“omaggio a mauro masi” A CURA DI LUCIO TUFANO
dalla presentazione di
Giuseppe Appella
Questi acquarelli sono una piccola scelta di una lunga serie di opere che hanno assunto i luoghi natali a tema dominante e si snodano come un lungo racconto che compila il grande quadro sulla Lucania.
Baschi, alberi, tronchi contorti pieni di antiche ferite, mura di case grigie impregnate d’umidità e di fumo, stagioni, la spiaggia, il contadino e la religiosità di un lavoro accettato con pazienza: le vicende della vita sono qui legate da un filo che scende alle radici del passato, in un tempo senza termine.
Il confronto tra mondo emozionale e soggetto è senza concessioni, il plen air è sempre castigata dall’analisi formale, l’elemento illustrativo sfoca in secondo piano come un’eco e la «veduta» è filtrata dalla scomposizione implacabile della superficie e della massa che costituiscono la grande forza del primo cubismo.
Sono i momenti, e questo fin dai primi studi di paesaggio annotati tra Potenza e Matera, in cui Masi astrae dalla realtà cronistica per dar rilievo alle forme in assoluto, concentrando cosi nella medesima immagine l’estate e l’inverno, il giorno e la notte. La veduta d’insieme si fa particolare, le suggestioni cubiste si fondono con i suggerimenti futuristi ed entrambi uniformano attimi intensi in cui l’ironia incide come tema espressivo di dinamismo. Si esalta cosi la vocazione di Masi all’acquarello. Lo stesso disegno è avviato ad articolarsi in ricchi valori coloristici ma incorporati nel tessuto dell’acquarello che, dal primo all’ultimo, sviluppa freneticamente ogni esperienza, incalza le nuove ragioni e i dirottamenti, le nuove situazioni e le contaminazioni per farsi organica articolazione di linguaggio.
L’acquarello, al contrario della pittura, ripercorre l’ambiente e il paesaggio fantastico o domestico della Lucania per individuarlo negli esatti contorni, in un’atmosfera di sospensione. Nulla è stato sorvolato, le «cose» del suo paesaggio sono lì eppure nel nitore eccitato dalla grande luce è sospesa la sensazione di una costanza interiore che costringe a ripercorrere il suo itinerario per ricostruirlo sul filo della memoria. Come a voler dire che l’immagine si dilata anche in lui, apparentemente dominato dall’aspetto reale delle cose, e la fantasia viaggia allo scoperto, libera di prendere il sopravvento, di completare, concentrare, condensare, ripassando tutta intera la storia dell’arte, senza uscire mai dal cerchio delle cose quotidiane, senza alterare l’atmosfera trepida che ci rende consueti questi luoghi.
Dalla finestra di Matisse, dai giardini di Klee, dalla spiaggia di Picasso, dalla montagna di Cézanne il mondo è solo il riflesso di questa piccola preziosa porzione di terra nel sud dell’Italia.