Armando Tita*

Continuiamo con il nostro percorso rivolto agli invisibili, ai fragili e ai sofferenti. Non abbiamo più contezza dei Progetti PNRR definiti impropriamente “Sanità degli Ultimi”, progetti ipotizzati di ben 21 milioni di euro evaporati e mai più dibattuti. Non abbiamo conoscenza piena e particolareggiata di tali interventi nella nuova programmazione sanitaria regionale. Lo abbiamo più volte denunciato su Talenti Lucani, ora siamo molto stanchi e molto provati da tanti silenzi. Qualche tempo fa pure Noi lucani ci siamo indispettiti per la morte di due stupendi bambini e di un anziano da parte di uno psicopatico di Ardea. Tali orrendi delitti ci avevano rattristati e addolorati. Abbiamo sempre raccontato sprazzi di umanità , di comunione, di generosità, di tenerezza, di buone pratiche e di buoni esempi esperiti da una minuscola “oasi”del mega Nosocomio “Universo della Salute” ex Ospedale Psichiatrico “Don Uva” di Potenza. Abbiamo sempre condiviso quelle feste del Don Uva caratterizzate da affettuosità dei medici e degli operatori sanitari nei confronti dei degenti. Girotondi, mano nella mano, con la tenerezza dei degenti e la genuinità dei loro sorrisi. Erano lezioni di umanità e di soavità per noi uomini lucani considerati NORMALI. Ci siamo tanto rammaricati per la mancata attivazione dell’ambizioso Progetto del “Villaggio post- manicomiale” tanto amato dal prete/ terrone, il caro Beato “Don Pasquale Uva”. Nell’articolo avevamo denunciato l’insensibilità perseguita dai Politici dell’epoca e da vecchi e nuovi Amministratori del Don Uva, diversamente distratti da gestioni allegre e fallimentari. Il Villaggio post-manicomiale poteva essere antesignano, una sorta di “grimaldello”alla celeberrima Legge n. 180/78. Un Villaggio, tanto agognato da Franco Basaglia, in grado di far nascere aziende agricole, stalle razionali, laboratori, comunità di base e tanto, tanto altro. Sarebbe stato molto bello integrare gradualmente i malati di mente tramite l’ergoterapia e la ludoterapia, un’adeguata attività lavorativa e il gioco, invece di farli stancamente e noiosamente “ciondolare” nei vari reparti del nosocomio . Ho raccontato più volte l’incontro memorabile con Franco Basaglia, il lontano 1 Febbraio 1978, giorno della mia seduta di laurea. Un incontro mai rimosso dalla e nella mia mente. Quel cordiale, amicale e fraterno colloquio con Franco Basaglia mi ha sempre inorgoglito. Basaglia era il Relatore della Tesi di un mio collega sulla sua meravigliosa esperienza goriziana e triestina. Ascoltai affascinato il suo intervento da Relatore.  Un’analisi lucida, toccante, struggente e umana, da far commuovere pure i “cinici”, notoriamente freddi, sulla brutalità del Manicomio dell’epoca, del suo potere distruttivo per gli internati segregati disumanamente. Segregazioni che nullificavano gli internati, quelli che avrebbero dovuto essere curati e tutelati. Ecco a questo punto svettare il ruolo dello psichiatra come delegato della società a contenere e controllare gli eccessi della malattia, quindi, il disturbo sociale. La mia povera madre , salumiera di paese lucano, non poteva mai immaginare tanta presenza “massmediatica”, tante Tv (Rai due con l’immenso e coraggioso Joe Marrazzo), stampa, radio e Tv Private alla Tesi di Laurea del figlio. Me lo disse candidamente …Armando perché vi sono tante Tv, tante telecamere per la tua seduta di laurea? Mamma Cara l’attenzione non è nei miei confronti… indicai il vero protagonista …il prof. Franco Basaglia “assaltato” da una marea di giornalisti e di telecamere.(Eravamo alla vigilia della legge 180 del 13 maggio) . Mai avrei immaginato qualche ora più tardi l’attenzione e l’epiteto di “Sociologo di Strada” attribuitomi dallo stesso professor Basaglia alla parziale lettura della mia Tesi. Fu un ”chiaroveggente”, con bonarietà e con un benevolo sorriso profetizzò: “Non sarai mai un accademico”. Sarai sempre un “operatore” delle comunità marginali, della bella periferia e della bella gente di montagna, insomma, un vero “Sociologo di Strada”. Mi colpiva e mi colpisce, ancora oggi, la sua stupenda umanità e il suo stupendo Incipit : “Mi interessa più il Malato della Malattia”. Per onestà intellettuale dobbiamo dire ai tanti detrattori della 180/78 che la legge in sé è durata solo pochi mesi …a far data dal 13 maggio al 23 dicembre 1978 quando fu varata la Legge 833/78 che istituiva il “Servizio Sanitario Nazionale” con i vuoti “patogeni” (per restare in tema) delle varie Regioni . La Legge 180 imponeva non solo la chiusura dei Manicomi, ma, il trattamento sanitario obbligatorio(TSO). Il Servizio Sanitario Nazionale che conteneva una buona parte degli articoli sulla Salute Mentale, regionalizzando gli interventi ha creato solo disfunzioni . Basterebbe ricordare agli smemorati detrattori che solo nel 1994 si è completata l’eliminazione dei residui manicomiali. Siamo fiduciosi nel Ministero della Salute che ha organizzato dopo “secoli” di oblio, la “II Conferenza Nazionale per la Salute Mentale : “Per una Salute Mentale di Comunità” lo scorso 6 Dicembre 2024. Di quella seconda Conferenza sulla Salute Mentale non vi è più contezza …evaporata nel Nulla. Pure la Basilicata continua a restare nel suo magnifico oblio. Avevamo formulato gli auguri di buon lavoro ai Medici e agli Operatori del Centro di Salute Mentale della Basilicata con la speranza di poter finalmente dare forza al non apparente senso della sofferenza psichiatrica.  Avevamo sperato, grazie al PNRR, di far nascere il MODELLO della presa in carico, assente in quasi tutte le regioni italiane e ignobilmente ignorato pure in Basilicata. Un Modello che ha richiesto nel passato un grande atto di umiltà degli operatori realizzando un serio, costante e AUTENTICO incontro tra paziente e terapeuta per l’avvio effettivo della riabilitazione psichiatrica. Oggi questa seria Riabilitazione psichiatrica è assolutamente sporadica, quasi del tutto assente, demandata insensatamente alle famiglie, impreparate e disarmate, da una Istituzione pubblica, ignava e indifferente. Queste famiglie lasciate ignobilmente sole avrebbero dovuto essere “attenzionate” da un nuovo Piano Sanitario Regionale, degno di questo nome. Spero che questa denuncia/riflessione scuota l’Assessore Cosimo Latronico. Coltivare umanità, sensibilità e dialogo con e verso gli Ultimi è cosa buona e giusta, lo diciamo amabilmente a un “cattolico praticante” come Cosimo Latronico. 
*Sociologo di Strada e saggista.