LA SVEDESE, ULTIMO ROMANZO DI GIANFRANCO BLASI

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

Di Leonardo Pisani

Uno dei passaggi chiave dell’ultimo libro di Gianfranco Blasi “La Svedese, le inchieste napoletane di Assunta Chiaromonte”, con sottotitolo “Amori imperfetti” è nell’intervista che un protagonista a latere del romanzo, il prete anticamorra don Paolo Cantisani, rilascia al giornalista del Mattino, Gianni Sambuca. E’ stato ucciso il principale collaboratore di don Paolo, un giovane volontario. Una morte violenta, in una macelleria in cima ai Quartieri Spagnoli a Napoli. Sono passati un po’ di giorni, la polizia indaga. Ma non solo. Tutto il quartiere è segnato da quest’omicidio. Il perspicace giornalista del Mattino coglie l’occasione per offrire a don Paolo una tribuna. Per parlare di vita e di morte, di camorra e di lotta alle mafie, soprattutto di chiesa. Eccone un passaggio …

Il prete anticamorra versò del vino in due bicchieroni di plastica bianchi. Non proprio dei calici adatti, pensò il giornalista, che sorrise fra sé. Ma il vino era buono.

Don Paolo, ricordiamo che la classicità viveva la propria storia nel senso della ciclicità e dell’eterno ritorno. Il cerchio, infatti, è simbolo della compiutezza e della perfezione. I classici, sospettosi sulle utopie e sul futuro, avevano ancorato la loro identità alle origini e al passato. Essi avevano idealizzato il passato, dentro il mito delle origini. E avevano assolutizzato il presente: carpe diem!Vivi il presente, torno all’hic et nunc. Al classico manca il futuro e, dunque, manca la speranza, che Seneca intende come dulce malum, un incantesimo, perché proietta la vita in un avvenire che non è certo. La classicità aveva bisogno di sicurezza, di stabilità. La speranza – potremmo dire – nasce davvero con il cristianesimo.

Dunque, non è affatto ovvio parlare di futuro e di speranza. Per parlare di futuro della Chiesa, allora, è necessaria un’apertura all’incertezza. Certo, però, c’è chi pensa che il futuro sia una deduzione: date alcune condizioni, si può dedurre qualcosa di quel che accadrà. Ma questo non ha nulla a che vedere con ciò che i cristiani chiamano speranza. Il futuro affidato alla statistica non apre alla speranza, ma al calcolo delle probabilità, al pensiero calcolante, capace di fare previsioni più o meno attendibili. Il futuro (anche quello della Chiesa) sarebbe così la logica prosecuzione del presente sulla base del passato. Non c’è salto, non c’è scarto, non c’è abisso, non c’è desiderio, non c’è inquietudine, non c’è rivoluzione. Mi creda, amico mio, la speranza della Chiesa è immersione in una storia che ci arriva, dentro la quale siamo chiamati. Troppe comunità e parrocchie vivono sigillate, come semplici prodotto dei nostri calcoli e dei vecchi piani pastorali, realizzati da vecchi operatori.  Lo dico spesso ai miei confratelli. Non siamo un ufficio timbri. Siamo la Chiesa di Cristo. Solo se si ha questa attitudine alla fede, allora le porte della speranza possono aprirsi.Non siamo un ufficio timbri, siamo la Chiesa di Cristo.  La speranza, per questo straordinario personaggio di Gianfranco Blasi, un vero e proprio eroe moderno, deve aprirsi al presente senza calcoli e vecchie abitudini. Senza portarsi dietro la rassegnazione. Gianfranco Blasi lo conosciamo, accademico tiberino, è uno dei giornalisti che più collabora con Talenti Lucani. Uno scrittore fecondo.  Blasi è nato e vive a Potenza. Sono davvero tante le sue pubblicazioni. Saggista, romanziere e poeta che non smette mai di sperimentare. Ha curato la stampa e la diffusione di opere editoriali di tantissimi autori esordienti, valorizzandone talenti e creatività. Ha partecipato negli ultimi anni  alla realizzazione di volumi collettanei su Dante e Pasolini, oltre a quelli di promozione di storia locale fra i quali “Lucani per sempre” e“Terre Lucane”. Il suo lavoro di maggior successo di critica e di vendite è il romanzo storico “La croce diversa” (2018), Editrice Universosud. Questo suo ultimo lavoro edito da IL SEGNO, casa editrice potentina,  è ambientato a Napoli e oltre alla lotta alla camorra sviluppa il tema cruciale dell’ambiente. D’altronde non si fa che parlare di cambiamento climatico e di riscaldamento globale. L’ambiente con i suoi risvolti educativi e culturali è ormai al centro della nostra vita. Greta Thumberg è l’icona non solo giovanile di questa vera e propria rivoluzione. Certo ci sono anche i disobbedienti, gli ecoimbrattatori, quelli che provocano disordini e minano la sicurezza di ciascuno di noi. Ma la violenza a Napoli (luogo eletto a teatro del libro) ha soprattutto  un altro nome e cognome. Si chiama criminalità organizzata. E’ la camorra che sfigura la città, le sue relazioni, che taglia le gambe alla società civile. Come detto, un giovane ragazzo materano, collaboratore di don Paolo Cantisani, prete anticamorra, presidente dell’Associazione “Caleidoscopio”, viene trovato ucciso in una macelleria dei Quartieri Spagnoli. Un luogo e un territorio dove regnano le baby-gang. Un luogo e un territorio marginale, dove prevale la dispersione scolastica e la povertà educativa priva migliaia di bambini e ragazzi del diritto di crescere e di seguire i loro sogni. Un luogo dove tutto appare arcaico e paradossale,  come Brigitte Bijou, una strana e sensuale prostituta part time.  Lei,  la moglie del macellaio titolare del locale dove è stato trovato il morto. Tocca alla tenente dei vigili urbani di Piazza Municipio, la napoletanissima Assunta Chiaromonte,  iniziare la caccia agli assassini. E’ lei la protagonista principale di questo nuovo romanzo di Gianfranco Blasi. Tutti la cercano e la stimano, dal sindaco al popolino. Ha una  famiglia bizzarra ma unita. Sprigiona simpatia ed è bellissima. Un fisico da atleta. Bionda, slanciata, la chiamano “La Svedese”. Un ossimoro, forse. Un soprannome perfetto. Mentre Greta Thumberg sta arrivando a Napoli, nel caos di una città frullatore, la polizia, con un giovane commissario arrivato da Cremona, pezzi di malavita, un giornalista illuminato, un prete carico di umanità e profezia ed una strana suora sono alla disperata ricerca della verità. Un lavoro che si discosta dalla produzione editoriale di Gianfranco Blasi. Se pure anch’esso contaminato da poesia, canzoni, classicità, pensiero critico. Tutti elementi caratterizzanti la scrittura di quest’autore che è però riuscito a stupirci per la contemporaneità degli argomenti e per il senso ultimo del libro. Blasi è riuscito ad immergerci in una lettura ipnotica che ci ha obbligato ad arrivare alla fine delle pagine quasi senza che ce ne accorgessimo.

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