LA POTENZA CHE VORREI Capitolo 10 – Meno disfattismo e più partecipazione

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di ROCCO PESARINI

 

 

 

Nei capitoli precedenti della Potenza che vorrei, ho espresso desideri, bisogni, necessità che mi piacerebbe veder soddisfatti dal prossimo sindaco e dalla prossima amministrazione comunale.

Ma nella città dell’immediato futuro, nella città che vivremo tutti quanti nel breve e medio periodo, mi piacerebbe che ci fosse anche un “cambio di marcia”, un cambio di visione nella testa di molti miei concittadini.

Perché se è giusto pretendere che un Sindaco, una Giunta ed un Consiglio comunali lavorino bene e mantengano fede ad impegni elettorali ed obblighi e doveri amministrativi, ritengo altresì che sia giusto, non dico pretendere, ma quantomeno aspettarsi che i cittadini amino di più la propria città e, forse, si spendano maggiormente per essa, per renderla più viva in ogni ambito e settore.

Lo possiamo chiamare impegno civico, la possiamo definire partecipazione dal basso, possiamo utilizzare ogni dizione o definizione che maggiormente ci aggrada ma urge mettere definitivamente da parte il “disfattismo a prescindere” e mettere in campo quella partecipazione civica che Potenza, come ogni città, merita dai suoi cittadini.

Onestamente negli ultimi anni, “complice” forse anche una politica finalmente meno invasiva ed invadente, una parte della città e dei cittadini sembra essersi ripresa quel ruolo da protagonista che compete e spetta a tutti noi cittadini.

Comitati ed associazioni di quartiere, associazioni culturali o di promozione sociale, comitati spontanei, dibattiti pubblici spesso nati sui social ma poi concretizzatesi nella realtà, hanno ridisegnato un ruolo tutto nuovo nella Potenza degli ultimi anni, con il quale amministratori e politici hanno dovuto fare, volenti o nolenti, i conti.

Tanto è stato quindi già fatto. Ma altrettanto, se non di più addirittura, deve esser fatto.

Quindi partecipiamo, contribuiamo, interessiamoci della nostra città e che tutti quelli che criticano Potenza giusto per il gusto di apparire fighi ripetendo i soliti slogan ormai divenuti noiosi, inizino a valutare la possibilità di cambiare veramente città.

 

“NON CHIEDERTI COSA PUO’ FARE IL TUO PAESE PER TE, CHIEDITI COSA PUOI FARE TU PER IL TUO PAESE” (John Fitzgerald Kennedy, discorso di insediamento alla Casa Bianca, 20 gennaio 1961)

 

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Rocco Pesarini

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