Giampiero D’Ecclesiis

LA GUERRA E LA PACE

 

Quanti commenti, quante parole, quanto sarcasmo, quante inutili affermazioni assertive sulla guerra e sulla pace, sugli accadimenti in Ucraina, su ciò che si sarebbe potuto o dovuto fare, la sensazione è che molti si stiano ubriacando di parole perdendo di vista i fatti.

E i fatti sono semplici, cristallini.

L’Italia è un paese occidentale, aderente al Patto Atlantico, alleata degli Stati Uniti d’America, membro fondatore dell’Unione Europea.

Or bene, le prime tre circostanze che ho elencato sono una gran fortuna, ci fosse toccata in sorte una posizione geografica più orientale, per esempio come la Crimea, ugualmente penisola proiettata sul mare, sappiamo bene tutti quale sarebbe stato in nostro destino alla fine della Seconda guerra mondiale.

Con buona pace per i nostalgici della Siberia, dei Gulag e delle collettivizzazioni forzate, il destino benevolo ci ha posizionati nel cuore del Mediterraneo e all’interno dell’area che a Yalta le potenze vincitrici della guerra voluta anche da noi, hanno deciso di assegnare all’occidente.

Dal 1945 abbiamo vissuto sotto un ombrello protettivo che ci ha protetto, abbiamo vissuto otre 70 anni di pace mollemente poggiati sulla protezione americana, per di più potendoci anche consentire, con una spocchiettina intellettuale, di fare anche le pulci alla politica “imperiale” della superpotenza cui eravamo alleate.

Qualcuno ricorda la reazione dei giovani europei nel 1936 in Spagna, la mobilitazione per correre in difesa della libertà davanti all’aggressione nazi-fascista, certo erano altri tempi e, per fortuna, non c’erano ancora le armi nucleari e nessuno, meno che mai io, pensa con favore ad un allargamento del conflitto, ma diavolo neanche a livello di opinione emerge una coscienza oggettivamente libertaria, i commenti sono un florilegio di distinguo, di se, di ma, di però che nascondono semplicemente, ancora una volta, l’espressione dell’egoismo politico che è il tratto distintivo dei nostri tempi.

Tutte le crisi, tra le tante citate nell’arco del novecento, hanno avuto una partenza o sono state rinfocolate dallo zampino dell’uno o dell’altro contendente in campo: Corea, Cuba, Vietnam, Cambogia, Laos, Israele, Siria, Egitto, Libano, Argentina, Nicaragua, Cile, IRAN, IRAQ, Afghanistan, così citando a memoria, sono tutte crisi di confine ai margini dei due imperi dove popolazioni più o meno consapevoli, come arlecchino e pulcinella, se le sono date di santa ragione mentre URSS e USA tiravano i fili.

Questo con buona pace di una certa parte politica (la sinistra tanto per dire nome e cognome) che seguendo una tradizione consolidatasi tra gli anni 50 – 60, anni in cui di fatto era pronta a tradire il nostro paese a favore dell’Internazionalismo comunista retto dall’URSS da cui veniva prezzolata, ha continuato a propinare una narrazione nella quale i cattivi erano gli Amerikani e quegli altri si e no venivano nominati.

Non ci dimentichiamo la reazione di larga parte del mondo comunista davanti ai fatti di Ungheria.

Da quell’atteggiamento negli anni successivi si è passati a quello che ancora oggi una parte di quel mondo usa come mantra: Si è vero Putin ha invaso la Crimea ma quella si sa’ era troppo importante per la Russia!E sti cazzi?(N.d.A.)– Oppure quella odierna che prima è stata del tipo: “si ma in Donbass Ucraini e Russi se le stavano già dando di santa ragione e Putin è stato costretto a intervenire”, poi “In Ucraina ci sono le formazioni Nazi-fasciste”, come se non ci fossero anche in Italia e come se questa potesse essere mai una ragione sufficiente per plaudire ad una invasione che so, francese, per liberarci.

Ora di fronte ai massacri, ai bombardamenti, alle morte di civili, alle immagini di uomini e donne che resistono e si oppongono ad un invasore, che tornano in patria per combattere, chissà perché non gli viene in mente quel “O partigiano portami via, O bella ciao” che tanto gli piace cantare (piace anche a me, intendiamoci!), ma si rifugiano dietro allo slogan “mettiamo dei fiori nei nostri cannoni” (naturalmente solo nei nostri perché i cannoni russi sono già impegnati a sparare granate su un paese invaso) e nel ripetere le “analisi” geopolitiche di propaganda emessa dai russi sui social attraverso migliaia di account falsi.

Ma non basta. In Italia, purtroppo, oltre ad essere funestati da questi “sinistri” residui della sfasciacarrozze politico del novecento, per non farci mancare nulla, abbiamo anche quelli di destra che, come sempre, riescono ad esserepeggiori.

I neofascisti italiani, mi perdonassero i pochi ingenui che, a destra, ancora si illudono di poter convivere con questi eversori rimanendo indenni sul piano politico, giocano spregiudicatamente su due piani, quello istituzionale in cui, ad esempio, la On. Meloni, rimangiandosi anni di proclami antiatlantisti e anti europeisti, si scopre atlantista, europeista e schierata con l’occidente, e quello reale, fatto di ammirazione e vicinanza al leader che incarna ciò che nei sogni dei neofascisti italiani, un leader sovranista (nazionalista), di destra, dai metodi spicci e brutali tanto all’interno quanto all’estero,dovrebbe essere.

