Dove non riescono gli avversari, rischia di riuscirci la stessa Juve. Per la serie: facciamoci male da soli. La vicenda Allegri-Bonucci presenta lati non proprio chiari. Se, come ha detto Allegri, la decisione di escludere Bonucci dalla formazione anti Porto è stata presa d’accordo con la società, perché non è stata la stessa società, attraverso l’amministratore delegato Marotta, a comunicare una decisione prettamente di competenza della dirigenza? Marotta si sarebbe dovuto presentare in conferenza stampa ed annunciare, sic et simpliciter, che la Juve, d’intesa con il tecnico, aveva deciso di escludere Bonucci dalla partita con il Porto e allo stesso tempo di infliggere una multa ad Allegri sempre per lo stesso episodio accaduto nel finale di gara con il Palermo. In pratica ed è una cosa mai verificatasi nella storia ultracentenaria della società torinese, Allegri si è sostituito alla dirigenza, ha deciso il provvedimento per Bonucci e si è autoinflitto una multa. Cose mai viste e sentite. Detto con molta chiarezza, per evitare equivoci, che ogni atto di indisciplina, da chiunque venga commesso, va sempre e comunque punito, ci chiediamo: perché la società ha lasciato questa incombenza ad Allegri, non sentendo il bisogno di prendere la situazione di petto direttamente? Forse non era d’accordo nel fare scoppiare il problema a 24 ore dalla gara con il Porto? E perché il provvedimento nei confronti di Bonucci non è stato reso pubblico all’indomani, cioè sabato scorso, del fattaccio tra il tecnico e il difensore avvenuto venerdi scorso e atteso che nella stessa giornata di sabato Allegri ha informato Bonucci della sua decisione? Perché si è aspettato tanto tempo per rendere pubblica una decisione già presa? E se Barzagli e Chiellini non fossero stati recuperati, Allegri si sarebbe comportato allo stesso modo? Tutte domande che aspettano una risposta chiara ed immediata da parte dei dirigenti. Senza dimenticare un altro particolare: perché si è deciso di usare il pugno duro con Bonucci e si è invece sorvolato su altri episodi di indisciplina? Come l’alterco tra Lichsteiner e Allegri, la mancata stretta di mano di Dybala all’allenatore o i mugugni di Mandzukic per una sostituzione? Forse si è considerato più grave l’atteggiamento di Bonucci rispetto agli altri episodi testè ricordati? Aldilà di quello che potrebbe succedere alla fine di questa stagione se il rapporto tra Bonucci e Allegri dovesse continuare a essere ancora conflittuale, la società bianconera ha il dovere, oltre che il diritto, di capire se Allegri gode ancora della fiducia piena da parte dello spogliatoio oppure se c’è qualche incrinatura che potrebbe diventare pericolosa nel momento clou della stagione. La dirigenza, come crediamo e siamo certi che farà, ha il dovere di intervenire per non compromettere gli obiettivi sportivi che si stanno perseguendo. Salvo poi, al termine della stagione, fare le opportune valutazioni e prendere le decisioni più rispondenti agli interessi della Juve. Vogliamo sbagliarci ma crediamo che qualche crepa si sia aperta nel rapporto Allegri-squadra. E l’inizio di questo scollamento ha una data precisa: il 23 dicembre scorso al termine della gara di Supercoppa persa con il Milan con l’atteggiamento escandescente di Allegri e le sue frasi rese pubbliche dai testimoni che” tutti i giocatori della Juve avrebbero meritato di essere presi a calci nel sedere” per la prova deludente con il Milan. E anche tra società e tecnico le cose non sono andate proprio a gonfie vele per certe dichiarazioni di Allegri sul suo futuro. Quando, rispondendo a una domanda sulle possibilità di un approdo in Premier, l’allenatore livornese ha risposto in maniera sibillina:” non confermo e non smentisco”. Cosa che non è piaciuta per niente alla dirigenza anche perché il tecnico ha un contratto fino al 2018. E tutte le decisioni, che Allegri resti o che voglia andare via per trovare nuovi stimoli, devono essere prese di comune accordo tra le due controparti. Adesso è il momento di lasciarsi alle spalle qualsiasi polemica e di remare tutti nella stessa direzione perché gli appuntamenti decisivi come quello con il Porto e come tanti altri che ne seguiranno, non possono e non devono essere falliti. Siamo sicuri e sono sicuri soprattutto i tifosi che la dirigenza, se notasse qualcosa di strano, non perderebbe tempo ad intervenire per mettere a posto le cose.
