IL RUOLO EMBLEMATICO E MARGINALE DELLE DONNE LUCANE

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DI ARMANDO TITA

Siamo stanchi di dibattere la questione femminile in Basilicata. Lo abbiamo fatto con tanti articoli/denuncia sulla Gazzetta del Mezzogiorno e su Talenti Lucani negli anni e nei mesi scorsi partendo dagli anni settanta fino ai giorni nostri. Avevamo sottolineato che un Partito come la vecchia DC, perfidamente, non aveva mai eletto una parlamentare e una consigliera regionale LUCANA in oltre cinquant’anni. Un vulnus mai rimarginato, una lesione mai risanata, una ferita mai guarita. Uno strano comportamento democristiano lucano poco democratico e poco equo. Un record assoluto nel firmamento politico italiano. Credevo, illudendomi,  di provocare una vasta eco. Non ci sono riuscito, tranne la piccola soddisfazione delle seicento visualizzazioni e la presenza del mio articolo nei tanti Blog di natura “femminista”, ha prevalso il silenzio plumbeo, il silenzio soffocante,  greve e opprimente . Un silenzio che mi ha fatto male al cuore e all’anima provocando in me un senso di vuoto interiore… che non sfocerà mai in depressione … care amiche. Perché la Pipponzi, consigliera regionale di Parità e la C.R.P.O. (Commissione Regionale Pari Opportunità)con la neo Presidente Vittoria Rotunno non hanno mai ritenuto opportuno  approfondire questa incommensurabile ingiustizia che sta pesando oltremodo nella quasi totale assenza delle donne nelle istituzioni e nell’odierna “partitocrazia” ad iniziare dal vecchio PD,  Partito/Regione che per oltre dodici anni,  ha ritenuto opportuno puntare solo sulle donne” romane” catapultate in Basilicata da Bersani, transeat sull’emblematico caso della rovigotta veneta Maria Elisabetta Alberti Casellati piovuta in Basilicata da perfetta sconosciuta ed eletta senatrice, un vero capolavoro di etica politica e di “vero” rispetto  per le donne lucane di Forza Italia. Un vizietto, mai domo, nella partitocrazia lucana che si protrae da oltre settant’anni fino ai giorni nostri con le ultime candidature al Parlamento del 2022 di Fratelli d’Italia, del  PD e di Cinque stelle, una sorta di delegittimazione della classe politica lucana. Aspettiamo con trepidazione che la Presidente CRPO, Vittoria Rotunno batta un colpo. Sarò forse distratto, ma,  la Rotunno, eletta nel marzo scorso, non ha mai fatto sentire la sua voce, non ha mai ritenuto opportuno commentare il mio articolo sulla “Rivoluzione incompiuta della Parità di Genere” pubblicato su Talenti lucani il 14 gennaio 2025 e  non ha mai dibattuto il ruolo subalterno e insignificante delle donne lucane nelle istituzioni regionali, in primis.  Cara neo Presidente Rotunno,  in Basilicata, le normative che vedevano coinvolto il Pianeta Donna non sono mai state oggetto di dibattito politico se non in un timido focus dello scorso anno coordinato dal mio ex direttore della Gazzetta Basilicata, Massimo Brancati,  sulla Legge n.120/2011, la legge “Golfo-Mosca”, meglio conosciuta come le celeberrime “quote rosa”. Una legge che  ha compiuto nel dicembre scorso ben  tredici anni . Tredici anni di oblio …ignorata da sempre in Basilicata. Una legge che ha dato risultati interessanti sulla presenza femminile nei vari CdA e nelle varie società quotate. Uno degli ultimi “Rapporti CONSOB” ha fotografato un dato non trascurabile nei board dei CdA delle quotate pari al 42,8 per cento di presenza femminile. Un dato estremamente positivo e inatteso. Un dato che in Basilicata, purtroppo,  rappresenta una mera chimera, una vana illusione, una vera utopia. La presenza femminile in Consiglio Regionale e nelle Partecipate regionali e comunali sono ridotte al lumicino, quasi spento . E’ inutile strappare un commento benevolo sull’applicazione della Legge Golfo-Mosca in