
LUCIO TUFANO
Nel 1901 si insedia a Potenza il prefetto monarchico Francesco Maggiotti, con il reverente saluto del Presidente della Deputazione provinciale, Lichinchi, del sindaco Padula, del cav. Addone, consigliere provinciale, del cav. Martorano, presidente della Camera di Commercio, del segretario capo della provincia, Vito Maria Magaldi …
Grande interesse suscita la Peugeot, signorile ed elegante vettura, dell’avvocato Vincenzo Doti.
Ricevimenti serali si tengono in Prefettura ogni sabato: si balla, si gioca, si gustano paste e liquori, si fanno giochi di società, partite alle carte e a biliardo, balli, musiche, conversazioni geniali, fiori allettanti, rinfreschi squisiti: la signora Rosina Quarnioli Mona, canta “Pace mio Dio” dalla Forza del destino di Verdi, il cav. Pica legge pagine difficili, ballando.
Un comitato di professionisti e galantuomini gestisce il teatro Stabile: l’avv. dott. Calcaterra, i fratelli Angrisani e il sig. Ferretti, affiancati da un comitato di beneficenza.
Vi si eseguono spettacoli “acrobatici” e canzonettistici, con manifesti della tipografia editrice Garramone e Marchesiello, per compagnie napoletane come quella di E. Scelso e Giovanni Emanuelo. Si aggira intanto per le vie di Potenza, ammirato per la lunga capigliatura e l’abito bianco, con i sandali, Francesco Loperfido che tiene al circolo socialista “Carlo Marx”, una conferenza sulla sorte dell’arte in quell’epoca decadente.
Nel cortile del liceo classico ad opera degli studenti, si colloca il busto in bronzo di Umberto I dello scultore romano Sbricoli. Al casino di campagna di Gerardo Marchesiello la associazione dei tipografi della città tiene un banchetto. Il presidente Pasquale Ricasoli e i tipografi Giuseppe Marchesiello, Gaetano Paciello e Michele Di Tolla, tengono anche i loro discorsi, il socio Giovanni Mensis porta il saluto della sezione di Napoli, il fotografo Luigi Giocoli ritrae il gruppo.
Concerti del VII Reggimento Fanteria si eseguono in piazza Prefettura. Lusso di scenari, ricchezza e varietà di vestiario, vastità e novità di repertorio, il teatro Stabile affollatissimo di bambini, ospita le marionette Prandi, e poi Giacinta Pezzana con la esecuzione di Suor Teresa del Camoletti.
Il carnevale si svolge con le corse degli asini e dei muli, carichi di sonagli e di nastri multicolori, non troppo allegro per la mancanza dei famosi parati, anche Fioravante, la nota maschera potentina, non opera più. Attivissimi il Circolo degli impiegati e il Circolo Lucano; Il “Salone Lucano” dell’impresa Ferrara, con spettacoli di cafès concerto e di cafès Chantant di primo ordine, tiene serate divertentissime.
Da annoverarsi i balli e le quadriglie al Circolo Lucano.
Il cinema Edison e Lumiere dei fratelli Enrico e Luigi De Gaetani, ottiene un gran successo con i quadri: L’arrivo di un treno, Disgrazia di un ciclista, I sovrani a Torino e a Parigi, Sogno e realtà.
Furono Pietro La Cava, Ettore Ciccotti, Michele Torraca da Montalbano Ionico, Giustino Fortunato ed altri uomini politici a sollecitare la venuta del Presidente del Consiglio dei Ministri in Basilicata, e fu la Deputazione provinciale nel 1901 con il Lichinchi, il Corbo, il Salomone che si reca a Roma in udienza dal Sovrano, Vittorio Emanuele III, appena salito al trono, dopo la uccisione del padre, Umberto I, ad ottenere una visita del primo Ministro in Basilicata.
Tale desiderio fu accolto ed esaudito.
Nel settembre del 1902 Sua Eccellenza Zanardelli viene nella nostra regione per una esecuzione quanto mai coreografica. Nulla viene risparmiato all’eminente statista affinché dalle disagiate peripezie del viaggio riporti a Roma l’eco di tutto un lamento di oblio e di trascuratezza in cui versa la Basilicata.
