La sanità non è solo riorganizzione ospedaliera, è sopratutto organizzazione delle cure primarie. Ma da sette anni i medici di famiglia sono le vere vittime di un sistema che è diventato strabico perchè guarda al riordino del servizio sanitario ospedaliero senza avere un minimo di attenzione per chi questo sistema lo mantiene dal basso e dal basso potrebbe aiutarlo. Invece si sta scardinando, anno dopo anno, il sistema delle cure primarie, a cominciare dal blocco dei contratti pubblici che teoricamente comprendeva tutti i medici ma che si è concentrato solo sui medici di famiglia. I medici di famiglia, quelli di continuità assistenziale sono sul piede di guerra in basilicata perchè da dieci anni non hanno più un confronto serio col Dipartimento alla Salute. A dicembre scorso-dicono- si è chiuso l’ennesimo tavolo tecnico ed a febbrario i medici hanno presentato una nuova bozza dell’AIR: con le risorse economiche liberate dalla riorganizzazione del servizio di continuità assistenziale la bozza prevedeva il finanziamento di servizi importanti sul territorio con attività integrative per il sistema delle cure primarie (PDAI), dove medici di assistenza primaria e di continuità assistenziale avrebbero garantito prestazioni tipiche della medicina di iniziativa e quindi la gestione della cronicità sul territorio sganciata dalla rete ospedaliera, prevedendo altresì un Presidio di Primo Intervento attraverso il quale il distretto può offrire un punto di riferimento alternativo all’ospedale per la gestione delle urgenze di basso-medio livello (codici bianchi e verdi). E’ inutile dire che stiamo ancora aspettando la convocazione del tavolo regionale per discutere quella bozza. Non solo, ma le inadempienze della regione. dicono- riguardano l’applicazione dell’accordo nazionale che in alcuni punti viene disatteso, e cioè la quota da determinare in base agli assistiti cronici, la ridefinizione del Fondo B a riparto, l’assenza di qualsiasi programma formativo, il blocco della pubblicazione delle zone carenti, la sicurezza dei locali di continuità assistenziale. Ultimo, ma solo in ordine di tempo, il mancato coinvolgimento dei medici nella campagna di vaccinazione antinfluenzale che ha registrato due pesi e due misure: a Matera i medici di famiglia sono stati coinvolti, a Potenza no. Se tutto questo non basta per alzare la voce, – dice la FIMMG- un’altra fonte di preoccupazione per la tenuta del nostro SSR è data dallo scenario che si prospetta nei prossimi 9 anni relativamente al turnover della medicina convenzionata: infatti da qui al 2025 ben 450 medici (di assistenza primaria, continuità assistenziale e pediatria di libera scelta) andranno in pensione. Di converso a parte la cronica carenza di medici che si specializzano in pediatria, abbiamo che i posti a concorso nel Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale sono solo 25 all’anno, per cui si comprende come difficilmente si potrà garantire il pieno ricambio della medicina convenzionata. Inoltre non potrà fare neanche affidamento sulla Graduatoria della Medicina Generale, infatti dai dati del 2016, tolti i medici che hanno già un incarico a tempo indeterminato, vi sono in graduatoria 465 medici (di cui 385 con l’attestato del CFSMG e 80 col titolo equipollente) ma di questi solo il 24% è residente in Basilicata. Tenendo conto che una parte di medici in graduatoria e di quelli che frequentano il CFSMG sono extraregionali con un interesse minore per il nostro servizio sanitario regionale, si desume che fra 10 anni anche la Basilicata dovrà confrontarsi con la carenza di medici disponibili per le Cure Primarie.