto, non dichiarato ma piuttosto alluso, tra risentimento sensuale e castità come appare dai versi che seguono:
“O giovinetta, tenera violetta,
io t’amerei ma piccola ancor sei…”

oppure nella rievocazione lontana di sensazioni a cascata con il cuore in tumulto nel contrasto con la sonnacchiosa ‘controra’, e nel rimando a certi bisogni non esplicitati ma neppure troppo nascosti:
“Mi sobillava il cuore, alla controra,
un segreto di nidi…

e ancora, nel richiamo a un tu fanciullesco, apparentemente impersonale, o al se stesso di un tempo ormai passato:
“Con gli occhi i seni nuovi
tu le tocchi
e, grata alla lusinga, la biondina
al filo del tuo sguardo già legata
qual dolce colibrì,
ti s’avvicina.”
Si tratta delle prime schermaglie amorose, dei primi palpiti, delle sensazioni che tolgono il respiro e danno libero spazio alle farfalle nello stomaco prima di arrivare ad un iniziale approccio di concretezza che cela desideri da appagare, o infine alla constatazione che si ammanta di sorpresa e di meraviglia:
Ha seni duri e sodi la fanciulla”.
E si possono facilmente notare riverberi di echi attutiti, simbolisti e pascoliani, sentori e lontananze dannunziane e taluni atteggiamenti crepuscolari con particolari richiami ad elementi del passato e ad una sorta di rievocazione di ‘cose perdute’, di accettazione composta, e nel ricorso, talvolta, ad una delicata e sottile ironia come risulta dai semplici versi che seguono:
Oh, l’innocenza del bimbo che minge,
divaricato e saldo sulle gambe,
sotto gli occhi di tutti, in pieno sole,
e, divertito, a capo chino sbircia
il serpicello che s’allunga e sbiscia
dal marciapiede giù fino alla strada:
e la madre che in nome del pudore,
tutta per lui s’allarma, o forse finge,
e la nonna orgogliosa che a sé dice:
-Sa già pisciare in piedi come il padre-“
Altrove l’autore muta voce e la sua poesia si fa assorta nella descrizione di un meriggio pigro e come fermo con le case annoiate in una sorta di silenzio rimarcato dalla iterazione, dal rafforzativo aggettivo ‘vuoto’ e da un ‘pigolìo’ che, con lentezza triste, tende a morire:
“Stanno le case stracche sbadigliando
in un silenzio vuoto, senza pace:
véna il silenzio quasi vaporando
un pigolìo che tristemente tace”.
E, all’assorto pomeriggio, Sereno Déspero fa seguire il lento suono della campane nella sera che richiama elementi del passato nel ricordo dolce e malinconico ad un tempo:
“Che dice la campana questa sera
all’eco che si desta nella valle
e corre come un brivido leggera?”
L’interrogativo e carico di tensione emotiva:

“Dietro la scìa del tocco dileguato
su con le nubi dell’azzurro immenso,
s’inseguono i ricordi del passato”.
E si tratta di ricordi che arrivano alla mente e al cuore decisamente addolciti e come balsamici nell’ora che chiude il giorno e attenua a luce mentre si rinforza il canto dei grilli e si crea una sorta di magico incanto:
“L’ora ci sembra a un tenue fil sospesa,
come se un frullo, una malìa di fata,
operar debba una lieta sorpresa”.
E c’è di tutto nelle poesie del nostro autore: c’è “il vento nudo nella notte nera /muta di stelle”; c’è ancora “alla scogliera il mare” che “ha rantoli di naufrago che annega” e altrove compare “la nostra romantica amica, la luna!”; c’è sempre presente e ritornante “sommessamente vivo “un fregio di colombi” e ancora “facili come nel grano i papaveri/ canti di galli sbocciano, a fiorire/ l’alba qua e là”.
Ci sono poi lucciole, gabbiani e c’è la “gatta ” che “la notte/ nel cielo s’acquatta” e ci sono lucertole, volpi, passeri, rondini, colibri e c’è, di tanto in tanto, un senso di stanchezza e quasi una volontà di rinuncia:
“Allor che nacqui credo che il buon Dio
per me sciupìo alcuno non facesse:
già fino dall’infanzia mal su rèsse
questo che mi donò stanco mio cuore”.
E resta sempre il desiderio, sovente taciuto, di inseguire la speranza e di cullare finanche il sogno
se il poeta scrive:
“Destarmi un’alba puro come il sole,
con sulle ciglia perle di rugiada,
e ritrovar fiorite di viole
le prode riarse della lunga strada”
o come scrive altrove di desiderare sinceramente la pulizia dell’anima:
“Rifammi Dio l’anima monda
sì che il serpe più non si celi…

