ITALIANI, OVVERO IL TIFO (NON LA VERITA’)

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Dino De AngelisDINO DE ANGELIS

E’ materialmente impossibile che gli italiani, conoscendo il pressapochismo che ne caratterizza la gran parte, siano entrati nel merito specifico delle singole materie previste dalla proposta di riforma costituzionale – sebbene di non difficile comprensione. Il punto è che siamo, da sempre, dei tifosi, e l’occasione del referendum si presta benissimo ad un classico “a favore/ contro” tipico della cultura italica.

Guelfi – Ghibellini, Coppi – Bartali, Inter -Milan, referendum Sì – referendum No. Una manna per l’animo ribollente dell’italiano medio che deve sempre, continuamente, parteggiare. Ne siamo campioni indiscussi. Amiamo tifare, specialmente quando possiamo farlo al riparo da sguardi indiscreti. Per il calcio no, ci schieriamo apertamente, alla luce del sole dello stadio, quando facciamo i cori nella curva, solitamente tifando contro qualcuno. Ma quando possiamo parteggiare di nascosto, ad esempio all’interno di un box di un metro quadrato, beh, lì siamo dei fuoriclasse planetari.

Manzoni diceva che la ragione e il torto non stanno mai tutti da una parte, e anche per il referendum, sicuramente le ragioni del Sì e quelle del No hanno degli aspetti validi sui quali soffermarsi.

Come non essere d’accordo, tanto per fare degli esempi, sulla riduzione delle spese dei parlamentari, così come sul ridimensionamento del Senato, o ancora, sull’abolizione del CNEL che da quando è nato non ha prodotto che un solo straccio di proposta di legge? Come non essere d’accordo sull’enunciazione del Premier quando dice che sono anni, decenni, che tutti i politici del paese che si sono succeduti  hanno invocato questa benedetta riforma della costituzione? Forse Renzi si è mostrato impreparato o insicuro dinanzi al mostro sacro della Costituzione, quel Gustavo Zagrebelski, già presidente della Corte Costituzionale, al cui cospetto il Presidente del Consiglio sembrerebbe aver fatto la figura dello studente a uno dei suoi primi esami universitari? Niente affatto. Il Premier ha giocato con grande convinzione, e anche una certa consapevolezza, le sue carte, e chi pensa che sia uscito sconfitto da questo incontro-scontro arbitrato da Mentana è in cattiva fede.

E allora perché il fronte del No appare ancora forte e solido?  Intanto per una serie di ragioni che a molti sembrano minacciare in maniera consistente l’apparato democratico dello Stato.

Ma anche per un’altra ragione di natura più sociologica. Perché molti italiani, che spesso si trasformano in italioti, e ultimamente in webeti, ovvero ebeti che vagano sul web senza alcuna meta né scopo, semplicemente hanno maturato una convinzione che vale più di qualunque sostegno alle ragioni per le quali votare Sì alla riforma. Molti italiani, semplicemente, non si fidano più di lui. E male ha fatto Renzi, nella parte iniziale della campagna referendaria, a personalizzarne l’esito, forse non avendo ancora compreso quanto si fosse consumato il rapporto fiduciario tra sé e parte del paese fino a decretarne uno strappo consistente, al punto che i suoi recenti tentativi di raddrizzare il tiro, spostando l’attenzione sugli argomenti e non sulla sua persona, sembrano difficili da recuperare. 

Allo stato attuale è difficile per chiunque prevedere l’esito del referendum, ma una cosa è certa: in presenza di un atteggiamento di maggiore proposizione, di enfasi sui temi veri, e forse anche in presenza di personaggi più autorevoli del Ministro Boschi a girare per l’Italia, presumibilmente parte di quegli italiani forse avrebbero compreso  meglio la natura delle proposte atte a rifondare la Costituzione.

L’errore è aver dimenticato che l’italiano, prima di un essere un semplice elettore, è un tifoso sanguigno e verace. 

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Dino De Angelis

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