La Roma si conferma anche al Meazza con l’Inter come la più accredita e forse unica rivale della Juve per la conquista dello scudetto. Che adesso è saldamente nelle mani della squadra bianconera che nel momento topico della stagione ha trovato la soluzione migliore, sotto l’aspetto tattico, per ridiventare irresistibile e difficilmente scalzabile dalla posizione che occupa stabilmente da quasi sei anni. La squadra di Spalletti non fallisce il colpo contro l’Inter e si libera, momentaneamente, anche del fiato sul collo del Napoli bistrattato dalla splendente Atalanta dei giovani e portata tra le grandi del campionato da Gasperini. I bergamaschi rimangono con i piedi per terra ma, sotto sotto, un pensierino al terzo posto lo fanno anche perché sognare non costa nulla. Ma soprattutto perché vivono una situazione entusiasmante e semplicemente giocano davvero bene. Con grande felicità della famiglia Percassi sia per i risultati eclatanti che stanno arrivando ed anche per la vagonata di milioni di euro che sono già finiti nelle casse della società nerazzurra per le cessioni di Caldara, il protagonista della vittoria al San Paolo con la doppietta che ha steso il Napoli, alla Juventus che con lui ha già trovato l’erede della BBC e di Gagliardini all’Inter e che finiranno ancora alla società lombarda nel prossimo mercato estivo per le aste che si apriranno per assicurarsi gli altri talenti delkla squadra di Gasperini a cominciare da Kessie. Tornando alla partita di ieri sera, c’è da dire che , fatti salvi il grande valore dei giallorossi e l’ottimo momento di forma che attraversa, qualcosa in più dall’Inter grandi nomi ci si sarebbe aspettato. Anche perché per continuare a cullare il sogno Champions con il terzo posto, era necessario lo scatto decisivo proprio contro la squadra di Spalletti. Che ha incontrato, nel corso della partita, meno difficoltà di quante se ne paventassero alla vigilia per gli obiettivi dell’Inter, per mettere la gara sui binari favorevoli. La Roma, trasformata dalla cura Spalletti che adesso sembra aver fatto metabolizzare ai suoi la fame di vittoria sempre e comunque, sta sfruttando al massimo le caratteristiche dei suoi elementi e ha trovato, sul piano del gioco, una precisa identità e funzionalità. Tutt’altra musica rispetto al periodo Garcia. Nel collettivo ben organizzato di Spalletti, emergono anche certe individualità che traggono vantaggio dal lavoro del tecnico toscano. E ‘ il caso di Nainggolan diventato tremendamente efficace negli inserimenti sul fronte offensivo. Da manuale il suo primo gol con un destro a giro che non ha lasciato scampo a Handanovic e precisa e potente anche la conclusione della seconda marcatura personale. Ma sul secondo gol del belga pesa la gravissima deficienza dell’Inter che ha fatto fare a Nainggolan una quarantina di metri palla al piede, l’ha fatto arrivare al limite indisturbato e gli ha consentito anche di prendere la mira. Un errore gravissimo dell’Inter che avrebbe avuto tutto il tempo e le possibilità per fermare la corsa del romanista. Alla fine la vittoria dei giallorossi è meritata e sabato prossimo la Roma ha la possibilità di scrollarsi di dosso definitivamente il Napoli se sfrutterà lo scontro diretto in programma allo stadio Olimpico. E a proposito di stadio, a Roma si festeggia per l’accorda tra giunta Raggi e società romana per la costruzione dello stadio del quale ci occuperemo prossimamente. Per l’Inter e per Pioli ci sarà da lavorare ancora molto per fare diventare la squadra un collettivo organizzato capace di mostrare una precisa identità di gioco. Ed anche per i risultati, crediamo che si debba rimandare i sogni di gloria alla prossima stagione con altri ingenti investimenti di Suning. Nella società nerazzurra non si capisce ancora qual è il modello da seguire per mettere a frutto i soldi cinesi. Almeno a giudicare le parole del vicepresidente Zanetti, grandissimo come giocatore, ma che deve fare ancora molta gavetta per diventare un dirigente di alto livello. Visto che l’unica sua preoccupazione è quella di rimarcare l’astio nei confronti della Juve quando dice che “ la Juve non è il nostro modello perché le nostre idee e la nostra storia sono differenti”. E Zanetti ha piena libertà se non vuole seguire l’esempio della società bianconera, ma almeno facesse sapere quali sono il suo modello da imitare e soprattutto quali sono le sue idee per rilanciare le ambizione dell’Inter. Che a vedere i risultati ottenuti con Thoir e i soldi spesi da Suning, non sembrano aver contribuito molto all’obiettivo prefissato. Non si sforzi troppo il vicepresidente dell’Inter a rimarcare la differenza delle storie delle due società. Tutti conoscono benissimo quella della Juve che vince ormai da oltre un secolo con continuità. Mentre l’Inter, a stare con la sua storia, vince ogni 45 anni. E toccato negli anni sessanta al grande presidente Angelo Moratti, poi nel 2007-2010 a suo figlio Massimo. Con questa cadenza per vedere l’Inter vittoriosa bisognerà aspettare il 2055. Quindi si sbrighi Zanetti a sfornare idee vincenti se vuole accorciare drasticamente questa cadenza.
E’ LA ROMA LA VERA ANTAGONISTA DELLA JUVE
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