‘ LA STRANIERA’, il romanzo degli intrecci di vita

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DURASTANTI, lucanamericana finalista allo “Strega 2019”

di Antonio Lotierzo

 

Invito a portarsi in vacanza questo “La straniera” , romanzo eccellente di Claudia Durastanti ed a farlo poi leggere d’inverno a chi voglia crescere, muovendosi nelle corde della vita che è sempre costituita da un filo di storia che si riavvolge fra molte geografie (America (per lo più New Jersey e N-Y.-Brooklyn), Basilicata, Umbria, Londra, Roma). L’eccellenza de ‘La straniera’ (attestata non da un me improprio ma dall’edizione in ‘La nave di Teseo’ e da A. Berardinelli, A. Guglielmi, P. Pallavicini nonché dalla approfondita discussione in atto su molti siti web) è dovuta alla voce narrante paratattica, che, con limpidità e concentrazione, svolge la narrazione delle vicende dei due genitori (nati nella seconda metà anni Cinquanta), dei nonni, della protagonista (nata nel 1984) con una sensibilità definitoria che ricostruisce il senso di quelle vite, immergendole non solo nella cultura sociale ma nei libri, nei film (ricordate Lezioni di piano?) e nelle canzoni che ci hanno attraversato (dai neomelodici a Sanremo fino a L. Cohen). Da racconto la trama è mescolata alla ricostruzione, precisa e pedante ma necessaria e politicamente disvelatrice, d’una disabilità: la dei due genitori, che costituisce il punto emotivo d’osservazione del mondo ed il nerbo della criticità. Secondo elemento di forza è la competenza critica antropologica, che, qui, per noi si evidenzia nella adamantina descrizione della Basilicata, che appare sotto forme nuove e da antologia. Ma ascoltiamo la voce della Durastanti. “Mia madre è nata negli ultimi giorni del 1956 in una masseria sul fiume Agri, in Basilicata.(…) I suoi genitori lavoravano nei campi e lei trascorreva molto tempo con le nonne. Una di loro era una accidental American come me: era nata in Ohio dove suo padre era di passaggio (…) e poi si era trasferita in Basilicata con la madre, trasformandosi in un’immigrata al contrario che abbandonava il futuro per disintegrarsi nel passato.(A sei anni avrei fatto la stessa fine, trasferendomi da Brooklyn a un paesino lucano in cui c’erano più capi di bestiame che persone)”(p.15) E più avanti: “ Al ritorno dalle nostre gite a piedi tra i paesi della Val d’Agri, le persone in macchina si fermavano lungo la strada perché pensavano che avessimo bisogno di un passaggio e ci classificavano immediatamente come persone povere e non come sportive: l’assenza di un mezzo di trasporto in certe zone montane del Sud significa solo indigenza , e nonostante a scuola mi chiedessero in continuazione quanto doveva essere strano aver lasciato l’America per ritrovarmi in uno spazio così limitato in cui c’erano quasi più pecore che bambini, a me pareva di stare in un posto molto simile al New Jersey dove abitava mio zio Paul, un luogo di rotonde e di strade laconiche privo di centro. In Basilicata ho ritrovato la stessa dispersione dei sobborghi americani, lo stesso desiderio di trincerarmi  in una stanza che avevano le mie cugine oltreoceano prive di un posto in cui andare che non fosse un centro commerciale o uno scantinato in cui stordirsi”.(p.61)  Ed ancora ecco questa voce, in crescendo di bellezza descrittiva:” Quando il sole tramonta in Basilicata il cielo diventa un polmone che espettora sangue, la sua luce fa tossire più che commuovere. Ma prima di arrivare ai calanchi, agli alberghi in mattoni rossi abbandonati vicino alle stazioni di benzina dai nomi altisonanti e alle piscine infestate, bisogna passare accanto alle torri del petrolio che brillano nella notte con i loro laser verdi e rossi che fanno pensare ad un futuro preistorico – tutto ciò che è nuovo si ossifica presto da queste parti, diventa una sostanza minerale che riflette una luce morta e bellissima – e poi bisogna passare a una diga naturale, una distesa di acqua verde fra i boschi su cui raramente splende il sole e da cui salgono fumi biancastri al mattino. Ed è solo dopo essersi inoltrati tra le curve che seguono la diga, in mezzo ai tornanti in cui l’acqua riappare e scompare con la complicità degli alberi sottili e scuri che ad un certo punto il paesaggio si apre e diventa quasi deserto, e l’ambra bruciata del sole si trasforma in una sostanza molto più rarefatta e ipnotica. C’è una strada statale sorvegliata da due speroni di roccia, ed è lì che sono cresciuta io”.