Lucio Tufano

E galleggiano ancora, sempre, perché hanno un peso specifico diverso dai soliti materiali e mostrano duttilità, perfidia nell’arrivare, tenacia nella permanenza.

Quando vorremo smetterla con gli artefici ed i coniatori della cosiddetta sinistra che fanno credere, o ne sono convinti, di essere sempre dalla parte del giusto? Basti dire che collocandosi a sinistra, e non si è mai capito di quale sinistra si tratti, riemergono solidi nelle posizioni e nei ruoli acquisiti. Basta anche con gli “egoforzisti” di Forza Italia o del PD, di una destra fatta in precedenza di opportunisti accomodanti, sempre vocata a consociarsi e a permanere. Così «Tutti sono pretendenti e nessuno ha interesse a diminuire una posizione a cui sogna di accedere, né a realizzare una macchina che pensa di poter prima o poi utilizzare». Lo afferma Beniamin Costant nel suo Cours de politique costitutionelle, ed. Laboulaye, Paris 1872.

Ed è proprio la democrazia quale noi l’abbiamo praticata, la democrazia centralizzatrice o, peggio, decentralizzatrice, regolarmentatrice e sempre assolutista, quella che finisce dunque con tutti i vizi con i quali si realizza e si manifesta a lungo andare, l’incubazione di una tirannide periferica o centrale.

C’è stata l’epoca in cui le banconote correvano per i corridoi degli uffici ministeriali e non. I politici si limitavano al controllo o si assumevano le responsabilità degli atti amministrativi. Poi scoprimmo come ospedali, carceri, aeroporti, enti pubblici e società sbancavano grazie ad imprenditori senza scrupoli, ad intrallazzi politici, ministri imbroglioni. Si era instaurato il sistema delle bustarelle.

Tutto passava per la tangente. La tangente era all’ordine del  giorno, al punto che si era costituita la ressa di quelli che amministravano un qualsiasi potere, pur di avere le mani in pasta. Decine di migliaia di generazioni con tessera di partito e per conto del partito occupavano gradi e posti nelle pubbliche amministrazioni. Enzo Biffi Gentili, socialista, e vicesindaco di Torino nel 1983, travolto da un valzer di tangenti comunali, dichiarava che, qualunque amministratore si occupasse di grandi opere pubbliche, diventava mediatore tra aziende private ed enti pubblici; e che tale identità professionale veniva naturalmente retribuita sottobanco con consapevole complicità.

Attribuiva la causa di tutto alle leggi e alla morale corrente che avrebbero dovuto prendere atto di quella realtà.

Ma i primi a nascondere questi fenomeni, quando si verificano, e a girare lo sguardo altrove sono spesso proprio quelli che costruiscono il proprio futuro politico approfittando delle leggi o proponendole.

Se già da allora le leggi c’erano, erano state scritte con i piedi e magari con le mani non perfettamente pulite. Ma allora, si dirà, vi erano i controlli amministrativi.

Ma è stata la sinistra, fatta eccezione per il rigoroso PCI il cui comportamento apparve esemplare nel corso dell’intero dopoguerra, a sopprimere la preferenza, ad annientare gradualmente la democrazia all’interno di quasi tutti i partiti.

Ecco poi l’emergere di un ceto regionale e parlamentare che ha preteso la perpetuazione di se stesso, ha ridotto ogni rapporto con la società fino ad eliminarlo del tutto, ha deciso le cose da fare e da non fare senza essere legittimato, né da consenso elettorale, né da una selezione dal basso.

Ma diciamo la verità. Senza il predominante influsso della sinistra in nome di una democrazia intesa a senso unico e con la sindacalizzazione quasi totale, non vi sarebbe stato il mosaico corporativo di ogni categoria e di ciascun ruolo, non vi sarebbero state le esose identità anche degli eletti al senato, alla Camera e alle Regioni, non vi sarebbe stato lo sperpero che c’è e che ci sta rovinando.

Perché è responsabile una sinistra fondamentalista e nel contempo composta in buona dose di opportunisti? Perché fino agli anni ‘94-‘95 la destra non aveva mai occupato ruoli di potere. C’era la Democrazia cristiana che con tutti i difetti e gli scandali, il clientelismo, pure annoverava uomini di un certo stampo, seri e dotati di assennata sobrietà; poi c’è stato Bettino Craxi con la sua disinvolta esuberanza, e la legge del deputato Mosca che concepiva il recupero a titolo gratuito di decine e decine di anni di contribuzione assicurativa a vantaggio di funzionari di partito, di esponenti politici e sindacali, a spese dell’Erario; poi, ancora, la pretesa delle assemblee unanimi di aumentarsi a propria discrezione, le indennità con leggi apposite, di darsi sempre rimborsi forfettari, rimborsi elettorali, identità ai gruppi, identità di reinserimento, facili ristrutturazioni di immobili e arredi, di creazioni e conservazione di enti regionali e sub-regionali, di enti superflui con consigli di amministrazione a costi eccessivi, acquisto di autovetture e rimborsi di delegazioni in trasferte. A tutto si è provveduto con l’abolizione di ogni forma di controllo amministrativo e politico.

Insomma, ci siamo ritrovati con una classe politica obesa, una oligarchia insaziabile ed imperterrita nella zelante conservazione del proprio potere e che, fra l’altro, non ha dato spazio ad altri, al ricambio e alle riforme.

Bramini intoccabili, gli onorevoli, sempre più indaffarati ed impegnati nella perenne ricerca di consensi elettorali per sé e per le cricche, specie con il “porcellum” grazie al quale si è tolta anche la possibilità di votare le persone più gradite. Insomma, si è eretto un sistema corrotto e corruttore, per vizio di volontà, per le articolazioni e gli alibi, le attenuanti da cui sono intessute le sue leggi e i suoi deliberati. Corruttore perché soggioga e coinvolge nel processo di fruizione tutti quelli che entrano a farne parte. Ciò che è accaduto alla Lega Nord, accadrà al Movimento 5 Stelle … se non è accaduto in forma assai notevole, accadrà.

È ormai troppo evidente l’eclatante sfacelo degli sperperi di denaro pubblico delle Regioni, ormai equiparate a “pozzi di San Patrizio” o a “buchi neri”. Ormai il decentramento dei poteri dallo Stato alle Regioni, voluto dalla 382 e dai decreti delegati, è andato oltre l’immaginabile, perfino tra organi degli stessi enti, tra le Giunte e i Consigli, e la soppressione dei Comitati di Controllo e dei Commissari di Governo è stato l’ultimo errore.