I gesti mi sian lievi
la voce sì dolce suadente
che torni la fede agli uccelli
di beccar miche ai miei piedi”.
E cè ancora la domanda eterna sul poeta che, un po’ crepuscolariano, nega quasi la poesia che forse farebbe meglio a “tacer che a significare”:
“In nome di chi parli tu poeta,
chi difendi chi accusi: tutte eludi
le speranze dell’uom nella parola,

col disimpegno del tuo parlar chiuso”.
Dunque il poeta è costretto o si autocostringe all’isolamento per non snaturarsi, per non cedere al montaliano “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” e per tentare di reggere e di sopravanzare
il cosiddetto “male di vivere”:
“Il male della vita t’incatena
sì che dormendo il vero non eludi:
il ricatto del giorno si conclude,
il sogno alle radici t’avvelena”
E non mancano i continui ritorni all’infanzia, alla fanciullezza e ai primi ardori con il ricordo
vivido delle compagne di scuola:
“La compagna di scuola Marialisa
aveva i seni nuovi, e noi monelli
che il cuore della rondine mangiammo,
sol vivi di malizia, cercavamo,
con ropàlici motti come mani
d’attentare alla gloria del suo petto”.
E non sorprendono la scoperta dei nuovi seni di Marialisa, la malizia dei monelli, né il rimando del poeta al cuore delle rondini da far mangiare ai bambini per farli diventare, secondo una leggenda popolare, di intelligenza superiore alla norma, e per fare acquisire un po’ di tracotanza atta ad attentare al petto della fanciulletta.
E non stupisce nemmeno il rimando al ‘ropàlico’ verso classico, quasi un concedersi dell’autore alla metrica dei poeti neoterici del secondo secolo dopo Cristo. Del resto termini alquanto desueti non mancano nelle poesie come ‘incielare (collocare in cielo), intramare (coinvolgere), vellicare (solleticare), ondare (ondeggiare), sbisciare (serpeggiare), plorare (implorare), e ancora giolito (riposo piacevole), sirocchia (sorella), lue (sifilide) muglio (richiamo) e parole composte alachecanta(grillo), gocciadibrina, denti-di-marmo (bimbi), senzaritorno. Non è un caso che l’autore presenta una sezione dal titolo ‘Epigrammi’ con chiari riferimenti a brevi composizioni, in forma ironico-satirica, ma anche arguta, caustica, mordace per indurre il
lettore alla riflessione. E lo fa con rimando a Callimano, a Catullo, ad Asclepiade, a Simonide, e
soprattutto a Marziale, di cui si parlerà in altra sede.

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Sull' Autore

Mario Santoro Mario Santoro è nato a Miracolo (Avigliano) ed è residente a Potenza. Già docente di materie letterarie, è poeta, scrittore e critico letterario. (Mariosantoro43@gmail.com) Ha pubblicato: -Embrici- poesie -Alfagrafica Volonnino- Lavello, 1986; -Embrici e poi- poesie -Alfagrafica Volonnino- Lavello, 1987; -Concerto di memorie- romanzo -Ed. La Vallisa- Bari, 1989; -Concerto di memorie- romanzo rid. Sc. Medie -Ed Appia 2- Venosa 1991; -Pianeta uomo- Tematiche di Attualità -Ed Il Girasole- Napoli, 1991; -Pianeta uomo- Tematiche di Attualità- Formato tascabile -Ed. Il Girasole- Napoli 1991; -Sentieri di ragno- poesie -Ed. Il Girasole- Napoli 1993; -Uomo e società- Tematiche di attualità- Ed Il Girasole- Napoli, 1994; -Elementi di linguistica e psicomotricità- Ed Il Girasole- Napoli, 1994; -Meridiani e paralleli - poesie -Ed La Vallisa- Bari, 1997; -Scorci di tempo- Poesie e prose- Unitre sede di Potenza, 1999; -Viaggio nella terra dei Suomi- cronaca di un’esperienza- Ed Il Portale- Pignola, 1999; -Il riverbero della luna- romanzo –ErreciEdizioni- Potenza, 2000; -Alla fontana...le parole- La Grafica Di Lucchio- Rionero in Vulture (Pz), 2009; -Stagliuozzo come strazzata- Centro Grafico Castrignano- Anzi, 2010 -Il grano azzurro- romanzo ErreciEdizioni- Anzi (Pz), 2023 -Viaggio con la madre- romanzo ErreciEdizioni- Anzi (Pz),2023 Ha pubblicato, in qualità di critico letterario i seguenti volumi: -Oltre le barriere- Ospiti del centro La Mongolfiera- Tip. L’aquilone- Potenza, 2002; -La memoria e l’identità- Antologia di poeti e scrittori lucani volume marrone- Consiglio regionale della Basilicata- Potenza, 2004; -La Memoria e l’Identità: Lucania versi- Cento schede- Consiglio Regionale di Basilicata – Potenza, 2004; -La memoria e l’identità- Antologia di poeti e scrittori lucani volume azzurro- Consiglio regionale della Basilicata- Potenza, 2005; -C’era una volta...insieme- raccolta di fiabe- Dipartimento salute mentale A.S.L. num.2 Potenza. Centro sociale La Mongolfiera, Coop Benessere- Potenza, anno 2006. Ha scritto e pubblicato centinaia di percorsi su poeti, scrittori, artisti. E' autore di percorsi poetico-letterari a tema pubblicati su riviste e antologie.

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