Il convento di Sant’Antonio a Oppido Lucano

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ROSSELLA VILLANI

Fondato nel 1482 dai signori di Oppido Lucano, Francesco e Caterina Zurlo, per gli Osservanti della provincia Pugliese di S. Nicola, il convento viene aggregato, nel 1484, con la creazione della Provincia di Santa Maria di Orsoleo, al Commissariato di Basilicata.

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In seguito all’istituzione della Provincia della Riforma in Basilicata, nel 1593 il convento di Oppido, insieme a quelli di Tricarico, Potenza, Tito e Acerenza, diviene dimora dei Riformati, che lo ampliano nel corso del Seicento e, addirittura, ospitano, nel 1851, un Noviziato sotto il titolo di Sacro Ritiro di Oppido.

Dotato di due chiostri, refettorio, cucina con dispensa, giardino e celle per i frati, comprende anche la chiesa la cui edificazione risalirebbe allo stesso anno di fondazione del convento.

La chiesa di S. Antonio consta di due navate, coperte di volte a botte unghiate. La navata principale è separata dal presbiterio quadrato, coperto da una volta a crociera, mediante un enorme arco trionfale a tutto sesto.

La facciata a spioventi della chiesa, inglobata nell’edificio conventuale e delimitata da due piatte lesene, si presenta con un coronamento di archetti pensili in cima, una monofora tonda, due finestre ed un arcone cieco, inquadrante il portale, che si ripete uguale all’ingresso del convento.

All’interno di tre grandi sale contigue addossate all’ala nord del chiostro del convento, si dispongono episodi vetero e neotestamentari, oltre ai ritratti di tre personaggi biblici, raffigurati nello sguancio delle finestre.

Gli episodi tratti dal Vecchio Testamento sono tre ed occupano le lunette che danno sul chiostro; le scene del Nuovo Testamento, invece, sono sei e si collocano, due a due, nelle lunette poste sulla parete esterna delle tre stanze, tra le finestre. Cosicchè ogni stanza contiene tre affreschi: un episodio veterotestamentario e due episodi neotestamentari. Il primo episodio, contenuto nella lunetta della prima stanza sulla parete interna, raffigura Nabucodonosor e i tre fanciulli nella fornace. Qui è raffigurata la scena in cui il re ordina di bruciare i tre amministratori di Babilonia per aver disobbedito al suo ordine di prostrarsi davanti alla statua d’oro fatta da lui costruire.

Ai lati di quest’ultima due iscrizioni commentano la scena. Al di sotto della lunetta un’altra iscrizione accompagna la data di esecuzione – 1558- AUDITA VOCE IN DESERTO PERSONANTE SEXQUIMILLESIMOQUINQUAGESIMO OCTAVO KALENDAS MAII FELICITER INCIPIT.

La lunetta di fronte contiene, a sinistra, l’episodio della Guarigione dello storpio, a destra la Resurrezione di Lazzaro.

Nella seconda stanza trovano posto le scene con Giuditta e Oloferne, Cristo e la Samaritana e Cristo e l’adultera.

Nella terza stanza, la lunetta che dà sul chiostro accoglie l’episodio biblico della Caduta della manna. Qui sono raffigurati uomini e donne che, in improbabili abiti rinascimentali, si affannano a raccogliere l’insperato cibo con contenitori di ogni foggia: cesti, ciotole, catini e anfore.

L’altra lunetta contenuta nella sala descrive altri due miracoli compiuti da Gesù: la Guarigione del cieco e la Guarigione del paralitico.

Gli affreschi del convento sono stati attribuiti al pittore Giovanni Todisco di Abriola che tenne banco in Basilicata attorno alla metà del Cinquecento.

Il suo stile pittorico, inizialmente proteso alla linearità formale di puro stampo gotico, andrà evolvendosi, all’inizio degli anni ’50, come pure mostrano gli affreschi del convento di Oppido, verso forme rinascimentali, quali la costruzione prospettica dello spazio, la strutturazione volumetrica della forma, l’espressività delle figure, l’equilibrio e la simmetria della composizione, non disgiunte da una vena ritrattistica personale, che lo induce ad esplorare gli ambienti interni, a descriverne minuziosamente gli oggetti, a indagare le figure umane e i loro moti interiori, sulla scorta di una pressochè totale adesione al gusto e alla sensibilità dell’élite lucana dell’epoca.

Negli affreschi di Oppido lo stile di Giovanni Todisco, schietto nella sua immediata adesione alla realtà si arricchisce, come mostrano gli episodi ora descritti, dell’eleganza cortigianesca della sua epoca, la Rinascenza. Così i personaggi illustrati, realistici interpreti del dramma sacro, recitano sullo sfondo di elaborate architetture rinascimentali e indossano gli eleganti costumi contemporanei.

Bibliografia:

  1. GONZAGA, De origine seraphicae religionis franciscanae, de regularis observantiae institutione, forma administrationis ac legibus, admirabilisque euis propagatione, Roma, 1587 ; Venezia 1603-1606.
  2. WADDING, «Annales minorum» seu trium ordinum a S. Francesco institorum, III ed., Guaracchi, Roma, tomo 22, p. 122, 1934.
  3. GIANNONE, Memorie storiche. Statuti e consuetudini dell’antica terra di Oppido in Basilicata, Palermo, 1905, pp.167-178.

F.S. LIOI, Oppido Lucano tra storia e preistoria (Note archeologiche, storiche e culturali su OppidoLucano), Potenza, 1980, pp. 81-82.

  1. GRELLE IUSCO, Catalogo della mostra. Arte in Basilicata, Roma, 1981, p. 85.
  2. CIOTTA, Oppido Lucano, Convento di Sant’Antonio da Padova, in Insediamenti francescani in Basilicata, Ediz. Ministero Beni Culturali e Ambientali,1988, pp. 158-160.
  3. BARBONE PUGLIESE, Oppido Lucano, chiostro del convento di Sant’Antonio: affreschi, in Insediamenti francescani in Basilicata, Ediz. Ministero Beni Culturali e Ambientali,1988, pp. 154-158.
  4. BIANCO, Note sugli affreschi del convento di Oppido Lucano, in “Itinerari del sacro in terra lucana” in Basilicata Regione Notizie, 1999, n. 92, pp. 239-242.
  5. VILLANI, Pittura murale in Basilicata, Consiglio Regionale di Basilicata, 2000, pp. 193-198.

 

foto copeertina

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23 Aprile 2024

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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