Fate una analisi a ritroso delle opinioni di quasi tutti coloro che, al netto della sacrosanta preoccupazione, in maniera più accesa giustificano le scelte compiute dal leader russo:O sono di matrice ex-comunista oppure neofascisti, personalmente oramai li indico con l’unico termine fasciocomunisti che li associa e li riunisce rendendo più chiaro ciò che le loro posizioni in realtà esprimono.

Questo non vuol dire affatto non vedere gli errori che sono stati commessi, ce ne sono sempre, le nazioni tutte, compresa la nostra, fanno scelte prevalentemente egoistiche, se così non fosse nel mondo ci sarebbero meno telefonini, meno auto, meno computer, meno social network, meno proprietari di case e anche meno affamati, disperati, malati, poveri, diseredati.

Sto giustificando? No. Ma il mondo è questo e le possibilità sono solo due, cercare di cambiarlo tenendo conto di come è, oppure ingozzarsi di belle, alate e ipocrite parole continuando a godere dell’opulenza che ci consegna il nostro status di cittadini di una nazione avanzata.

Al netto quindi di contraddizioni e ipocrisie grandi e piccole, di fronte a uomini e donne che invasi da un nemico spietato che li uccide, li bombarda e tenta di conquistarli senza pietà io mi levo 100 volte il cappello, li ammiro, mi commuovo guardandoli in una piazza di Kiev riempire bottiglie per fare bombe molotov, mi ricordano Gennarino Capuozzo e le 4 giornate della mia altra città del cuore e, francamente, certi distinguo mi fanno un po’ rabbia.

Io penso che Putin abbia commesso un errore, con questa azione è riuscito in un colpo solo a  mettere all’angolo tutte le forze che in Europa in qualche misura simpatizzavano con lui, mettere d’accordo tutti gli stati europei su una reazione veramente molto veemente rispetto alla quale le uniche opzioni che gli restano, oltre a sedersi e trattare per una soluzione negoziale, sono la guerra oppure l’abbraccio mortale con la Cina relegando la Russia in maniera definitiva ad una posizione subalterna rispetto alla maggiore superpotenza mondiale che, non ha caso, sembra essere rimasta alla finestra –cosa che ovviamente non è.

Non bisogna avere paura di esprimere il proprio dissenso nel consesso internazionale.

Condivido la posizione espressa dal Consiglio d’Europa e quella del Governo italiano, una politica comune europea è necessaria sia in termini di difesa che di proiezione geopolitica. Naturalmente una strategia priva della forza che solo lo strumento militare può dargli non esiste, la differenza sostanziale resta che, nel caso dei paesi democratici, lo strumento militare è solo funzionale alla difesa.

Scegliere di avere una politica estera, di avere una propria strategia per la proiezione estera dell’Italia e dell’Europa è esattamente funzionale alla costruzione di una identità europea che consenta di superare e di ridisegnare la mappa del mondo di Yalta, cosa che, ovviamente, implica l’incamminarsi su un sentiero non privo di rischi in un mondo che era, è e resta un luogo pericoloso e competitivo tra le nazioni.

Magari sbaglio, ma sono un uomo semplice e il mondo è complesso, le analisi difficili e quando sono contemporanee agli eventi sono quasi sempre viziate da un difetto di obiettività.

Da uomo semplice guardo alle cose e vedo:

  • Una nazione grande e potente che invade una vicina più debole;
  • Una nazione che ha programmato e progettato lungamente questa azione di guerra predisponendo tutte le contromisure che poteva per ridurre gli effetti delle reazioni che sapeva avrebbe scatenato;
  • Una aggressione uno stato sovrano senza provocazione, con l’intento chiaro, da quanto avviene sul campo, di conquistarlo e governarlo;
  • Un esercitorusso bombarda, uccide, distrugge la popolazione civile e inerme dell’Ucraina
  • Il governo Russo non solo ha ordinato l’invasione l’Ucraina ma ha già minacciato tutte le repubbliche baltiche e la Finlandia che farà lo stesso con loro se dovessero compiere scelte in contrasto con gli interessi strategici russi.
  • Gli Ucraini si difendono, con eroismo, patriottismo, amore per la loro terra e la loro libertà.

Tutti questi a me sembrano fatti incontrovertibili difficili da mettere in dubbio.

Non basta dare agli altri l’etichetta di nazista o fascista per non esserlo e, allo stato, l’unica nazione fascista di questo confronto a me parequella che aggredisce uno stato vicino e che reprime il dissenso interno con metodi di polizia.

L’Europa è stata troppo molle in questi anni, troppe le cose che sono state perdonate o tollerate alla Russia, e non solo alla ad essa, per egoismo e interesse; non si possono ripetere gli errori fatti nei primi decenni del novecento.

La chiara e franca presa di posizione degli stati europei e dell’Italia è una buona cosa, così come l’attivismopartito verso la sponda meridionale del mediterraneo; ci sono nodi che dovranno venire al pettine, ad oriente oramai l’Europa ha solo avversari e alleati infedeli, i primi vanno contrastati e i secondi messi di fronte ad una chiara scelta di campo e, nel caso, espulsi dalle alleanze.

Il mondo era e resta un luogo pericoloso, l’aspirazione a vivere in pace sacrosanta, guai a vivere pensando che detta aspirazione si possa realizzare senza sacrifici, quale che sia la scelta politica, finanche quella non-violenta. Non ci si può disimpegnare, non si può far finta di nulla pena essere prima complici poi, magari, vittime e nessuno come noi italiani dovrebbe aver imparato bene questa lezione.