Il centravanti del Potenza Sport Club e della Nazionale: Roberto BONINSEGNA

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Il centravanti del Potenza Sport Club e della Nazionale:

Roberto BONINSEGNA

di Vittorio Basentini

 

Boninsegna nei pressi degli spogliatoi del Viviani con la tuta di allenamento del S.C.Potenza

Sullo sfondo in alto visibile il paravento di tavolato in legno realizzato lungo la Via Viviani di Rione Francioso

 

A Potenza Roberto Boninsegna è un mito.

Boninsegna è stato uno dei maggiori protagonisti di quella magnifica stagione calcistica 1964-65 del Potenza in serie B che sfiorò la promozione nella massima serie veramente per pochi punti in meno rispetto alle prime tre del torneo.

Potenza Miracolo-Potenza Mitraglia con il suo micidiale tandem di attacco Bercellino II-Boninsegna che fece impazzire tutte le difese delle squadre del campionato cadetto 1964-65.

Potente nei colpi di testa, veloce e dalla buona tecnica, una furia in aria di rigore. Poi una grande continuità di gioco, mai una partita in fase calante, novanta minuti sempre al massimo.

Calciatori con queste qualità se ne sono visti pochi nel nostro campionato di serie A.

La prima immagine che abbiamo quando sentiamo il suo nome è quella di vederlo in azione con la maglia rossoblu del Potenza e poi quella nerazzurra dell’Inter.

Nato a Mantova, ma con l’Inter sempre nel cuore, il ragazzo segue le trafile nella squadra nerazzurra.

Arriva il giorno del provino con il Mago Helenio Herrera, allenatore dell’Inter Mondiale, ma Herrera  non lo ritiene idoneo per la squadra nerazzurra.

Pensate il mago Herrera scartava un giocatore che nella finale di Mexico’70 avrebbe segnato il gol del pareggio della Nazionale Italiana contro il grande Brasile di Pelè.

Boninsegna con le maglie del Potenza, del Mantova e del Cagliari

Grande la delusione per il giovane Roberto che inizia la sua vera carriera in squadre minori.

Boninsegna viene ceduto in prestito prima al Prato in serie B, l’anno successivo in Basilicata in serie B nel Potenza del Presidente Ferri, il quale, con molta competenza, riesce ad averlo, sempre con la formula del prestito, grazie alla sua amicizia con i vertici dell’Inter, in primis con il Presidente milanese l’industriale Angelo Moratti.

Da dire che Roberto Boninsegna, infatti, nella stagione precedente -1963-64- giocò con il Prato al Viviani contro il Potenza il 14 giugno 1964, destando una buona impressione all’allenatore rossoblu Egizio Rubino, in una squadra toscana, quella del Prato dell’allenatore Ballacci, mostratasi formazione agile e veloce, con buone individualità come il portiere Gridelli, l’ala destra Veneranda, la mezzala Giuliano Taccola, autore del vantaggio ospite ed appunto Boninsegna, centravanti d’area forte nel palleggio ed audace e grintoso nel duello di gioco prima con Merkuza e poi con l’esperto De Grassi.

In particolare nel Potenza grande stagione l’anno seguente 1964-65 : seppur militare facendo la spola Roma-Potenza, realizza nove reti in campionato; prima rete in rossoblu alla 13^ giornata al Viviani contro il Catanzaro, molto belle le due doppiette segnate a Ferrara ed a Lecco in trasferta, partite nelle quali il Potenza vinse per 2-3, grande maturazione, esperienza acquisita ed idoneamente  pronto calcisticamente per il salto in serie A.

Roberto Boninsegna in una recente intervista televisiva ad una trasmissione sportiva nazionale e ad una trasmissione sportiva locale (TV Carina di Potenza) ha detto la verità sulla mancata promozione del Potenza in serie A: ”Di Potenza ricordo Via Pretoria, ho un grande ricordo del Presidente Ferri, di Mancinelli e poi ricordo che la sera ci si riuniva in un ristorante a metà di Via Pretoria. Quando giocavo nel Potenza in B la squadra era molto forte. Ad un certo punto del campionato la dirigenza potentina richiamò la squadra dicendo di rallentare, perché il Potenza non poteva affrontare la serie A , non disponeva di un campo idoneo per la maggiore serie e le risorse economiche erano scarse ”.

La squadra lucana del Potenza, infatti, si classifica a ridosso delle prime nella serie cadetta e rimanda il grande sogno della serie A.

Foto ricordo del Potenza Sport Club 1964-65 di fronte agli spogliatoi del Viviani con il Presidente Nino Ferri

Per Roberto, invece, è l’inizio di una grande risalita, infatti l’anno seguente 1965-66 viene ingaggiato in prestito dal Varese in serie A, società di grandi ambizioni e dai giovani validi, allenata da Piero Magni, con i vari Marcolini, Maroso, Piero Cucchi, Beltrami, Sogliano, Vitali, Ivo Vetrano e facendo coppia d’attacco con Nestor Combin argentino scartato dalla Juventus.; mentre nell’Inter l’allenatore Herrera si inventa Domenghini centravanti, con rincalzi in attacco Gori e Cappellini.

