Il senso del tempo a Matera, città oltre il tempo!

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Margherita Marzario

 

“Faresti meglio a rallentare. Non danzare così veloce. Il tempo è breve. La musica non durerà. Quando corri così veloce per giungere da qualche parte ti perdi la metà del piacere di andarci. Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno, è come un regalo mai aperto… gettato via. La vita non è una corsa. Prendila piano. Ascolta la musica” (da una poesia di un’adolescente “malata terminale” di cancro). Fermati e ascoltati, prima che gli altri lo facciano per te e nella maniera sbagliata.

“Se dovessi rivivere un tempo della mia lunga partita, sceglierei l’intervallo […], è il momento in cui tutto appare chiaro e c’è ancora la forza per riprovarci […] un momento di saggezza e coraggio, perché ci vuole coraggio per rimettersi in gioco […] ma senza coraggio questa partita non sarebbe stata degna di essere giocata” (lo scrittore Alberto Bertolazzi). Coraggio per cominciare, coraggio per continuare, come insegna la storia della paleolitica Matera!

“L’incorreggibile peccato del nostro tempo è che tutti vogliono mettere subito a posto le cose e si dimenticano che per fare questo hanno bisogno degli altri” (lo scrittore salesiano Bruno Ferrero). Ricordiamoci che si ha bisogno degli altri non solo quando si è nel bisogno ma sempre, perché abbiamo tutti le mani in pasta: il vivere! Chi ammazza il tempo senza sentire le emozioni che passano, chi ammassa le emozioni senza sentire il tempo che passa.

La vita, invece, richiede attesa e accortezza come il suonare le percussioni: durante il concerto il musicista segue attentamente l’esecuzione degli altri portando il tempo per suonare al momento giusto e, poi, mantiene il triangolo o la membrana del tamburello o della grancassa affinché non continui a vibrare.

«”[…] E soprattutto pensi al tempo sprecato. Pensi alle passeggiate che non hai fatto, ai gesti di affetto che non hai dato, a quando hai mentito. A quando hai fatto il ragioniere con la moneta degli affetti, lo so che è banale, ma pensi che vorresti tornare indietro e dirle quanto la ami, tutte le volte che non lo hai fatto e avresti dovuto. Cioè sempre. Non è solo il fatto che vuoi che non muoia. È il fatto che vorresti che il tempo non fosse stato sprecato, in quel modo”. Parlava al presente. Perché il suo tempo si era spezzato» (da “Ad occhi chiusi” di Gianrico Carofiglio). Non comportiamoci da contabili di quello che abbiamo temporaneamente, ma da tesorieri facendo e dando tutto quel che possiamo emozionalmente!

“Quanto più si cerca di possedere la felicità, tanto più essa diventa sfuggente e irraggiungibile: è la parabola del nostro tempo, troppo preoccupato di sé e del proprio star bene, scoprendosi così sempre più triste e incapace di vivere” (il gesuita Giovanni Cucci). La vana ricerca della felicità causa solo ansia, affanno e allontanamento di quello e di chi si ha intorno a sé che è e dà già la felicità.

 “Lo sguardo è sempre il mio. L’ho trovato non senza fatica nel corso del tempo. È una cosa insieme semplice e complicata. Aprire gli occhi. Guardare. Al giorno d’oggi succedono cambiamenti così frequenti e così rapidi, che le cose chiedono di essere guardate non soltanto con curiosità, ma con passione, con interesse, senza pregiudizi, nel senso etimologico, cioè senza puntare su una presunta conoscenza previa” (il regista Stefano Consiglio). Guardare è imparare, guardare e rispettare: una delle lezioni della vita. Come un autista del pullman aspetta il tempo necessario affinché un’anziana vedova salga col suo carrello della spesa e il suo fardello di anni e acciacchi. “Aspettare”, da “guardare verso”, “attendere pazientemente senza muoversi, quasi con l’occhio intento, verso la cosa o la persona che deve arrivare”: è la prima cosa che la vita insegna a fare con l’attesa di un figlio ed è l’ultima che non ci si deve dimenticare ogni giorno e sino alla fine.

“Se lo spazio divide, lavoriamo perché il tempo ci unisca” (la sociologa Chiara Giaccardi). Condividere il tempo è tessere la stessa tela arricchendola di ricami che diventano un tesoro da ammirare, come i fossili di conchiglie o l’usura del tempo nella calcarenite di Matera, il rosone della sua cattedrale e i portali delle sue chiese o, ancora, gli affreschi della Cripta del Peccato Originale…

“È come se succhiassi una caramella per tanto tempo, per poi renderti conto che non l’avevi ancora scartata. Allora togli la carta e finalmente ne riesci a cogliere il vero sapore, e non puoi più fare a meno di quel gusto così intenso, anche se adesso sai che si consumerà in fretta… E poi comunque non è sempre necessario partire con uno zaino in spalla per cogliere l’essenza delle cose: ci sono scoperte che si nascondono dentro di noi, che fuori non troviamo. E poi credo sia possibile viaggiare anche restando seduti su un soffice divano blu… A volte basta solo chiudere gli occhi” (Laura Tangorra, scrittrice affetta da SLA). L’essenziale è già in noi e con noi e, invece, perdiamo tanto tempo fuori da noi e di noi. Ci si affanna per fare viaggi esotici, si gareggia nel fare tanti viaggi, ci si preoccupa di organizzarli anzitempo, si chiede all’altro in quale posto nuovo o lontano o straniero andrà e ci si meraviglia (o, perfino, ci si scandalizza) se qualcuno non lo fa come se fosse un’esigenza o addirittura priorità di vita. Si dimentica, invece, di impegnarsi nel viaggio quotidiano in se stessi e verso chi ci è o dovrebbe essere più prossimo, com’era nello spazio geografico e nella dimensione sociale del cosiddetto “vicinato” (spiazzo su cui si affacciavano più usci, luogo di contatti e anche di contrasti veracemente umani) nei Sassi di Matera.

“Né il fiume né l’ora / che fugge si possono fermare, ma come onda incalza onda, / ed è premuta da quella che segue e preme quella che precede, / così fugge il tempo, e insieme incalza, ed è sempre / diverso, giacché quello che è stato non c’è più, / ed è quello che non c’era, e ogni istante si rinnova” (“Metamorfosi”, vol. VI, Ovidio, 43 a.C.-17 d.C.). Il tempo passa inesorabilmente ma, affinché non passi inutilmente, trapassiamolo intensamente: come Matera che si è fatta trapassare intensamente dal tempo sino a diventarne trionfatrice.

Il tempo: il migliore tesoro che abbiamo e di cui ci dimentichiamo!

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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