IL MEZZOGIORNO? CHIAMIAMOLO PERIFERIA!

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LUCIO TUFANO

 

Al cospetto di quanto profetizzato da Spengler nel suo grandioso “tramonto dell’Occidente”, Nord e Sud sono il condominio del mondo. Difatti con il sovvertimento dei vecchi equilibri custoditi dagli Stati totalitari e dalle potenze democratiche occidentali, l’est e l’ovest pare cedano ad una nuova e più forte competizione: l’invasione del Sud contro e verso il Nord.

Questo già si verificava da decenni nel nostro paese, i nostri emigranti andavano a potenziare l’orgoglio del Nord, della Lombardia, del Piemonte e del Veneto, la valle della Ruhr, Monaco, Stoccarda, Liegi, Lussemburgo, la Gran Bretagna … con l’imperterrita dedizione del nostro talento, del nostro lavoro, la nostra abnegazione, secondo la nostra capacità di creare iniziative e risorse. Abbiamo anche assorbito ed utilizzato i prodotti del Nord, quando per gran parte del ‘900 i nostri viaggiatori di commercio hanno valicato le montagne con i muli e le autovetture a carbonella per piazzare merci e divulgare ditte e pubblicità.

Forti flussi di emigrazione dal Mezzogiorno per tutti i nord del Mondo, e non solo braccia, ma cervelli in fuga, artisti, energie e capacità creative, lo attesta anche la teoria dell’”Esodo” di Felice Scardaccione; poeti, pittori, capitali umani e risorse, in direzione della centralità del successo.

È questa, e non solo questa, la sconfitta del Mezzogiorno, rispetto alla concentrazione di eventi fortuiti, di storia, economia e ricchezza di un Nord che ostenta industriosità e concretezza?

Insomma di quale sconfitta si tratta? È quella del Mezzogiorno, delle periferie della provincia, rimasti eccessivamente distanti da qualsiasi fenomeno foriero di successo, o proprio, tale da fare acquisire una notorietà nazionale? Di decentramento fisico-culturale-politico, ancora istituzionale come quello che la legge 382 ha determinato? Non spettano (anche a noi) tre o quattro ministeri? Le grandi case editrici di Milano? Feltrinelli, Mondadori, Garzanti, Bompiani …? Le opportunità di mercato, le iniziative produttive e le fabbriche?

Visto che tutto nasce a Milano: il Risorgimento, la Rinascente, i fasci di combattimento, la Resistenza, il Leghismo, il Berlusconismo, la televisione di Cologno Monzese, l’Expo, il grillismo …, occorre far capire che il centro d’Italia è Milano.

Il Nord ci ha invaso con la grande letteratura del ‘700, dell’800 e del ‘900; a Milano e al Nord hanno operato le grandi case editrici: F.lli Treves, la libreria Editrice Contemporanea, la Rebeschini, la A. Bietti & C., la E. Rechiedei Editore, la Ulrico Hoepli Editore, la F. Cogliati E., la Paolo Carrara E. tutte di Milano, poi la Mondadori, la Rizzoli, la Feltrinelli, la Fabbri, la Garzanti, la Bompiani … tutte del Nord. Perciò Milano, per tutto quello che ha rappresentato e rappresenta, è una biblica montagna alla quale si sono sempre rivolti i Maometti del talento, delle professioni e del lavoro …

Perciò esistono i due pathos dell’intellettualità lucana emigrata: il dolore ed il lamento per l’eterno “nemo propheta in patria”, rispetto a chi detiene il potere e lo gestisce in chiave perpetua e che, per questa ragione, è inevitabilmente al di sopra degli altri, per una sorta di eccessiva infondata ragione del prevalere e del prevaricare. Prevaricazione del tutto arbitraria.

Opportuna la citazione del vecchio rionerese ad un giovane studente: “Figlio mio se vuoi stare bene in Basilicata, te ne devi andare!”.

E allora? Siamo protagonisti e fruitori di una democrazia compiuta? Quando le “corporazioni elettorali” mimetizzano le opposizioni, in un sistema rattrappito e i cui meccanismi sono poliomielitici grazie ai tradizionali vizi.

È sconfitta forse la caduta delle utopie, il crollo di un mondo che ci illuse come cambiamento e più diffuso senso di giustizia, per il lavoro a tutti, la piena occupazione, la forte economia, l’assegnazione di ruoli competenti? E questo il risultato dopo tutti i volumi redatti da Rossi Doria, a Scardaccione Decio, all’Ibres, a Pasquale Saraceno, Leonardo Cuoco.

Ma la sconfitta non può riguardare la perdita della memoria, anamnesi di un passato e di epoche (che vanno in sintesi riassunte) i cui valori e sentimenti erano nella quotidiana percezione.

È forse la condizione intellettuale e poetica al cospetto dello sfacelo evidente di un mondo condotto a rinnovate schiavitù, soggetto al bluff, condizionato dagli auditel o indici di ascolto di masse emotive, spesso di gusti ordinari, travolte dai flutti nell’oceano della Mediocritas, del teledivismo, dei Reality. Ci spieghiamo anche perché Vittorio Feltri scrive di sé, autodefinendosi “Il Vittorioso”. È la “centralità del successo”, perché tutti quelli che guadagnano una ribalta nazionale sono per questo felici, almeno sembrano, e si autoproclamano fortunati e vincenti. Ma la ribalta seduce, trascina, alimenta narcisismi alla D’Annunzio.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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