Un anno fa l’annuncio di una imminente presentazione del piano strategico regionale avrebbe rappresentato il segnale forte di un Governo regionale che, pur con ritardi collezionati da un difficile esordio politico frutto di non conoscenza del territorio, si accingeva a partire col piede giusto di un disegno programmatico di sviluppo. Oggi rischia di essere, più che un quadro di insieme , una cornice che cerca di aggiustarsi al quadro che si va formando nella realtà, sotto la spinta congiunta di un accentramento delle decisioni a Roma, di una interlocuzione diretta con i Comuni e di una attività propositiva-progettuale delle grandi organizzazioni imprenditoriali. Accentramento romano che già ha visto prendere decisioni importanti sul piano ferroviario e che si sta dispiegando in silenzio anche su quello delle infrastrutture stradali, via Anas, così che ,come Regione, saremo chiamati a dire come la pensiamo a scelte fatte, in nome di una consultazione e non di una concertazione. L’altra linea di azione, per niente tenuta nascosta dal presidente Draghi, è quella di una cessione di responsabilità ai Comuni, sulla base di Bandi di finanziamento da parte dei Ministeri che indicano obiettivi , priorità e metodi, così che alla Regione viene riservato un compito di coordinamento del tutto, con l’aiuto di professionalità specifiche che Roma manda per questa incombenza. In questa triangolazione di competenze fra Roma, le Regioni ed i Comuni, i grand commis di Stato e le grandi aziende pubbliche-private si muovono per i fatti loro, cercando di arrivare alla torta dei finanziamenti senza passare per livelli decisionali decentrati, ma direttamente con l’attività lobbistica nella Capitale, così che il futuro di Eni o di Stellantis ce lo troveremo già scritto, prima che un piano strategico possa ipotizzarlo. La grande manifestazione organizzata, per il 22 a Potenza, dalla Confindustria di Basilicata, che mai come adesso sa muoversi a livello nazionale in funzione di precise scelte industriali, ha il significato di trasferire su Potenza la strategia già messa a punto da una imprenditoria organizzata che non perde tempo in chiacchiere e lavora sottocoperta per disegnare un tipo di industrializzazione che punti su una strategia di transizione ecologica ed energetica, il cui indotto sia ben visibile in Basilicata.
IL PIANO STRATEGICO REGIONALE E LA SIBILLA CUMANA
