IL CLASSICISMO SENTIMENTALE DI NICCOLO’ RAMAGLI

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In Lucania”, le poesie del mitografo fra Sarconi e Napoli

                        di  AntonioLotierzo

Le edizioni Guida hanno, con merito, stampato, su cura dei figli (Adriana, con Lidia e Vincenzo) le oltre cento poesieche Niccolò Ramagli (Sarconi,1903- Napoli,1981) compose fra 1921 e 1963, contesto storico centrale per le forme della poesia chedall’ermetismo sarebbero pervenuteallo sperimentalismo ed all’avanguardia. Nella partecipe introduzione, Emilia Servidio richiama il docente, il dotto letterato, il poeta conoscitore dell’animo umano.  Ramagli è uncomplesso esempio del classicismo, fondato sull’autonomia dell’arte che si basa sulla tradizione che da Virgilio ed Orazio (sempre qui compulsati e ripensati) giunge fino a Parini, attraversa un particolare Leopardi e perviene alla linea Carducci-D’Annunzio, costellazione presente nel pensiero creativo di Ramagli, per cui percorso più inattuale ed appartato non si poteva perseguire. Ma a Ramagli non interessavano gli Scotellaro, i Sinisgalli (della medesima valle dell’Agri, illustrata anche da M.Padula),il levismo e gli imitatori dell’ermetismo, in quanto il suo mondo compiuto aveva in sé un’autonomia di stile e una felicità di dettato che non si curava dell’ “innominabile presente”. Insomma Ramagli non troverà lettori nel gusto contemporaneo ma cercherà di intercettare chi, con la calma e l’ausilio del vocabolario, per i desueti lemmi e le composite forme espressive, vorrà entrare nel suo mondo storico che è pieno di grazia e di quell’eternità delle immagini che ci provengono dalla mitologia greco-romana e continuano ad esistere nei cultori dell’umanesimo.Seconda caratteristica è la fusione della mitologia e della storia con una convinta adesione al cattolicesimo, qui mai inquieto, per cui cose ed eventi sono caricati dalla luce della ‘fede’ che si irradia sugli avvenimenti e si fa poesia ora delle campane di s. Chiara ora della Madonna di Viggiano o dell’Assunta. Inizialmente Ramagli si fa portavoce sia del ricordo delle guerre novecentesche e sia di un forte pacifismo,intinto di evangelico richiamo all’amore degli altri, che diventa la chiave interpretativa della storia (come in ‘Armi e Amore’ del 1939 o in ‘Noi vinti’ del 1945).

                                                                       