(p.108)  E più avanti: “Crescevo, e la parola Basilicata non appariva mai in televisione” ,ecco la  bassa natalità, i cinghiali, il poco lavoro nell’edilizia, i posti di guardiano, gli studi da J.Davis a E.Banflield ed E.De Martino ed il cambiamento perché “le ragazze afflitte da una crisi della presenza non calpestavano i ragni in preda alla possessione, si dipingevano le unghie e bevevano troppo” ,i fuochi di S. Giuseppe sempre più inconsistenti e poi ecco l’affondo, la zampata della Durastanti:” Persino quando andavo in vacanza all’estero mi dicevano “Ah, Basilicata! Christ stopped at Eboli!”, come se ci spostassimo ancora a dorso di un mulo e distillassimo il sangue mestruale nel caffè di una malcapitata vittima per convincerlo a innamorarsi di noi. Non so a chi convenisse quella fama e quell’idea di civiltà fantasma, ma so che non ci riguardava, anche se eravamo circondati da paesi disabitati che si erano arresi alle frane e Matera con le sue caverne di tufo si preparava a diventare una meta da “New York Times” (p.141)”. Matera e i levantini, in questo unico mirabolante 2019! Il romanzo è un modello di scrittura creativa; scandito in sei capitoli ineguali: Famiglia,  Viaggi (la parte più corposa),Salute, Lavoro e denaro, Amore, Di che segno sei (solo tre pagine; il libro ne ha 285; i capitoli sono scanditi in paragrafi:6,17,6,4,6,1).Poiché la ‘storia di una famiglia somiglia più a una cartina topografica che a un romanzo’, ecco che si passa a Calcutta, dove si apprende che ‘non avremmo dovuto prendere la vita sul serio’ – data la sua impermanenza- ed a Londra dove l’eroina arriva a nel 2011, dopo le rivolte di Tottenham e sei anni prima dell’incendio della Grenfell Tower;  inizia a frequentare cimiteri, cinema e skatepark; calpesta sentieri del desiderio; scopre la disaffezione inglese per le convenzioni e la famiglia estesa; constata che ‘Londra ha perso la notte, i locali chiudono sempre prima’; lei disimpara l’empatia verso le persone che camminano veloci, salutisti in strade. Intanto, dopo la Brexit, ‘gli expat sono diventati immigrati come gli altri’: apolidi, esuli, stranieri (come già scrivevano da M. Kuncewiczowa ad A.Camus-p.176). Ma in questo cosmopolitismo, libera migrazione odierna l’autrice scopre una macchia di vergogna, un senso di inadeguata appartenenza, di mancato addomesticamento.  E poi, nell’autobiografia ,’la bastarda dei generi letterari’, si disvela la consapevolezza di sé, infatti fu “all’università che scoprii davvero di appartenere a una classe sociale. Quando vivevo in Basilicata, la consapevolezza di far parte del sottoproletariato era presente ma indistinta’ (p.236), attutita dalla generale povertà contadina, dai tamponamenti familiari. Passando a vivere a Roma, lavorando in una rivista, scopre che la borghesia è un tradimento, qualcosa di nevrotizzante, che il mito della meritocrazia una frode, demistificata dalla scienza e che la “ povertà non è solo una condizione sociale, è una malattia, che inferisce sul piano biologico”, che la madre è una povera maleducata che ha vissuto al di sopra delle sue possibilità. La Durastanti sa che viviamo ‘circondati da narrativa di salvezza’, ma a lei non interessa scrivere come “hanno scritto loro: voglio amare come hanno fatto loro, voglio fallire come hanno fatto loro”. Senza un lucido affidarsi, senza un abbandono nell’amore si scopre che da soli si riesce soltanto a sopravvivere. E come finiscono le vite? Come sarebbe stata la vita della madre se non fosse stata sorda? Insignificante e meno libera? Davvero, quando tutto cade, indomito (aggettivo marxiano) l’amore resta? Conviene passare per la vostra libreria.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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