LUCIO TUFANO

            Si trattava della tipografia di Angelo Coda, come lo stesso Tripepi, dal quale abbiamo attento queste originali ed importanti notizie, sostiene; la stessa tipografia che, diretta da Vincenzo Santanello, avrebbe stampato il Giornale dell’Intendenza, in cui venivano riportate le circolari del Ministero e della real segreteria di Stato o quelle di altri ministeri, disposizioni per gli emigranti, per l’agricoltura, per le manifatture, i reali decreti sulle amministrazioni comunali, le lettere dell’intendente di Basilicata ai sindaci, decurionati e giudici di pace, i regolamenti ed altre notizie, e che pubblicò il primo libro edito in Potenza, nel 1810, Saggio medico-critico sulla economia animale, di Carlo Salvia, dottore in medicina e socio corrispondente del Real Istituto di incoraggiamento di Napoli.

Così nacque la stampa nella Basilicata, quella delle pubblicazioni commissionate dall’Intendente borbonico, o dagli ecclesiastici, o dai notabili. Prima, poco tempo prima, si leggeva per manifesti affissi sui muri o sui tronchi degli alberi, o vicino alle porte delle Chiese. Prima il giornale era schematico, semplice e consisteva in un proclama, un avviso di taglia, un dispaccio per le gendarmerie.

A Potenza, in seguito, ci furono le tipografie di La Penna e di Santanello, di Magaldi Angelo, Della Ratta e di Saverio e Gerardo Favatà, di Pomarici e di Spera, ed altri, tanti altri – che lavorarono d’inchiostro e di stampone, di piombo e di composizione, di impaginazione e di correzione di bozze.

«Vi fu anche una “Unione Tipografica Lucana”. Quasi tutti ebbero – scrive Tripepi nel 1920 – un’ora di fortuna, taluno riuscì ad affermarsi per un pezzo e a dare prove eccellenti nelle arti grafiche».

A Matera invece, intorno al 1870, la prima tipografia fu aperta da Francesco Paolo Conti, in Via S. Biagio nei pressi del vecchio ospedale. Furono suoi validi collaboratori Emanuele Bachi e Nicola Suglia. Più tardi, scrive Mauro Padula, in un suo saggio “La Stampa periodica e le attività tipografico-editoriali in Basilicata”, la tipografia Conti continuò a svilupparsi e da Via S. Biagio si trasferì in locali più ampi in Piazza Plebiscito a pianoterra dell’ex monastero dell’Annunziata ed in seguito al largo Giardinetto in Via Lucana, aumentando il numero degli operai di pari passo con l’attività della piccola azienda che per la capacità dimostrata, la serietà e la continuità, fece conoscere il proprio nome per l’intero circondario.

Nel 1898 in via S. Biagio, 61-62 sotto il palazzo Calculli – apriva una seconda Tipografia Federico Angelelli, provvista di tutto l’occorrente per soddisfare le giuste esigenze dei signori committenti ed in grado di accettare qualsiasi lavoro con la massima sollecitudine e a prezzi modicissimi, per prima cosa riuscì a far sua “La Riscossa” che continuò a stampare finché uscì.

GIUSEPPE CHIUMMIENTO

Gli stessi operai della tipografia Conti in seguito impiantarono altre tipografie, come la Scintilla, la Commerciale, la Municipale, l’Epifania.

Sin dal 1884 esistevano tutte le premesse per dare alla città un proprio gazzettino e, scrive ancora Mauro Padula, l’avvocato Marco Pelillo, collaborato dai valenti professionisti: Roberto Volpe, Raffaele Serra, ecc., mise su il foglio intitolato Il Vigile e nel primo numero espose le proprie idee: «Era un vuoto grandissimo in questo movimento generale, in questo periodo di tanta importanza pel sindacato della pubblica opinione, quando anche i più piccoli e meno importati centri hanno i loro organi di pubblicità, era un vuoto grandissimo, per questo vasto ed importante Circondario, la mancanza di un giornale. La lotta delle idee, la volgarizzazione delle scienze sociali ed utili alla vita, il giusto e spassionato apprezzamento delle opere dei funzionari pubblici, la difesa dei nostri diritti e la condanna degli errori sempre fatali, ecco il compito di una stampa periodica che vuoi mantenersi all’altezza della propria missione. Lontani dalle basse e degradanti questioni personali; senza essere nemici di un partito ed idolatri dell’altro; pronti ad approvare il bene senza scrutare la provenienza ed a stigmatizzare il male senza guardare in viso chi lo ha commesso, speriamo di meritare, quando potrà essere, un briciolo di considerazione dal pubblico in pro del quale spenderemo il nostro povero lavoro».

Il giornale ebbe, la vita di un anno circa, mentre il suo gruppo redazionale nel 1897 fece uscire l’altro periodico La Riscossa di idee laiche come il precedente ma che mise a frutto una maturata esperienza ed un maggiore impegno di rinnovamento e di azione dei combattivi collaboratori.

Seguirono altri giornali che ebbero importanza e durata, come La Scintilla giornale degli ambienti cattolici di Matera che ospitò alcuni scritti del Senatore Gattini, La Difesa, La Verità, La Provincia di Matera, L’Ora Nostra, ecc. 

Quale fu la funzione della nostra stampa periodica? La rassegna che qui si tenta di fare riguarda i giornali e i periodici di circa un secolo, il fermento che attorno ad essi si alimentava, la durata certamente commisurata alla vita o alle opere dei suoi direttori e redattori, i notabili politici che li mettevano in essere, i gruppi che li finanziavano “fuocherelli, scrive Mauro Padula, destinati a spegnersi dopo le prime faville, ma che hanno avuto lo scopo di tener viva la fiamma della cultura e dell’interesse pubblico, di agitare problemi comuni, di creare la base per un’intesa, di conoscere il pensiero, la volontà e le iniziative, di migliorare insomma le condizioni di una regione troppo isolata ed abbandonata dal resto della nazione”.

            Fu uno dei pochi modi per darsi comunque un ruolo, un ruolo politico o culturale; fu un inserirsi nella dimensione della grande stampa, una finzione metropolitana della grande testata, un rapportare le poche e piccole vicende potentine e lucane alle grandi; fu la esigenza di soddisfare il bisogno impellente di darsi notorietà per tutti coloro che non volevano affogare nella mediocrità, nell’anonimato o finire subissati dalla grigia massa dei cittadini qualsiasi. I giornali ebbero la funzione nobilissima di diffondere la cultura, le ideologie, i programmi politici, i risultati elettorali, la cronaca dei fatti e degli avvenimenti; ed ebbero anche quella di alimentare un carisma: quello dell’uomo politico o di demolirne un altro: quello dell’avversario. Vi furono giornali che ebbero durata e dignità e portarono a lungo avanti la lotta per il progresso e la civiltà.

 

FOTO DI COPERTINA Giuseppe Chiummiento, direttore de “La Basilicata” degli anni ’20; i suoi editoriali di irrisione a Mussolini (1924) lo fanno emigrare in Argentina