A Potenza il solito banchetto al teatro Stabile, la riunione al Circolo dell’Associazione “Democratica Lucana” nel Salone dell’Hotel Lucano, in cui si offre al Presidente Zanardelli un vermouth d’onore. Oratore della circostanza è l’avvocato Alessandro Biscotti, – gentiluomo d’antica stirpe – avvocato civilista che ha attinto la sua preparazione giuridica allo studio del professor Antonio Rinaldi. Il lungo e importante pranzo al teatro Stabile (dopo quello descritto dalla Agenzia Stefani in casa Lacava a Corleto Perticara e presso altri ricchi notabili di altri paesi).
Il treno speciale giunge a Potenza il 29 settembre del 1902; la città è animatissima e tutta imbandierata con i balconi gremiti di gente. La via della stazione Superiore ed il piazzale brulicano di popolo festante. Ai suoi lati vi sono piante e fiori. Fra questi sono gli urrà della folla e i pezzi musicali della marcia reale. È tanta la folla che, anche se col tempo piovoso, Zanardelli preferisce la carrozza aperta per le migliaia di voci che lo salutano e per la pioggia di fiori che viene dai balconi. Alle otto di sera ha luogo, con centocinquanta coperti, il pranzo al teatro splendidamente decorato con rami di palma, altri fiori e bandiere. All’ingresso, sui parapetti dei palchi e sul palcoscenico si alternano gli stemmi delle province di Potenza e di Brescia. Sul palcoscenico è stata posta la tavola d’onore e tre altre tavole, come è nella consuetudine, sono collocate nella platea il cui piano è stato elevato quasi alla stessa altezza dai fratelli Laurita. Sulle tavole si intrecciano rami di edera e garofani rossi. La decorazione semplice ed elegante è eseguita dal noto artista Sadoletti, sotto la guida dell’ingegner Ciranna e dell’avvocato Alfredo Rossi.
Magnifico l’impianto di illuminazione elettrica posto in atto dal bravo elettricista Aristide Ciuffi.
Difatti fasci di luce bianchissima investono il teatro e, di fronte alla tavola d’onore, centinaia di piccole lampade formano la scritta: “Viva Zanardelli”. Giovanni Boccia, proprietario del Restaurant Lombardo, si occupa dell’eccellente menù.
Le stoviglie di porcellana cinese, la cristalleria e la biancheria pregiata fanno risaltare la splendida sala. Il vino di Ruoti, il più gustoso della collina potentina, riempie le bocce di cristallo sparse sulle tavole. Esso è molto richiesto nei frequenti banchetti della città ed occupa, un posto eminente, con l’Aglianico del Vulture, subito dopo il Bordeaux e altri vini esteri. Durante il pranzo la musica dell’Ospizio Provinciale di Avigliano esegue passi scelti.
È così il ‘900 borghese si trascina nella piccola città di provincia con i pranzi a base di Huitres de Fusaro, brodi ristretti come i consommè Printemps, sughi di mitili come i Dentale sauce d’ecrevisse, le Fricandeau de veau a la Bourguignonne, gli asperges (asparagi) serviti in piatto berceau che non può non essere de saxe. Il fagiano è un faisan su di un canapè di tartufi. L’insalata romana è indicata come salade coeur de Romaine. Il gelato è corbeille de glas à la S. Vincent. Si finisce con lo champagne. La cronaca non dice se si tratti di spumante del Vulture. Il tenore dei banchetti è ispirato ad una etichetta aristocratica, con denominazione francese delle pietanze, per la celebrazione di anniversari per l’arrivo di personalità di governo e politiche, per l’arrivo e la partenza dei prefetti. Ma Zanardelli ha viaggiato accompagnato dai buoi.
Nella terra delle zanzare il morso è mortale più della peste. L’anofele sorveglia le valli e le pianure. Sulle tavole per il banchetto dello Stabile si intrecciano rami d’edera e garofani rossi. Ad esse si annidano con le debite distanze gli altolocati rappresentanti di 550 chilometri di paludi, riserve di caccia, antichi castelli, latifondi custoditi a vista, bocche di vicoli, gli usci dei sottani, monti dai dorsi spezzati, impenetrabili boschi, fiumi straripanti, paesi che ruotano nella giostra dei dirupi, tufi ed argille disseccati al sole. Un lungo pranzo degno di una pausa, dopo i diciassette giorni di viaggio alla scoperta dell’altra faccia della Lucania. Allo champagne parlano l’on. Ascanio Branca e il sindaco di Potenza dott. Vaccaro. Salutato da interminabili applausi, tra le acclamazioni e gli evviva, reduce dalle lande siccitose, dalle steppose contrade, dai paesini sperduti e dai dirupi dove, sposo in abito scuro, ha gettato manciate di chinino a quelli della valle del Sinni, febbricitanti, accorsi al suo passaggio, prende la parola l’on. Zanardelli. Il Presidente analizza le cause del disboscamento, della mancanza di strade, di acqua, delle depresse condizioni dei contadini. Promette solo la costruzione di due tronchi di ferrovia, mantenendo le riserve per gli altri provvedimenti di governo. Dichiara che in Basilicata occorrono amministratori abili e zelanti e promette di mandarli. “Il discorso di Potenza, scrive la stampa polemica, salva il Presidente dal rimprovero che il viaggio sia stato una vanagloriosa commedia e giustifica la speranza che la pubblica opinione in Italia possa d’ora innanzi comprendere la questione
meridionale nel novero dei problemi i quali richiedono una considerazione e una patriottica soluzione”.
