LUCIO TUFANO
Quando la produzione delle automobili si andava trasformando in grande industria, nacque una serie d’imprese minori che si specializzarono in un settore particolare dell’industria automobilistica, l’impianto elettrico, il carburatore, i freni, le sospensioni, le varie parti del motore. Le cognizioni e l’esperienza accumulate con gli anni da questi operatori diedero un contributo determinante alla tecnica della fabbricazione delle automobili. Le piccole ditte fabbricanti di automobili, con le mutate condizioni di mercato e nei decenni a venire lasceranno ai grandi complessi industriali tutta la produzione, giacché solo la grande industria potrà affrontare le costose ricerche e la produzione in serie, necessarie per migliorare il prodotto e per mantenere il prezzo della vettura alla portata del compratore medio. Questo vale anche per l’autocarro la cui evoluzione è simile a quella dell’automobile. È così che i fabbricanti di autocarri, nei primi anni dell’automobile, mirano soprattutto alla potenza a scapito della velocità e alla resistenza a scapito della comodità. Il caso dei 18 BL risponde proprio a tali criteri. Intanto il numero delle officine in Italia ed in Europa aumenta con il numero delle automobili e degli altri autoveicoli. Viene fuori una emerita categoria dell’artigianato dei servizi che è quella dei meccanici, del commercio di auto e di pezzi di ricambio. Non è possibile, a questo punto, parlare dell’automobile senza accennare, sia pure brevemente, ai Procaccio, famiglia medio-borghese di Potenza che, con le automobili, specie con le FIAT, ha avuto esperienze, intrecci operativi e di mercato, e segnato tappe generazionali.
La vicenda dei Procaccio si svolge quasi interamente a Porta Salza “abbasc’ a Procaccio” – che, in quei tempi, voleva significare l’arduo limite della città prima della campagna e dove una sorta di primo presidio dell’automobile e dei suoi pezzi rappresenta per svariati decenni il regno della Fiat, specie quando Cecchino Procaccio crea uno stabilimento attrezzato come commissionaria FIAT, dotato di reparti e officina. Non vi sarebbe ragione quindi di parlare della automobile in tempi così lontani e dei suoi pionieri, senza imbattersi in uno dei primi, forse il primo, Nicola Procaccio di Irsina, che a quattordici anni si reca a Marsiglia a lavorare da meccanico.
Nicola riceve la sua preparazione in una delle officine francesi ed il 26 luglio del 1909 ottiene dalle autorità competenti il certificat de capacitè per le automobiles avec motor a petrole. Tornato in Italia, ancora trentenne, apre una officina, intorno agli anni 1911-1912 a Potenza ed in seguito tratta la vendita di automobili e ricambi. Sposa Antonietta Menchise di Genzano, molto più giovane di lui ma attenta ed energica operatrice del settore. Procaccio Nicola, i motori, i pezzi di ricambio e le cognizioni sul funzionamento delle macchine sono un tutt’uno. Perfino con le mietitrebbia, naturalmente le prime, Procaccio ha dimestichezza, tanto da recarsi nei campi di grano a Pazzano (Tolve), in proprietà Catalani, ogni estate, per lavorarvi alla mietitura.
Dal 1924 al 1932, per quanto è stato possibile rovistare nei vecchi documenti, Nicola Procaccio risulta, con la entità di “industriale”, intestatario di una Fiat 505 – autobus chiuso – licenza di circolazione PZ 156, con 13 posti per servizio di linea; di una Fiat Berlina, PZ 138, 4 posti; di una Ford Torpedo aperta, PZ 217, 4 posti; di un autobus chiuso, PZ 218, servizio autolinee, 12 posti, Fiat tipo 2; di un altro autobus chiuso, PZ 212, con 13 posti, fabbricazione Italiana; di una Ansaldo coupé, 6 posti, PZ 241; di una Fiat Landaulet, PZ 265,6 posti ed in comproprietà con il sig. Lelio Manta.
Ancora nel 1932 di un Ansaldo targato PZ 975 e di una FIAT 508, PZ 108, nel 1934 di una Fiat 503 PZ 1225, trasporto merci, nel 1937 di un mezzo targato PZ 1738, e, fino al 1944, di un Ansaldo, PZ 2390 per uso privato.
Dalla quantità di automezzi intestati al Procaccio si intuisce la portata in quegli anni, della sua attività.
Non v’è potentino che non ricordi l’avamposto dei Procaccio a Porta Salza, ove, fino ad alcuni decenni fa, vi erano i locali del magazzino di ricambi gestito dal genero Paolo Salvatore, ed i garage. In quei locali e in una officina poco distante avrebbe svolto quasi tutta la sua attività Nicola Procaccio, imprenditore dell’automobile. Muore nel 1969, dopo aver avviato il figlio Francesco nella stessa professione. La sua attività di operatore cessa nel 1961. Durante il Fascismo Nicola Procaccio incontra diversi ostacoli (forse frapposti dal Regime al vecchio socialista) che lo costringono a smettere gran parte dell’attività.
