IL SANTUARIO DI ROSSANO DI VAGLIO

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  1. Il territorio e la posizione strategica

ANGELA MARIA GUMA

Il senso e le manifestazioni del “sacro” hanno da sempre rappresentato uno dei tratti caratteristici del mondo indigeno della Basilicata, in modo particolare per le popolazioni che occupavano l’area territoriale compresa tra la media ed alta valle del Bradano e Basento. Le stesse, verso la metà del IV sec. a.C., trovarono la loro massima espressione nel santuario pan-lucano di Rossano di Vaglio. Quest’ultimo,infatti, si sviluppa in una posizione strategica perché collocato quasi al centro di numerosi insediamenti indigeni con cui è legato attraverso tratturi.
          Si rende pertanto necessaria una premessa di inquadramento storico-territoriale al fine di porre l’attenzione sul modo in cui l’ubicazione abbia influito in modo determinante sulla diffusione, in quest’area territoriale, in un primo momento di pratiche religiose e poi di complessi monumentali.
Infatti, il comprensorio interno della Basilicata, interessato dall’ultima sezione dell’Appennino lucano risulta rilevato e privo di spazi pianeggianti. Tuttavia, l’isolamento è in realtà solo apparente poiché al suo interno si snoda lo spartiacque tra il Tirreno meridionale, lo Ionio e l’Adriatico meridionale.
Nell’area c’è un vasto reticolo idrografico che vede la presenza di corsi d’acqua minori: innanzitutto il Basento che attraversa interamente la zona e la collega alla costa ionica. Altro corso d’acqua è il Bradano che ad Est segna il confine naturale con l’area del Melfese. Sono inoltre presenti numerosi torrenti nella fascia nord-occidentale, tra cui il Platano e il Melandro che assicurano il passaggio al vallo di Diano e di là, quali affluenti del Tanagro, le comunicazioni con il Tirreno, in particolare con la piana di Paestum.
Le grandi vallate fluviali e i valichi montani che collegano questo comprensorio con le aree limitrofe della Campania e della Puglia settentrionale rappresentano, dunque, gli assi di comunicazione del territorio che risulta aperto ad ogni tipo di contatto ed influsso esterno.
La stessa viabilità appare complessa ed articolata: quasi tutti i centri son tra loro collegati da una fitta rete di percorsi rurali, privi di pavimentazione ma ancor oggi rintracciabili nel terreno e facilmente individuabili attraverso la fotografia aerea. Si tratta di veri e propri tratturi legati per lo più alle naturali di penetrazione, prime fra tutte quelle fluviali. Infatti è proprio lungo la vallata del Basento che è possibile seguirne il tracciato fino all’interno della Basilicata dove, nei pressi di Tolve si congiungono con quelle provenienti da est. Di questi ultimi tratturi è importante menzionare quelli che, uscendo dalla piana di S. Pietro formano una fitta rete che congiunge gli abitanti di Tolve con Macchia di Rossano, Serra di Vaglio, serra del Carpine, Torretta di Pietragalla e anche Monte Montrone di Oppido Lucano. 
Il quadro del popolamento del territorio appena descritto si presenta piuttosto articolato già a partire dalla prima età del Ferro quando numerosi stanziamenti indigeni si attestano su luoghi in posizione eminente e in prossimità di corsi d’acqua.
E’ il caso di Oppido Lucano, Serra del Carpine di Cancellara e Serra di Vaglio che rappresentano significativi esempi di continuità insediativa fino alla fine del IV o alla metà del III secolo a.C organizzati su un certo numero di nuclei a base gentilizia.

Santuario di Rossano di Vaglio-pianta

In particolareil centro di Serra di Vaglio, posto al controllo della vallata  Bradano -Basento, si qualifica come interlocutore privilegiato dei coloni greci che si erano insediati sulla costa ionica nel corso del VII sec. a. C, fenomeno che si riflette sia nei ricchi corredi delle necropoli quanto nell’organizzazione dello spazio abitato che si struttura come una vera e propria “città” con la nascita di edifici con funzioni politico-sacrali.
Tuttavia, una sistemazione di tipo monumentale delle aree sacre, a modello del vicino mondo greco- coloniale, è ancora molto lontana dal realizzarsi in questa fase arcaica: solo con il consolidarsi di una forte entità politica, ben strutturata anche in senso economico e quindi in grado di affrontare un tale gravoso impegno finanziario, si assisterà alla nascita di complesse strutture culturali.
Dunque, partire dalla fine del V sec. a.C., con l’affermarsi e il consolidarsi dell’ethnos lucano, il mondo indigeno va sempre meglio definendo la sua entità politica, visibile anche dal punto di vista archeologico grazie alla diversa organizzazione del territorio legata ad una nuova distribuzione della popolazione.
Il sistema dei circuiti difensivi è l’elemento più fortemente indicativo dell’articolata strutturazione territoriale poiché ne dimostra la caratteristica coesione. Elemento comune di queste fortificazioni è il fatto che non includono all’interno del loro perimetro soltanto una zona abitativa ma inglobano un territorio più ampio, destinato a rappresentare un luogo di rifugio in caso di pericolo, nel quale non è infrequente notare la presenza delle aree di necropoli.
Accanto alle cinte murarie e in stretta connessione con esse l’occupazione capillare dello spazio è affidata agli abitanti sparsi, veri e propri nuclei produttivi indiziati sia dalla presenza di necropoli che dagli stessi santuari che sorgono numerosi così da far ipotizzare adAdamesteanuad un “risveglio religioso.”
I suddetti santuari lontani dai centri abitati e risultano generalmente deputati ad ospitare manifestazioni a carattere religioso ma destinati a rappresentare punti di aggregazione tra le due realtà del mondo lucano tra loro lontane: vale a dire le poche comunità cittadine e le più numerose e disperse realtà rurali, organizzate in unità abitative a carattere produttivo.

 

Rossano di Vaglio. Sagrato del santuario con le canalette per il deflusso delle acque sorgive
Tutte le tipologie così classificate trovano adeguata rappresentazione nel territorio in analisi. Esempi ne sono l’area domestica venuta alla luce nella fattoria di valle di San Chirico nel territorio di Tolve, il santuario campestre di Fontana bona di ruoti e quello nei pressi del centro fortificato di Tricarico, ai santuari di Satriano, san Chirico Nuovo e al monumentale complesso sacrale di Macchia di Rossano su cui si incentrerà la prossima analisi ricostrutti
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