Altra costante è la tendenza all’idillio, attraverso cui si veicola sia la sessualità (gli ‘ardori furibondi dell’amore’-1921) sia i canti della terra ‘pia e generosa/ per questi campi di spighe d’or’(p.21) e anche all’elegia( con rimandi sia a G. Chiabrera e sia a W. Goethe) che si mescola con l’epica, che forse costituisce la nervatura più forte di questa poesia. Ramagli illustra i suoi contenuti a partire da episodi letterari, estratti sia da Erodoto (come per Candàule e Gige, tema della nudità osservata-1930) e sia dalla Bibbia (il tema di Agar alla fonte e nel deserto) mentre caratteristici saranno i poemi d’erudizione storica, in cui la precisione storiografica (per lui fondata su G. Racioppi, su F. Caputi e E. Magaldi) si rinsalda al puro racconto delle vicende dei Lucani, dei Romani, delle guerre sociali ed annibaliche, della altomedievale ricostruzione sociale dovuta anche al monachesimo, della storia di Napoli, qui specie rimarcata nel mito degliAngioini, per cui il lettore paziente dovrà soffermarsi sulle costruzioni linguistiche con cui intesse il suo raffinato racconto e godere di quei costrutti elaborati in cui si esprime la bella forma e chiusa in cui credeva il poeta e nella cui presentazione faceva risiedere il sublime artistico.Poeta letterato nelle cui forme, però, fa capolinodi riflesso  il suo presente e gli avvenimenti di un’estate nella riviera ligure (p.23), di un’eclisse lunare (p.38),il rimpatrio dall’America di Luigi e Salvatore (1928), le nozze di Clementina (p.52), le molte figure di donne (Dora, Irma), il glicine nel palazzo (1962), un’estate secca o una pioggia, l’amicizia (col Pisani,p.174), la costruzione della strada rotabile (1956), l’aprile goduto in terrazza (1949 e 1950), gli amici storici o archeologi o letterati che appaiono qua e là nei curati versi, il portiere e l’immortalità(1950).                      La personalità del poeta effonde sentimentalità, quella  partecipazione al mondo che è detta ‘Romantik’ e  che qui traluce verso gli affetti familiari e verso la Natura, duplicità di forme che occupano il cuore del solitario classicista.  Un altro aspetto è il poeta intimo, il Ramagli chiuso nel dolore per la ‘acerba’ (risentite qui Carducci?) morte di meningite del figlioletto Pinuccio ‘ il pentolaio’; i rinvii alla più presente Adriana e i rimpianti, che il cattolicesimo non lenisce e forse neppure attenua. E così si giunge ad altri due temi caratteristici del Ramagli: il Sud e la Natura. Il poeta scrive :’ ho lasciato il mio cuore…’ in Valdagri e possiamo riconoscergli l’espressione di questa ben-maledetta identità, di cui lui è un cantore raffinato. Lucano legato alla sua terra (che non coglie mai come una camicia di Nesso).Centrato su Grumentum e sul suo mito in quanto prima città o municipio della Valdagri ( qui bisognerebbe aprire una digressione sulle ‘Memorie Grumentine’ del suo avo e sulla contestazione della primazia di Marsico, fondata sui Normanni e sulla cattedrale e vescovado – che  mai il Ramagli cita o riconosce, al contrario del suo apprezzato arciprete Caputi, che sempre nel suo testo adopera il toponimo: ’Vallo di Marsico’, per connotare la Valle dell’Agri…) Ramagli si fa Cantore del Maglia e dello Sciaura, legando bene il termine ‘uomo’ a ‘humus’ (1924),  che ne rivela la terrestrità polverosa. Poi si leggono le poesie dedicate a Sibari, a Posidonia, alla fontana di Paestum in Napoli, alla Grumentina, agli Italici che prefigurarono l’unità della nazione risorgimentale.Sono le migliori poesie storico-epiche scritte sulla Valdagri, in cui la perfezione formale racchiude un’erudizione sintetica ed immaginifica, per quanto risultino lontane dal“ gusto “ della contemporaneità (quella dei jeans stracciati, dei piercing e delle canne).Belle le poesie a Viggiano, a Moliterno, agli amati torrenti (lo spazio è detto ‘Valdimaglia’!) e quelle dedicate al confronto continuo e osmotico fra Valdagri e Napoli, espressione di un bilocalismocomparativistico che mi vede complice e compartecipe, anche se leggo queste realtà attraverso M.G. Pasquarelli, E. De Martino, Eduardo De F.,  G. De Rosa, A. Di Nola e non più solo il suo B. Croce, Zanotti Bianco, Racioppi,Caputi.Proprio nella mutazione del contesto e delle prospettive si esaltano le forme letterarie e si compenetrano in più ricche unità di distinte creazioni. (faggeta moliternese)

                      