È nel 1951 che il figlio avvocato, Francesco, per tutti Cecchino, ottiene la Commissionaria Fiat (1 aprile) nei locali di Via Mazzini in prossimità del vecchio negozio. Cecchino Procaccio, con i soci Bochicchio e Lancieri erigono, quasi alla fine di Via Mazzini, una moderna struttura con autosalone, autorimesse ed officina. La Commissionaria ed in genere tutto il complesso delle attività ad essa relative vanno molto bene, al punto che negli anni ’50 e ’60 la quota venduta di Fiat è pari a circa il 75% del mercato in provincia di Potenza.
La sola azienda Procaccio vende un numero di autoveicoli FIAT tre volte maggiore di quanto ne possa vendere la concorrenza. Negli anni successivi però viene avanti tutta una categoria di rivenditori che con le altre marche controllano il mercato ed appagano la domanda sempre più esigente degli utenti.
Vi sono operatori altrettanto valorosi le cui commissionarie sono in grado di offrire automobili per tutti i gusti ed in conformità di quanto accade a livello internazionale per nuove possibilità offerte dal Mercato Comune e per gli accordi che si stipulano tra fabbriche italiane e fabbriche estere, grazie alla mediazione dei governi. I nuovi concessionari, da Aldo Rubolino per le macchine Alfa Romeo e Dauphine, ai Santangelo per le O.M. (l’auto Lucana) ai Di Bello e Nortano per le Volkswagen, agli Olita per le Opel, a Michele Ardore per la Ford, a Franco Liscio per la Lancia invadono la piazza che ormai raccoglie tutti i tipi di automobili, di diversa cilindrata, di diversa carrozzeria, dalle berline, alle spider, in omaggio alla modernità e alla voluttà di possederle e di guidarle.
Dopo il Procaccio e il dissolvimento della società con Bochicchio e Lancieri, il seme della operosità e della iniziativa nel settore della automobile ha germogliato un po’ dovunque.
Quelli che operavano nei reparti del complesso FIAT di via Garibaldi, sia per il reparto elettrico che per quelli dei motoristi e della meccanica generale e riparazioni, sia per la verniciatura, hanno proseguito l’attività nel settore con pieni risultati e soddisfazioni personali anche nella SITA.
Gerino Laboragine e Vincenzo Messina, i meccanici tra i più bravi degli anni, Pasquale Sacchetti, Salomone Bevilacqua, Pasquale Sabia, fabbro meccanico per balestre e pezzi diversi, tornitori e motoristi come Michele Trombone e Innocenza Rinaldi (caporeparto), provetti meccanici riparatori come Egidio Galasso e Carmine Sacchetti, verniciatori gelosi del proprio lavoro e perfezionisti come Giuseppe Nevola e Achille Locatelli per i nuovi diesel costituivano il nerbo meccanico prima della FIAT di via Garibaldi e poi della SITA.
Altri, collaboratori dell’azienda di via Mazzini gestita dalla società di Procaccio e Lancieri, hanno proseguito con risultati lusinghieri: Nicola Pessolano, titolare oggi, con i fratelli Carmine e Valentino, d’importanti aziende nel settore degli autocarri, delle autovetture e dei ricambi IVECO, Rocco Pecoriello, capo officina e Giuseppe Villani, bravissimo conoscitore meccanico, Nicola Santarsiero, ed altri.
Officine, garage, noleggiatori da rimessa, importanti protagonisti del mondo dell’auto, militanti del motore con tuta e senza, con automobili d’epoca, con balilla a tre o a quattro marce, con il 1100 FIAT, chauffers compiti ed avventurarsi, capaci di rompere l’ardua barriera delle distanze e delle impervie contrade hanno lodevolmente ottemperato al proprio servizio.
E poi le officine, i locali anneriti dai gas e dai lubrificanti, dagli spruzzi di nafta e dai pezzi di motore e di ricambio da sostituire, animate dalla mobilitazione permanente di chi vi lavora l’intera giornata, come Zaccara Alessandro, Emilio Lapenna, Eugenio Ruggieri, Colucci Vincenzo, Tonino Ragone, già meccanico della FIAT di Procaccio, Cossidente Rocco e Ragone Rocco, Rocco Pastore dipendenti della ditta Santangelo, hanno fatto la storia della civiltà meccanica nella città come centri di assistenza per gli utenti di tutta la provincia.
Ed è proprio Rocco Santangelo che, con D’Andrea Paolo, nei primi anni ’50, impianta una officina di vulcanizzazione. Qualche anno più tardi è Rocco Santangelo a gestire una officina di elettrauto in società con Vincenzo Di Lorenzo, il primo elettrauto del periodo, fino a sviluppare con successo una azienda industriale come la Rabotti Sud.
Dalla lunga esperienza del motore delle auto di linea, vengono gli strenui imprenditori, oggi titolari di grandi aziende come Peppino Liscio ed il fratello Raffaele che offrono alla comunità lucana poderosi servizi di trasporto per grandi distanze. La lunga vicenda della loro impresa è coronata di sacrifici e di successi.
