Tra i tanti fenomeni negativi che hanno colpito la Basilicata non vi è fortunatamente quello dell’abusivismo edilizio, o meglio c’è ma in forma assolutamente marginale. Finalmente siamo agli ultimi posti di qualcosa di negativo e francamente dobbiamo fare di tutto per restarci. Le cause di questo virtuosismo sono tante, alcune legate oggettivamente alla bassa densità demografica, altre alla buona legislazione regionale, soprattutto quella del 99 che ha riguardato una organica tutela del governo e dell’uso del territorio. Questa legge era una corretta interpretazione della legge nazionale n.1150 che prevedeva l’adozione di Prg , piani regolatori generali, come strumento di gestione del territorio comunal
e, con la regione chiamata a valutare i singoli piani e sopratutto a controllare , attraverso report mensili da parte dei Comuni, l’accertamento di violazioni e le modalità di repressione dell’illecito. Se si vuole andare più a fondo del perché siamo una regione estremamente virtuosa bisognerà poi dire che c’è stato un sistema di potere che ha tenuto ben stretti gli strumenti di governo del territorio e che l’assenza di organizzazioni mafiose legato al business delle costruzioni ha consentito di lasciare l’edilizia abitativa ai pochi imprenditori locali, che non si sono fatti la guerra e non hanno portato il business verso forme scorrette di edificazione. Cioè non lucrando sui materiale e tenendo alta la qualità edilizia. Eppure in questo sistema virtuoso è arrivato ad un certo punto un virus che , in maniera silenziosa, sta erodendo l’architrave normativo, ed è il piano in variante, cioè l’uso e l’abuso di piani di localizzazione che vanno in deroga al PRG e quindi consentono di navigare a vista senza più l’ancoraggio della mappa di navigazione urbanistica. E questo, soprattutto nelle due città capoluogo , consente incursioni affaristiche che prima non si vedevano, alcune delle quali sono di dubbia trasparenza.
Se l’abusivismo edilizio ha poca residenza in Basilicata, il patrimonio edilizio complessivo non può dirsi in salute. Nelle città il grosso delle costruzioni tiene una vita media di cinquant’anni e cioè è in condizioni se non di fatiscenza di invecchiamento notevole. E poiché siamo tra i territori che più ballano , occorre rivolgere l’attenzione del legislatore per facilitare il consolidamento ed il recupero antisismico. Qui occorre una iniziativa del governo regionale, che ha titolo per affrontare il problema , per portare al comitato delle Regioni e poi al governo una proposta organica, di recupero antisismico dei borghi e delle città, attraverso il definitivo rafforzamento delle misure di agevolazioni fiscali, connesse ad un sistema di concessione dei mutui che veda anche la delega ai consorzi di imprese o ai condomini associati in forma societaria. E rispetto a questa svolta , sarebbe necessario che anche l’imprenditoria nostrana si ammodernasse, cominciando a capire che è finito il periodo delle rendite e che adesso bisogna far funzionare il cervello, mettendosi veramente in competizione.