Da ultimo qui, vorrei ricordare il tema della Natura in Ramagli, che  è un pre-ecologista; è un poeta immerso e con felicità fra quelle querce,  fra quei faggi che conosce a menadito e fra cui gode ‘ odorose solitudini’, fra quelle vigne dove gli “agricoli, tremendi priapi, tutto fecondano”(p.196) e l’esplosione della natura è spermaticità globale (W.Reich e G.Bruno) e lì, fra ‘generazioni piccoloborghesi’ crebbe il poeta, un “io, solitario autodidatta, crescevo come un fungo”(p.199) portando a sintesi personale la cultura latina con il cristianesimo grumentino. Alcune poesie portano una data doppia:1922-1959, cioè evidenziano una lunga stabilità delle forme ed una revisione continua quanto poco incisiva. Quando, verso il 1962, Ramagli pensò di pubblicare le sue poesie, infuriava la neoavanguardia, era cambiato il gusto, avvertì di essere un essere originale e vivo ma di un’altra epoca e pensò di presentare se stesso, nei propri vestiti, che non possiamo non apprezzare per la verità del dettato e la sincerità delle emozioni e dei concetti espressi nella sua elaborazione. Non è dato, infine, di sapere se l’edizione dei libri sia avvenuta per mano dei figli editori o se il poeta abbia lui stesso raggruppato non cronologicamente ma per temi e raccolte i suoi versi, come qui possiamo gustare nella preziosa edizione dei Guida. Si può,inoltre, sostenere che parte di questa poesia sarebbe congeniale ai tedeschi e che in Ramagli vi sia un’eco parziale delle grecità come in F. Hölderlin  o degli incantamenti paesaggistici di A. Zanzotto? A voi, lettori, l’ardua sentenza…

Niccolò Ramagli, In Lucania, Napoli, Guida,2021,

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Sull' Autore

Antonio Lotierzo

Nato a Marsico Nuovo in provincia di Potenza, dal 1976 risiede a Napoli, pensionato. Pubblica nel 1977 la sua prima raccolta di poesie, Il rovescio della pelle, in cui descrive il mondo rurale contemporaneo del Sud Italia col linguaggio del dadaismo e della neoavanguardia. Il suo stile poetico include elementi dell'ermetismo di Leonardo Sinisgalli e dell'uso creativo del dialetto di Albino Pierro, con influenze abbastanza evidenti di Montale, Attilio Bertolucci e Pascoli. Dopo la seconda raccolta di poesie Moritoio marginale (1979), si dedica allo studio della storia contemporanea e all'antropologia positivistica, pubblicando saggi in entrambi i settori e partecipando a concorsi universitari. Nello stesso periodo cura la prima pubblicazione delle opere del folklorista Michele Gerardo Pasquarelli (1876-1923), e traduce I canti popolari di Spinoso. Fra le opere storiografiche pubblicate da Loturzo figurano monografie su Spinoso, San Martino d'Agri e Marsicovetere; su Marsico Nuovo pubblica invece un volume di toponomastica.[1] Nel 1978 fonda la rivista Nodi, di cultura progressista oltre che letteraria, pubblicata fino al 1985. Nel 1992 vince il Premio Alfonso Gatto a Salerno con la poesia Rosa agostana.[2] Nel 1994 vince il Premio Internazionale Eugenio Montale, sezione inediti, prestigioso riconoscimento del Centro Montale presieduto da Maria Luisa Spaziani, con Materia e altri ricordi.[3] Nel 1996 vince, all'interno del Premio Pierro a Tursi, il premio per il miglior componimento in un dialetto di area lucana con la poesia Agri (Ahere). Loturzo ha curato le antologie Poeti di Basilicata con Raffaele Nigro[4] e Dialect Poetry of Southern Italy con Luigi Bonaffini.[5] Nel 2001 l'editore Dante & Descartes di Napoli ha pubblicato tutte le sue poesie in Poesie 1977-2001.[6] Dirigente scolastico di vari licei (Cassano all'Ionio, Torre del Greco, Napoli piazza Cavour e Napoli Mergellina), è in quiescenza dal 2014; l'ambasciata di Francia gli ha concesso l'onorificenza dell'Ordine delle Palme Accademiche, col titolo di Chevalier, n.38/Roma/12 febb, 2014.

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