VITO TELESCA

Considerando le ricostruzioni delle vicende feudali tra XII e XVIII secolo riguardanti la famiglia Caracciolo e le sue ramificazioni precedentemente descritte, cerchiamo ora di comprendere quale territorio queste famiglie riuscirono, nel bene e nel male, ad amministrare nel mezzogiorno d’Italia.

Mi è doveroso rimarcare che le continue diramazioni e unioni delle famiglie baronali, susseguitesi soprattutto nel XIV secolo, non ci consentono di leggere la geografia feudale di una sola famiglia in modo omogeneo, poiché in questo arco di tempo  registriamo una certa vivacità sotto il profilo politico e feudale, con continue vendite, successioni e trasformazioni territoriali,  e non è quindi possibile interpretare il territorio dei Caracciolo così come abbiamo fatto con i Sanseverino.

Brienza

Per i Caracciolo-Carafa (e lo vedremo anche per i Del Balzo o per i De Guevara) il territorio si frantuma e si allarga, coprendo il Regno di Napoli a macchia di Leopardo e  raramente riscontriamo una continuità spaziale e comunale.

L’incastellamento, ovvero la fortificazione di villaggi per raggruppare la popolazione e la successiva creazione di residenze, subì un’impennata proprio sotto le signorie che, per motivi di sicurezza, oppure economici o semplicemente per vezzo o vanità, costruirono  mura di cinta, palazzi e castelli nei loro feudi per meglio tutelare il proprio patrimonio.

Partendo dal nucleo iniziale, e quindi dai primi quattro tronconi-base, troviamo i Caracciolo Del Sole e poi Pisquizi, amministrare il Ducato di Melfi con Avigliano, Baragiano, Barile, Bella, Forenza, Ginestra, Mascito, Picerno, Rionero in Vulture, Ripacandita, Ruoti, San Chirico, Satriano di Lucania e Terzigno. Poi ancora, sempre la stessa famiglia e spostandoci più a nord, anche signori diCasalbore, Pagliara, Pescolamazza, Pietrelcina. Divennero inoltre baroni di Capriglia, Salza, Serra, Villamaina, Castellaneta e Marsicovetere più altri borghi piccoli e piccolissimi. Escludendo il Ducato di Melfi e alcune zone del Sannio, che comprendevano per sommi capi un territorio feudale più o meno unitario, per il resto troviamo luoghi molto distanti tra loro, senza alcuna continuità territoriale.

Dal 1495 in poi i Caracciolo di Martina (poi anche “De Sangro”) amministrarono la città itriana al posto degli Acquaviva prendendosi, come abbiamo visto nel numero della settimana scorsa, anche feudi appartenenti all’Impero Romano d’Oriente e a borghi sparsi tra il Vulture-Melfese e l’alta Murgia. Il ramo poi si divise generando i Caracciolo principi di Melissano tra XVI e XVII secolo. I Caracciolo di Sicignano avevano invece come Feudo i territori di Bella, Brienza, Caggiano, Salvitella e Sant’Angelo le Fratte.

Per quanto concerne la signoria dei Caracciolo-Carafa la lettura territoriale si complica ulteriormente, in virtù della successiva frantumazione feudale originaria dovuta all’ulteriore scissione della famiglia in altri due rami: i Della Spina e gli Stadera, entrambi con residenza principale a Napoli e appartenenti al seggio Del Nido. Un territorio anche questo molto frantumato da continue vendite e successioni, riacquisizioni e concessioni regie, che spaziano dall’Irpinia al Salento, dal Sannio al vulture-melfese. Elencarli tutti sarebbe operazione noiosa anche considerando come alcuni borghi passarono nell’arco di pochi anni da un feudo all’altro, usati come mero oggetto di scambio anche per i motivi più futili, o per la mancanza di un successore (caso molto frequente). Passaggi che avvenivano con una facilità e una velocità che non ci consentono di creare una cartina geografica coerente se si considera un arco temporale anche di soli 100 anni.

I Carafa Stadera avevano ad esempio il feudo di Capriglia Irpina nel 1499, e con esso Cerce, Ferrazzano, Gilcone, Grottolella, Jelsi, Mondragone, Montorio al Vomano, Sant’Angelo in Scala, Volturara Appula, Santeramo in Colle, Castelgrande Potentino, Rapone e Sant’Andrea.

Un altro ramo degli Stadera contava , sempre a fine XV secolo, il feudo di Stigliano e vennero così chiamati proprio in virtù della loro derivazione feudale. I Carafa di Stigliano per questo motivo possedevano un feudo tutto lucano comprendente Aliano, Gorgoglione, Guardia Perticara e, appunto, Stigliano.

Un altro ramo dei Carafa con il titolo di Balì ebbe esponenti che divennero governatori di Putignano e Fasano in Puglia per conto degli Ospedalieri Gerosolimitani e acquisirono anche il territorio di Grassano nel materano, di Maruggio e San Pietro in Bevagna nell’alto Salento Ionico. Carafa che, in virtù di  matrimoni più o meno combinati e di cariche in ogni ambito (non mancarono vescovi, cardinali e persino un pontefice, Papa Paolo IV), misero il loro nome un po’ ovunque, da Roma a Lecce.

Nel prossimo articolo  vedremo, invece, che tipo di impronta culturale, urbanistica e artistica i discendenti dei Caracciolo-Carafa riuscirono a dare ai loro numerosi, ma frammentati, possedimenti. Sarà arduo sintetizzarli. ( FOTO DI COPERTINA: STIGLIANO)