Dopo la sua partenza, e prima della pubblicazione della legge speciale 4/03/1904 per la Basilicata, aumentano le rivendite munite di cartello “Qui si vende il chinino di Stato”. Il contenuto maggiore delle provvidenze contenute nella legge speciale o straordinaria riguardano le opere pubbliche: le strade rotabili e ferrate, le condutture d’acqua potabile, il risanamento degli abitati e i consolidamenti delle frane, le sistemazioni idrauliche e forestali, le facilitazioni per i nuovi centri di popolazione. In aiuto diretto ai privati sono la istruzione professionale, i premi o i sussidi, le agevolazioni tributarie e il credito agrario a miti condizioni. Su tutto ciò insistono il regolamento della legge e la legge successiva del 9 luglio 1908.
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli non venne solo in Basilicata, ma la sua missione comprese accurate escursioni anche in Campania e in Calabria che ebbero anch’esse le loro leggi speciali. Così il Mezzogiorno da oltre un secolo si caratterizza di tale nobile funzione, quella dei nazareni in bombetta e in rendingote, così come inneggiò il giornale “Il Lucano”, i Presidenti del Consiglio munifici di incentivi e riguardosi delle condizioni socio-economiche delle nostre regioni.
Spesso il nostro sud fu pervaso di retorica meridionalista e di sovvenzioni esorbitanti, di elargizioni e di provvedimenti, corredato di istituti di credito, di Casse del Mezzogiorno, di Agenzie per il Sud, di leggi specifiche di settore e per eventi calamitosi, destinatario di migliaia di miliardi.
Il Mezzogiorno dunque come pozzo di San Patrizio? Vi furono quelli che meritarono l’appellativo di “onorevole”, vi furono quelli che tesserono inquisitorie e operarono politicamente per la crescita delle regioni meridionali, ma vi furono tanti che subdolamente carpirono la buona fede del popolo perseguendo solo i propri interessi. Vi furono apostoli e sindacalisti, uomini politici e statisti, da Ettore Ciccotti, a Francesco Saverio Nitti, a Giustino Fortunato, a D’Alessio e Sansanelli, a Gianturco, a molti altri e vi furono quelli che come Zanardelli, vennero a stimolare il nostro bisogno di civiltà, come Alcide De Gasperi, ed altri. Nazareni calati dal nord e da Roma per “redimere” – così dicevano e così scriveva la stampa, – nazareni applauditi o osannati, le cui opere trovarono stuoli di “barabba” che ritardarono e depistarono gli esiti, la sordida abulia, il torpore, la macchinosa propensione di difesa di sé e del proprio particolare, con interpretazioni di comodo, e ritardi che hanno rallentato l’azione dirompente e salvifica di quei profeti.
Rami, ghirlande, festoni, piante, fiori, ed eriche, i soliti fasci di luce, il ritratto di Zanardelli, viene alla luce dalle dita nervose di Peruggi che pazientemente ne modella gli zigomi, i baffi, la fronte nel gesso. Un busto in bronzo per il giardinetto della piazza XVIII agosto. Petroni Andrea, noto pittore di Venosa, invece riproduce il contadino febbricitante sulle rive dell’Agri e che spezza il pane. Lo sciopero intanto è arrivato per ferrovia. Pare che nessuno se ne sia accorto. Il deputato Pasquale Grippo promuove un sussidio di tremila lire per i poveri della città. Sua Eccellenza il ministro Giolitti tiene a cuore il bene di queste regioni.
Five o’ clock al Circolo lucano dei signori; il tè per le signore va sorbito con una fettina di limone!