LA SCIMMIA NUDA: LE LIRICHE DI D’ECCLESIIS

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

Quel libro voleva scriverlo da anni, ma parliamo di poesia, di creatività e non si può comandare alla creatività di uscire dal cilindro così e neanche a un libro di uscire magicamente dalla tipografia. Fare un libro è facile, ci vuole poco. Invece scrivere un libro è difficile, innanzitutto ci deve essere qualcosa da dire, da esporre, da condividere. Poi se è narrativa, anche l’estro, l’originalità. Se si tratta di poesia, il tutto si complica poiché “fare poesia” è difficile, sempre più difficile. Giampiero D’Ecclesiis nonostante si definisca un grafomane ha impiegato il giusto tempo per dare alla luce la sua silloge “La scimmia nuda” ; quel tempo che forse neanche lui ha stabilito ma metaforicamente il suo sofferto estro ha deciso. Giampiero ed io siamo amici da un decennio, un’amicizia vera, complessa e a volte anche litigarella. Come una vera amicizia deve esserlo. Poi anche un rapporto consolidato da passioni comune, come lo scrivere, come i versi, come i paesaggi. Dialogico parliamo di tutto: dalla poesia alla cucina, dall’arte alla tv, dal che fai oggi ai tempi sociali. Per questo la copertina del nuovo lavoro non mi ha  sorpreso, da qualche tempo D’Ecclesiis ha preso a dipingere e disegnare e quel personaggio è un suo alter ego. Non il vecchio legionario romano Miles Algo incazzato con tutti ma Don Chisciotte che fa battaglia per tutti e contro i mulini a vento, finendo battuto. Giampiero è un Don Chisciotte moderno, fa battaglia da sempre: contro l’eolico, contro l’inquinamento, contro il degrado anche culturale. A volte vince, spesso perde e riprende a combattere. Anche con la penna, come lo spadaccino Cyrano de  Bergerac. Lui lo fa anche con i versi, e nella prefazione pregevole di Rino Cardone è evidenziato: “È in questo atteggiamento di egocentrismo, senza freni, dell’individuo che ritroviamo, anche, il concetto del “decomporsi” e del “ricomporsi” della realtà, tratteggiato da Zygmunt Bauman. E ripreso da Giampiero D’Ecclesiis per parlare, ad esempio, del dolore che si leva da barconi dei migranti; delle tragedie epocali che hanno ferito la coscienza umana del nostro tempo (come nel caso di Auschwitz e del genocidio degli ebrei, nei lager nazisti) e della condizione di alienazione prodotta – sulle persone – dal fenomeno dell’inurbamento, a dispetto dell’anima della campagna”.

Ricordi

Le parole non scorrono,

si incastrano,

non scivolano.

Resistono i non detti.

 

Ma attenzione D’Ecclesiis scrive non per cambiare il mondo e neanche per cambiare se stesso. Scrive perché gli viene naturale; scrive per tracciare le sue emozioni, scrive perché lascia un sogno tra versi, ritmi e anche disegni di parole. Suggella questa sua poetica, Rino Cardone, da raffinato critico e uomo di cultura qual è: “A riprova dell’inclinazione di Giampiero D’Ecclesiis di vedere il mondo con il filtro – valutativo e interpretativo – di tipica marca esistenzialista c’è anche il titolo che ha scelto per questo suo volume. Ovverosia “La scimmia nuda”. Un titolo che ci riporta, ancora, ad Albert Camus e al suo romanzo “La caduta” (1956) nel quale l’autore algerino, di nazionalità francese, assegnò a uno dei suoi protagonisti, Jean-Baptiste Clamence (brillante avvocato parigino e uomo, solo in apparenza, buono) il compito d’indurre gli occasionali clienti di una taverna portuale a confessare i loro peccati e la loro cattiva coscienza. Si trattava, però, del trionfo dell’inganno, visto che dietro la sua falsa modestia si nascondeva il bisogno, da parte sua, di brillare su tutti gli altri e di opprimere il prossimo”.

Tra i silenzi mangosi,

senza sole,

crescono muffe grigie

di rimpianto,

anonime sui ricordi.

Si attenua piano

un dolore,

come una vecchia foto

sbiadita al sole

perde di contorni.

Nel mio cortile scuro

un raggio di sole

l’unica primula del prato

sorride di giallo

e da calore come un fuoco.

Miles, 2021

 

Una curiosità D’Ecclesiis, perché la scimmia nuda? Un titolo che riporta a fine anni 60, alle contestazioni del 68, al rock psichedelico. A un mondo che voleva cambiare, anche con la cultura

“Il mio libro si chiama La Scimmia nuda. Al di là dell’omaggio al più meritatamente famoso “La Scimmia Nuda” di Conrad Lorenz, che indaga le origini etologiche che hanno trasformato l’homo sapiens in uomo culturale, la mia scimmia è nuda perché senza schermi.

Perché scimmia e non uomo nudo? Magari avrebbe potuto anche starci la citazione a Gianni Milano e ai poeti della beat generation italiana, ma come Lorenz, io sono convinto che molte delle caratteristiche che fanno di noi un animale culturale si siano evolute per caso e per necessità, ed è proprio pensando alla intima radice ancestrale di un atto come quello della poesia che a me viene in mente più la scimmia-uomo, nuda perché priva di schermi, nuda come solo un poeta che non imbrogli con i versi è”.

 

Don Chisciotte, hai abbandonato il legionario romano Miles Algo che le battaglie le vinceva per un combattente idealistico che perdeva sempre. Come Mai?

“Miles sono io, è la mia parte che non si arrende, questo vecchio legionario della XIII Gemina è ormai il mio alter ego da oltre vent’anni, se lo abbandonassi sarebbe come negare me stesso ed è impossibile. È rozzo, impulsivo, sincero e mi aiuta a vivere con la schiena dritta. D’altro canto, oggi come oggi,rimanere fedeli ai propri valori, a volte anche inseguendo illusioni, utopie, rifiutare l’ipocrisia, la falsità, la slealtà che sembrano essere davvero gli elementi distintivi della nostra epoca, è un po’ come combattere come i mulini a vento e ci fa diventare come Don Chisciotte”.

 

Dopo tanta prosa – so che scrivi sempre poesie- ritorni con un libro di versi. Come mai? Ma il mondo salverà la poesia? Non viceversa…

“Era molto tempo che volevo raccogliere un po’ delle mie poesie in una nuova silloge da proporre agli amanti della poesia, ne ho avuto occasione con l’editrice Ermes e ne sono contento. Il mio La Scimmia Nuda è un po’ un ritorno alle origini, dopo tutto il mio primo volume pubblicato “Fantasmi riflessi” era una era una silloge poetica. La poesia è un rifugio accogliente, ci aiuta a cullare le nostre emozioni, ed è sempre un mondo nuovo da esplorare, la poesia è vita. Per la presentazione del libro che ci sarà Sabato 13 novembre presso il Circolo Gocce d’Autore, in via Torraca a Potenza, ho costruito una sorta di recital performativo tra poesia e prosa condita da un pizzico di musica che verrà introdotto da un intervento di Rino Cardone che mi ha fatto l’onore di scrivere la prefazione del libro. Intorno a me ci saranno alcuni dei miei quadri, altro nuovo gioco nel quale mi sono cimentato. Reciterò, canterò, sperimenterò con il pubblico la messa in scena di uno spettacolo basato sulla poesia performativa circondato dai colori dei miei acquerelli. Non so dirti se la poesia cambierà il mondo, so di certo che ha salvato me.”.

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