Per uno scherzo del destino il debutto di Boninsegna in serie A avviene proprio a Milano allo stadio San Siro e proprio contro l’Inter il 4 settembre 1965, contro la squadra che al momento è la più forte del mondo.

Inter-Varese, infatti, finirà 5 a 2 per l’Inter, con Boninsegna costretto a guardare con rammarico la panchina interista dove è seduto quell’allenatore, Helenio Herrera, che gli ha negato di giocare nel club dei suo sogni; collezionerà 28 presenze con 5 reti, ma il suo Varese termina all’ultimo posto in classifica.

Roberto comunque comincia ad interessare a diversi club e a fine stagione arriva il passaggio al Cagliari , sempre in serie A, nella stagione calcistica 1966-67.

 Il tecnico della squadra sarda si chiama Puricelli e di giocatori validi nei colpi di testa se ne intende e vuole che Roberto formi un micidiale tandem d’attacco con un giovane ma già forte Gigi Riva.

I due sono molto simili tecnicamente, ma la coppia macina gol e i due diventano grandi amici.

Bella stagione al Cagliari, tant’è che nel 1967 Valcareggi convoca Boninsegna in Nazionale; debutto contro la Svizzera il 18 novembre 1967 in una partita per le qualificazione per la Coppa Europa.

Quella partita rimase un evento isolato.

Una lunga squalifica di ben nove turni (inizialmente la Lega lo squalificò per undici partite), a causa di una sua irruenza nella partita Varese-Cagliari lo allontanò dagli occhi dei tecnici della nazionale e condizionò non poco il campionato della sua squadra.

Roberto non viene più convocato in azzurro e per lui solo la tv per assistere alla vittoria in Coppa Europa.

Nel club sardo giocherà tre campionati, tornei dove diventerà protagonista in una squadra che nella stagione 68-69 giungerà ad un passo della scudetto.

Nella stagione 1969-70 al Cagliari arriva l’allenatore  Scopigno che vuole ampliare la rosa della sua squadra per lui giudicata troppo esigua e gli unici giocatori che sono richiesti da grandi club sono lui e Gigi Riva.

Scontata quindi la sua partenza. Roberto impone una condizione; lascerà il Cagliari solo per andare all’Inter.

Si scioglie il binomio Boninsegna-Riva, ma solo per poco visto che lo ritroveremo presto nei mondiali messicani.

L’affare alla fine viene fatto con il club nerazzurro alla ricerca di una nuova punta.

Nell’Inter di quel periodo infatti Mazzola abbandona il ruolo di centravanti per quello di mezzala offensiva e serve un uomo da area di rigore.

Arrivano ben tre giocatori di livello in cambio delle sue future prodezze con i neroazzurri: i loro nomi sono quelli del Cagliari dello scudetto: Domenghini, Gori e Poli.

Il sogno di Boninsegna finalmente si realizza.

 Primo campionato all’Inter- stagione 1969-70- e anche per quest’anno scudetto perso di un soffio; tutte le partite come centravanti e 13 reti per vedere lo scudetto vinto dal suo amico Gigi Riva.

Boninsegna viene convocato fra i 40 calciatori italiani pronti per il mondiale messicano, ma non fa parte dei definitivi 22; poi ecco l’infortunio ad Anastasi e la richiesta di due punte al posto di Lodetti.

Lui e Prati si aggiungono alla schiera azzurra,in sostituzione di Anastasi e Lodetti, poi la scelta di Valcareggi, ovvero di presentarlo titolare in attacco in coppia con Riva, una coppia inedita ma solo in Nazionale.

La storia la conoscete tutti: gol alla Germania in semifinale e gol nella finale di Coppa del Mondo a Mexico’70 contro il Brasile di Pelè.

 

 Boninsegna torna ormai protagonista del nostro calcio e sta per iniziare una grande campionato, quello della stagione 1970-71.

La stagione dopo il mondiale messicano vede subito Boninsegna fra i protagonisti; da riserva a titolare azzurro a uomo gol nelle finali e l’Inter ha l’ambizioso compito di superare il Cagliari di Gigi Riva, grande favorito.

Il club neroazzurro torna ad essere la squadra di sempre grazie ad il nuovo allenatore Giovanni Invernizzi, che subentra alla sesta giornata ad Heriberto Herrera e riprende una squadra sotto tono e la rilancia in classifica.

I neroazzurri sembrano tornare quelli delle stagioni mitiche di qualche anno prima; del resto gli uomini di classe sono sempre quelli e in più c’è Boninsegna.

Per l’Inter arriva lo scudetto tanto sospirato grazie anche ai suoi gol che sono ben 24 e Boninsegna vince il titolo dei cannonieri.