Basilicata. L’ultimo riconoscimento, a tal riguardo, risale al lontano 2006, la MELA d’Oro  della Fondazione “Marisa BELLISARIO” alla Dirigente Generale dott.ssa Maria Teresa Lavieri . Da quel momento le donne  manager  lucane hanno segnato il passo e sono state brutalmente rimosse dai posti chiave con una sola e particolare singolarità …le donne impegnate come Consigliere di Parità e  Pari Opportunità ,nel passato rivenienti dai Partiti della Sinistra e dal Sindacato provengono oggi  dalla cosiddetta “borghesia professionale”,  quasi  a voler smentire l’intervista sulla Gazzetta  del Mezzogiorno  di qualche tempo fa del giornalista  Gianluigi De Vito ad Annamaria Riviello, icona del femminismo “comunista” lucano. Al contrario assistiamo ad un ruolo attivo negli affari delle “mogli/fidanzate ”dei vari Manager,  Imprenditori  e Vip. L’ultima in ordine di tempo  la moglie del Presidente della Regione Lombardia, socia dinamica e attiva di una Impresa (Dama SpA) senza dimenticare la moglie dell’ad ENI  De Scalzi, Marie Madeleine Ingoba , la ex moglie di  Fini, ex imprenditrice della Sanità laziale, la moglie del giudice Curtò con i suoi quattrocento milioni di lire nascosti nel sacco della spazzatura  o la moglie di Poggiolini, DG del Ministero della Sanità, con il suo tesoro miliardario “occultato” nei  pouf . L’elenco sarebbe lunghissimo fino alla moglie dell’ex giudice  Palamara, nominata da Zingaretti  dirigente esterna alla Regione Lazio . Non voglio e non intendo  annoiarvi ulteriormente. Tra il serio e il faceto  abbiamo più volte citato la mia prediletta, la fuoriclasse Natalia Aspesi :”La maggioranza delle donne sposate contemporanee  e vip seguono meno i doveri cristiani di moglie  preferendo ritrovarsi, pur nel disonore, cariche di allegro denaro con cui vivere alla grande”. La Basilicata degli ultimi vent’anni  che non ha prodotto che infime presenze femminili in Consiglio  Regionale e nelle Partecipate  non si discosta  neanche un po’ da questo cliché . Lo stereotipo  della società matriarcale  lucana “dura e pura” è “confinata” solo  in qualche vecchio libro con pagine, ormai ingiallite. Siamo stati testimoni nel passato di un “femminismo” lucano ingenuo e autoreferenziale. Poche le differenze sostanziali  tra le “professionali” presenze femminili  di oggi  e le “sinistrorse” di ieri,  in seno alla Commissione Regionale Pari Opportunità. Donne un po’ snob,  privilegiate e  bonificate dalla politica politicante, così emancipate e così evolute  da stridere ferocemente con le  casalinghe e le braccianti lucane, così sorde e così insensibili, così sottomesse  e così asservite. Donne mute  lontane “anni luce” dalle vibrate proteste e dall’ “illuminato” femminismo lucano. Quel femminismo  che sosteneva che  per far pulizia in politica, nelle professioni, nell’economia  dovrebbero dare più potere alle donne  che proprio per natura e per “sorellanza”(sinonimo di solidarietà) sono più oneste  e se capitava che oneste non fossero per niente , già si diceva , è colpa del padre , del marito, del maschio. Poi il cattivo comportamento  delle mogli d’arte già ampiamente descritto ci ha tragicamente smentito e ci ha portato crudelmente alla realtà quotidiana. Chiudere con queste orrende e ambigue scelte di vita del passato e del presente  e auspicare donne lucane nelle professioni, nel lavoro, nella politica, lontane dall’allegro denaro, propositive, libere e alternative, presenti in numero massiccio nel Consiglio Regionale e nella GIUNTA,  nelle Partecipate e nei Consigli Comunali, sarebbe del tutto auspicabile. Nel prossimo futuro nella nostra Basilicata agogniamo una presenza femminile meno snob e più “democratica”, più equa,  più partecipata e più coesa tra le diverse categorie sociali.

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