LUCIO TUFANO

L’ARCA è la rivista mensile di Pensiero Fascista, ne è direttore-fondatore il dotto Federico Gavioli che nel suo primo editoriale del novembre 1925 scrive: “Questa nostra rivista che sorge con carattere nettamente regionale non deve essere abbandonata nella sua ardua via dagli amici, fascisti e non fascisti che approveranno il nostro indirizzo e stimeranno utile e feconda la nostra fatica;. Vi scrivono F. Cappiello, Gian Giacomo Rovi, A. Tripepi, Sergio De Pilato, Paul Hazard, Kanamus, Achille Pasini, Enrico Vita, Bruno Biancini, Giuseppe Viggiani, ed altri,”Noi vogliamo osare – scrive l’editorialista nel primo numero – La Rivista vuole riunire quei camerati che volessero al di sopra dell’affinità localistica spesso meschina, del Fascismo, inteso come organizzazione di forze, in una affinità politica di spirito, sviluppare quei grandi ideali che sorsero come istinto negli slanci della nostra giovinezza, quando prendemmo decisamente il nostro posto d'azione nel grande Partito”. I redattori attestano così di voler servire, anche con essa, il Fascismo, sorretti dalla sola passione all’idea. “Non desideriamo nulla – scrive ancora l’editorialista – le colonne di questa Rivista sono a disposizione di tutti quelli che alla comune azione intendono apportare idee nuove e sane – e di tutti quelli che sanno porre la nobiltà del discutere al disopra del preconcetto e della testardaggine – e indirizzandosi ai giovani – sono troppi quelli nella nostra provincia che pur avendo robusto intelletto, smarriscono le loro energie nella miope pratica del politicantesimo quotidiano e localistico … L’Italia grande del domani ha bisogno di intelletti vigorosi e preparati per vincere le difficoltà del nuovo tempo che la grande Rivoluzione fascista prepara”.
Nella pagina del numero 1 del novembre 1925 è riportata una nota dedicata al Duce: “Sulle sterili querimonie degli avversari balordi s’eleva la nostra forza, o Duce, quella di avervi condottiero, quella di amarvi al di sopra di tutte le cose umane, come s’adora un Iddio. Sono pronte le falangi delle nostre quadrate legioni, corre se pur domato il fremito della riscossa: non abbiamo altro sogno, non agitiamo altro orgoglio se non quello di servire umilmente, per le opere di pace, e per quelle in cui è necessario il sacrificio, se voi comanderete, ora e sempre, la Patria … Duce-voi, soltanto voi, potete rinnovare il ritmo della nostra storia e far paga l’ansia di tuffi gli Eroi”
Achille Pasini in “Rivoluzione Sinarchica” esprime concetti basilari su come lo Stato e il suo organismo siano originati e retti da spirito creatore, fecondo e potente. “Chi comanda (autorità creatrice) deve avere il diritto di comandare solo in quanto chi obbedisce oltre il dovere ha l’interesse di obbedire … Il diritto dell’uomo degno di Governo si modella su . quello della “Patria potestas” nella famiglia allargato alla patria che egli deve plasmare con la sua volontà virile per fada attiva nell’umanità, … deve avere l’energia paterna, l’;autorità vivente per diritto, l’esempio, la personificazione dell’ assoluto; trascendente come tale la patria e la famiglia chè ne emanano”. Il diritto fondamentale dello Stato che la Rivoluzione Italiana deve creare è la sintesi delle forze  racchiuse nei nuclei-tipi dei tre grandi valori spirituali: l’idea religiosa, la divinità della stirpe, la santità della famiglia … Il futuro Stato Italiano è la “Sinarchia”, o fusione armonica dei tre poteri fondamentali: economico-politico-religioso. Lo Stato deve essere il sommo regolatore dei destini degli uomini che sono sotto sua giurisdizione: deve essere unico (assommare in esso tutte le facoltà della attività che governa); deve essere creatore giacché gli organi incarnanti l’autorità devono essere tali per una selezione organica e per loro interna forza ascensionale riferendosi alla linfa dell’organismo nazionale costituito dalla genialità inesausta della stirpe ben diretta ed organizzata pel bene di tutti (Fu il massimo torto del cessato regime l’aver sempre trascurato la messa in valore del genio scientifico, artistico, religioso della nostra razza); deve essere imperiale utilizzando la fecondità della stirpe ed investendo ogni singolo italiano della dignità emanante dal potere dirigente centrale; deve essere assoluto in opposizione alla corrosiva influenza del relativismo positivista”. Eugenio Azimonti, noto agronomo, si cimenta sulla istituzione dei Provveditorati e sulla applicazione della legge Serpieri sulle trasformazioni fondiarie di pubblico interesse. Enrico Vita scrive sulla emigrazione intellettuale. L’editoriale del II numero nel gennaio 1926 nel ’39° internazionale del Fascismo” riporta queste asserzioni: “il Fascismo fu il primo movimento in cui è fermentata ed esplosa questa nuova vita; quel dissenso spirituale, comune a tutti i popoli del mondo che parteciparono alla nuova guerra, sviluppò nel fascismo le sue forze nuove. Una ribellione al comunismo asiatico netta e precisa e la lotta allo stato democratico che s’illudeva di continuare nei suoi sistemi di governo: In tre anni il suo sviluppo è stato gigantesco, formidabile la resistenza a tutte le minacce, a tutte le sordide congiure del mondo democratico-massonico: il Fascismo ha resistito trionfando, per la gran forza della sua idea, radicata ormai nella coscienza di tutto il popolo, e per il genio che ha” impersonata e condotta la volontà tenace della Stirpe”.
Ne “la Missione del Fascismo” Bruno Biancini, nel commentare l’articolo del Pasini, spiega come Sinarchia sia la “convergenza spirituale delle archie” cioè l’attuazione feconda dei germi spirituali di organizzazione della Stirpe”. Ma la rivista, che sulla copertina ha disegnato un littore nudo con il fascio in una mano e con l’altra solleva una fiaccola, su per i gradini del “per aspera ad astra”, raccoglie recensioni di “libri antichi e recenti”, sonetti, cronache e critiche d’arte, articoli economici e finanziari. La complessa personalità di Federico Gavioli I merita una accurata riflessione per la carica ideale che la contraddistingue, per la cultura “decadentista” , romantica e futuri sta, per la intellettualità moderna e scientifica di provetto chirurgo; uomo di temperamento in bilico tra nazionalismo, lirismo e Fascismo, organizzatore di teatro locale e apprezzato poeta, sicuramente protagonista dignitoso e intelligente della sua epoca in cui eroismo ed epica sono le componenti imprescindibili di una società totalmente catturata dall' esponentismo politico e militare. 
Nel corso degli anni del dopoguerra Federico Gavioli si mobilita nel Partito Socialista Italiano e milita nelle sue file. Pur prestanto la sua attività di chirurgo presso la clinica “Cunetta” di Vigiano, tiene una fitta corrispondenza con i dirigenti socialisti di allora, Vicenzo Torvio, segretario della federazione di Potenza e Mauro Salvatore di Melfi. È candidato nelle liste del PSI nelle politiche del 1953.