 

Boninsegna con la maglia dell’Inter in uno scontro di area di rigore con Cresci del Bologna

Nella stagione successiva l’Inter gioca la Coppa Campioni e Roberto è protagonista della strana ed epica partita contro i campioni di Germania del Borussia; nella semifinale in terra tedesca una lattina lo colpisce alla testa lasciandolo tramortito. Dopo una lite colossale la partita vede l’Inter arrendevole perdere nettamente. Subito l’avvocato Prisco presenta ricorso all’UEFA e da il meglio di se nel successivo “processo”; la partita non viene data vinta a tavolino ma ripetuta. Solo un pareggio per 0 a 0 e l’Inter, grazie alla vittoria all’andata per 4 a 2, arriva alla finale contro l’Ajax di Cruijff e la sfortuna, specialmente nel primo gol, e la classe dell’Ajax surclassano Mazzola e compagni.

In campionato solo il quinto posto per i campioni d’Italia, con lui sempre primo nella classifica dei marcatori pronto a far valere la sua grinta e testardaggine in area avversaria con ben 22 reti. Seguono anni dove Boninsegna è protagonista con i suoi gol della classifica cannonieri ed è un rigorista infallibile; suo il record tuttora imbattuto di ben diciannove calci di rigore consecutivamente realizzati ma la squadra non torna ai livelli della felice gestione Invernizzi.

In nazionale il rapporto con Valcareggi non è dei più felici, preferendogli più di una volta Anastasi. Nella squadra nerazzurra torna il mago Herrera alla ricerca di non facili miracoli e lo vuole subito accantonare ma sul campo Roberto dimostra sempre di essere fra i migliori attaccanti in circolazione e realizza 23 reti. Partecipa come riserva ai mondiali del 1974, per lui solo il secondo tempo con la Polonia, e viene rilanciato in azzurro giocando anche nella nazionale di Fulvio Bernardini. Saranno solo tre partite, contro la Jugoslavia, l’Olanda, dove realizza la rete del momentaneo vantaggio, e la successiva amichevole sperimentale con la Bulgaria.

Lascia la nazionale con 22 presenze e nove reti, per un calciatore che forse meritava più attenzione. Mentre nei campionati successivi l’Inter parte sempre favorita per concludere sempre e solo in zona UEFA, il presidente Fraizzoli vede Boninsegna responsabile della crisi interista; nel campionato 74-75 solo nove reti e dieci nel torneo successivo pochi per un centravanti di una squadra che lotta per lo scudetto.

 

Fase di gioco di Genoa-Juventus  del 1978 con la maglia della Juventus

Nel 1976 arriva lo scambio fra due protagonisti del calcio, sicuramente non più giovanissimi. La Juventus lo vuole ed in cambio offre Anastasi… Sembra un affare per l’Inter, considerando l’età dei due bomber; Roberto ha già 33 anni, mentre Anastasi ben cinque di meno! Scambio fatto ma nel tempo il vero affare lo fa la società bianconera. Con cuore sempre nerazzurro lascia Milano con grande amarezza ma lo aspettano anni ricchi di soddisfazione.

La Juventus di Trapattoni è infatti un meccanismo quasi perfetto e Boninsegna s’inserisce alla perfezione. Non una delle sue qualità sembra appannata: lo sviluppato senso tattico, la grande capacità combattiva, il tiro forte e preciso, soprattutto il fiuto del goal molto spiccato. Il bilancio di tre stagioni è lusinghiero: 93 partite e 35 goal un concreto contributo alla conquista del 17° e del 18° scudetto bianconero.

Troverà il modo di farsi ammirare anche in campo europeo, risultando protagonista nella conquista della Coppa Uefa: «Quando sono arrivato a Torino, non avrei mai pensato di vincere due scudetti, una Coppa Uefa ed una Coppa Italia; ero però conscio del mio ottimo stato fisico e del fatto che, dovendo sostituire un beniamino della tifoseria come Anastasi, avevo il dovere di dare sempre il massimo. Le cose, soprattutto nelle due prime stagioni, andarono davvero bene, tant’è che Boniperti mi offrì la possibilità di un quarto anno di contratto, a quasi trentasette anni. Ma, a quella veneranda età, preferì la sicurezza di un posto al Verona, in serie B, alla certezza di un impiego part-time con i bianconeri».

Nel campionato 1979-80 gioca il suo ultimo campionato con la casacca del Verona in serie B, lasciando il calcio giocato ancora come un protagonista.

Boninsegna rimane l’immagine del bomber buono ma scorbutico, completo e forte anche di testa, falloso quanto basta e comunque grande personaggio del favoloso calcio degli anni 60/70.

Per noi potentini Roberto Boninsegna resta sempre il centravanti del Potenza in serie B e della Nazionale che fece il gol in finale di Coppa del Mondo al Grande Brasile di Pelè, Campione del Mondo di Mexico’70.

 

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