IL CENTRO STORICO E LA DIASPORA

0
Il rilancio del Centro storico è ancora una volta al centro del dibattito politico. Non c’è consiliatura che non si apra con questo problema irrisolto, un pò perchè la problematica è generalizzabile per molti centri storici, costretti a subire l’erosione economica da attività che si organizzano nelle periferie, un pò perchè ,onestamente, non è stato fatto neanche il minimo per invertire la tendenza. Poichè finalmente siamo arrivati ad una delega assessorile per il rilancio di questa parte della città, l’auspicio è che si parta con il piede giusto, prima di tutto comprendendone il valore culturale ed identitario. Qui Lucio Tufano, con grande bravura traccia le basi culturali di questo percorso identificativo. r.r.

 

LUCIO TUFANO

 

È proprio vero quanto sostiene Italo Calvino: «Una città può passare attraverso catastrofi e medioevi, vedere generazioni diverse, abitare le sue case, i suoi palazzi, vedere cambiare le sue case di pietre su pietre ma deve, al momento giusto, sotto forme diverse, ritrovare i suoi dei». Potenza ha perduto i suoi dei ed ha creduto di poterli sostituire con gli esponenti del potere.

In un’ipotesi di lettura urbana la città avrebbe dovuto paragonarsi ad una opera d’arte. Lévi-Strauss osservava come le “grandi manifestazioni della vita sociale hanno in comune con l’opera d’arte il fatto che nascono a livello dell’inconscio e benché siano collettive nel primo caso e individuali nel secondo, la differenza resta secondaria, è anzi soltanto apparente, perché le une sono prodotte «dal pubblico» e le altre «per» il pubblico, e questo pubblico costituisce il denominatore comune di entrambe, e determina le condizioni della loro creazione”. Confrontare una città a una sinfonia o a un poema vuol dire che sono oggetti della stessa natura (Tristi tropici. Il Saggiatore. Milano, 1860).

Era ben chiaro, sin da quando si adottò il piano particolareggiato del prof. Lugli, dopo il terremoto del 23.11.1980, che Potenza non potesse mai prescindere dal suo centro storico. Da esso si evince la sua identità di città meridionale e storica, le sue parti, la centralità e l’origine della sua crescita. Un centro storico che non avrebbe dovuto mai ridursi ad una sorta di “necropoli”, buona per la curiosità degli “archeologi”, bensì che avrebbe dovuto concretamente essere rivitalizzato, ben sapendo che la rivitalizzazione non consisteva solo in semplici operazioni di ricostruzione. Essa doveva fare perno sulla riscoperta della storia, sul coinvolgimento dei vari ceti cittadini residenti e non residenti nel centro, sulla necessità di ridare splendore alla parte antica. Ora, come condizione del suo futuro (città futura!?) – così come invano teorizzava l’arch. Michele Graziadei – non avremmo dovuto mai prescindere dal suo passato: pietre, architetture, spazi strutturati, colori, luce, atmosfera, rumori e comportamenti, cambiamenti e variazioni … perché proprio la città, complessa e contraddittoria esprime con mezzi fisico-spaziali e simbolici il senso che gli uomini attribuiscono a se medesimi, alla loro memoria, nella storia e nella natura, nel tempo e nello spazio.

“Anche se è assodato che la città implichi staticità in quanto forma strutturata, è pur vero che comporta la dimensione dinamica della Storia, valenze dinamiche e matrici di fenomeni nuovi, irripetibili e realtà in divenire in quanto luogo del processo, difatti la città storica, europea, definita ed organizzata è essenzialmente struttura, mentre la città nuova, la città-insegna, la motopia americana, la città-progetto è prevalentemente struttura. Ma né l’una, né l’altra sono una struttura o solo processo. Perciò la ricerca strutturale comporta la definizione di forme, di relazioni costanti e definite, di moduli. La ricerca processuale invece è rivolta alla dimensione dinamica, alla prospettiva di fenomeni nuovi ed originali, risultato di situazioni variabili (cfr. Trevi Mario: Struttura e processo nella concezione junghiana dell’inconscio, relazione al convegno «Jung e la cultura europea», Roma, maggio 1973).

Circa la sua storia, la città, come dice ancora Calvino in “Le città invisibili”, non “dice” il suo passato, ma lo “contiene” come linee di una mano; nella città è viva tutta la storia di un luogo: «immanente essa seguita ad agire per trasformare spirito e spazio, mutando con gli aspetti della forma e coi caratteri delle forze gli effetti della sua azione» (Quaroni Ludovico: Immagine di Roma, Bari, Laterza).

La città è insieme passato e futuro, è esistenza e progetto: rappresenta esistenzialmente il passato, ma contiene il progetto del non ancora avvenuto: essa rivela in segni visibili la possibilità di trasformazione e di cambiamento.

Se per Proust (Marcel Proust: La recherche du temps perdu) l’essenza della realtà urbana è la memoria dei luoghi, evocata dalla descrizione appassionata dei particolari, per Benjamin (Benjamin Walter: Immagini di città, Torino. Einaudi) la città è un’immagine che galleggia nel tempo e nello spazio, fra passato e futuro: le sue immagini di città rimandano continuamente ad altre immagini, ad altri luoghi, ad altre città ed altre esperienze e pensieri.

Arte e letteratura hanno fornito nel tempo approcci diversi alla lettura dei luoghi da esplorare e da comunicare nella totalità dell’esperienza e dell’immagine. “Arte-città” una simbiosi che ha operato sintesi efficaci ed indispensabili, non meno delle analisi scientifiche, alla comprensione del fenomeno urbano, fornendo resoconti, osservazioni, emozioni, interpretazioni: Montaigne, De Brosses, Goethe, Stendhal, Ruskin, da una parte, Münch, Canaletto, Elson, Sironi, dall’altra hanno espresso la città subendo il fenomeno dello scenario in cui si andava svolgendo la storia di un popolo e comunicando questo fascino mediante afflati.

La città si comprende e si memorizza in larga misura mediante tutti i sensi: l’immagine dei monumenti o delle piazze di Parigi non è più importante per comprendere il fenomeno urbano della luce riflessa dal mare a San Francisco, degli odori acri misti a profumi della Casbah, dei passi sugli acciottolati di Istanbul e dei getti di calore uscenti dai tombini di New York. L’intuizione è fondamentale nella comprensione della città: i volti devastati dei negri di Bedford Stuyvesand; il comportamento convenzionale degli abitanti di Tokyo, le scritte sbavate sui muri delle città italiane, le manifestazioni musicali improvvise nelle piazze messicane – o i fiori alle finestre nei villaggi tirolesi – comunicano dati sulle strutture urbane in esame altrettanto importanti quanto l’esame critico scientifico dei processi, attraverso i quali, il fenomeno città si è dilatato. Nel caso di Potenza, in contrade e spazi distanti dal nucleo originario, raccogliendo nei nuovi rioni la popolazione dei vicoli, dei vicinati e della vecchia città con i nuovi palazzi, si sono costituite distanze spropositate per la convivenza urbana, superabili con il solo mezzo delle automobili e degli autobus; a discapito degli incontri e con quella diaspora che ha reso disabitata la città, desolate le piazze, più importanti e necropolizzato il centro storico.

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Lascia un Commento