VITO TELESCA
Come già raccontato nella prima parte di questo dossier alla scoperta della signoria dei Sanseverino, uscito su Talenti Lucani, un obbligo non scritto valido per tutte le famiglie feudali dell’epoca, e quindi anche dei Sanseverino, era quella di mescolare il proprio “sangue blu” con esponenti nobiliari di altre casate. La strategia matrimoniale dei Sanseverino si segnalò da subito come una delle più aggressive e ampie dal medioevo fino all’età moderna a cominciare proprio dal normanno figlio del capostipite Turgisio, che sposò una longobarda, nipote del principe di Salerno Guaimario. Successivamente questi si imparentarono anche con le famiglie reali d’Angiò-Durazzo e coni principi d’Aragona (infatti vorrei ricordare che Carlo III di Durazzo era figlio di Margherita Sanseverino)
Una signoria che non si fece mancare nulla, anche matrimoni tra membri appartenenti allo stesso ramo nobiliare. Nel 1399 infatti Ludovico Sanseverino conte di Marsico, sposò la pro-cugina Caterina Sanseverino, contessa di Montescaglioso. Roberto Sanseverino, nipote di questi ultimi, sposò Raimondina del Balzo, altra casata molto importante del regno.
Non mancarono anche matrimoni molto criticati. Bertrando Sanseverino, conte di Caiazzo, sposò infatti una sua vassalla di Fellito nel 1383. Dalla loro osteggiatissima unione nacque Leonardo (detto Leonetto) Sanseverino che sposò Elisa Sforza, la sorella di Francesco I Sforza Duca di Milano e madre di Roberto Sanseverino D’Aragona. Quest’ultimo diede vita ad un altro ramo dei Sanseverino, sviluppatosi però nel nord Italia poiché sposò prima Giovanna da Correggio (dalla quale ebbe 5 figli) ed in seconde nozze sposò Elisabetta di Montefeltro dalla quale ebbe addirittura altri dieci figli, tra i quali spicca il cardinale Federico da Sanseverino.
Altro ramo molto attivo fu quello denominato “di Bisignano” ed ebbe inizio con Luca Sanseverino, figlio a sua volta di Antonio Sanseverino e Giovannella Orsini Del Balzo che acquistarono la città di Bisignano per 11 mila ducati da Ferdinando I. Luca prendeva in dote un feudo abbastanza rinomato e che poteva contare, tra gli altri, paesi quali Tricarico e Chiaromonte, destinati poi ad ingrandirsi perché Luca Sanseverino si unì con una Ruffo, Gozzolina, figlia del conte di Catanzaro. Senza annoiarvi enunciando i matrimoni successivi dei loro figli ci è sufficiente indicare come la linea dei signori di Bisignano comprese matrimoni con esponenti dei conti abruzzesi Gaetani, dei Piccolomini, Requens, Orsini e Scandemberg. Queste ultime tre signorie unite in matrimonio con la stessa persona, ovvero Pietro Antonio Sanseverino! Dall’unione tra quest’ultimo e Irene Castriota Scandemberg nacque Niccolò Bernardino che sposò, udite udite, nel 1565 Isabella della Rovere, principessa di Urbino, nientemeno che la figlia di Guidobaldo II e della principessa di Parma e Piacenza, Vittoria Farnese. Il lungo e potente ramo dei Sanseverino di Bisignano si estinse parzialmente con le otto figlie del principe Luigi Sanseverino (1832-1888), maggiordomo maggiore nella corte casertana di Francesco II di Borbone. Loro discendenti furono i marchesi di Miglione.
Il loro quartier generale era situato nel quartiere di Barra di Napoli nell’omonimo palazzo dei Principi di Bisignano dotato, tra l’altro di un enorme e preziosissimo archivio storico documentale.
Altro ramo dei Sanseverino fu quello che puntò più verso la Puglia e il Salento ma che derivava sempre dai Bisignano. La storia ha inizio con la congiura dei Baroni nel 1487. Ad essere arrestato e ucciso fu anche Geronimo Sanseverino, ultimo del ramo dei Bisignano che però aveva lasciato il feudo nelle mani di sua moglie Mondella Gaetani (contessa abruzzese) e dei piccoli figli.
Il primogenito Bernardino nel 1496 ottenne dal Re la restituzione del principato e la riconferma dei privilegi sottratti con la congiura. Sveva Sanseverino, la sorella di Bernardino, sposò nel 1500 Belisario Acquaviva conte di Conversano, ovvero una casata che aveva in feudo anche Nardò. Dalla loro unione nacquero numerosi figli: Caterina, Giò Bernardino (divenne secondo duca di Nardò), Giacomo Antonio (vescovo di Nardò dal 1521 e poi rinunciatario, nel 1532, per nozze con Giovanna Spina), Giovan Battista (vescovo di Nardò dal 1536 al 1569), Adriana (che sposò Ferrante Castriota Scanderbeg), Vittoria, Antonia (sposa del nobile Giovan Battista della Marra), Laura (che sposò il signore di Locorotondo, Alessandro Carafa). A suggellare il matrimonio tra queste due potenti famiglie, su una delle torri della cinta muraria di Nardò è ancora oggi visibile lo stemma nobiliare con le insegne degli Acquaviva e dei Sanseverino.
