Dopo una breve parentesi di militanza attiva, assai istruttiva e anche assai divertente, ho ritenuto proprio alla vigilia di un Congresso che è di solito l’occasione per un’avanzata di ruolo per chi si è tanto attivamente impegnato e speso, di fare invece un passo indietro: sono tornato ad assumere il ruolo più difficile di tutti, quello dell’elettore.
Niente lacrime, rimettete in tasca i fazzoletti. La vita continua lo stesso.
Non sarà però certo semplice, la vita dell’elettore italiano, d’ora in avanti.
Specie se di sinistra.
Il tapino nel PD dovrà scegliere se credere a Renzi, Emiliano o Orlando: le loro parole retoriche rimbombano già nella valle vuota della credibilità, producendo un’eco sinistra. L’unica cosa di sinistra che producono, peraltro. E una vocina dentro ti dice: “non ti fidare!”. Nel mentre anche l’acronimo “R.E.O.” dei tre candidati segretari, non sembra rassicurarti granchè. E però, è il nuovo che tanto avevamo atteso. O no? :-/
A sinistra del PD il povero elettore di sinistra ha certo più ampia scelta, adesso. Ma deve seppellire comunque quella voce dentro che anche qui gli urla: “Non ti fidare!”. Magari seppellirla accanto agli scheletri accumulati negli armadi di tanta nomenclatura. Sinistri anche quelli, e alcuni anche fuori dagli armadi, ma da così tanto tempo che non ci facciamo più nemmeno troppo caso. Che poi, a guardar bene sono in gran parte gli stessi che quella sinistra che ora vorrebbero ricostruire, in questi anni hanno grandemente contribuito a distruggere. Per rincorrere il sogno – impossibile, vorrei ben dire – di una sinistra che potesse finalmente liberarsi di straccioni e poveracci. Che quelli gridano, pretendono, ma che vogliono questi? Alcuni puzzano pure! Che volgarità, signora mia, quanta poraccitudine nel mondo che dobbiamo sopportare. Ci vuole il latte nel the?
E allora, fuori dal PD cosa rimane? Tolta la destra per carità, c’è solo Grillo in calze a rete che canta come una sirena sugli scogli, attirando malcapitati naufraghi. Chiunque passi, va bene. Uno vale uno, e uno più uno fa massa critica. Lui ammicca. Ti affascina. Ti ammalia. Ti tenta. Ma in fondo sai che, per quanto liberatorio sarebbe, potrebbe essere l’ultima libertà da spendere. E la vocina urla ancora più forte il suo sordido avvertimento.
Sì. Non è facile, nel 2017, essere un elettore di sinistra. Fuori dal coro da stadio delle (sempre meno numerose, ma forse per questo sempre più agguerrite e rumorose) tifoserie.
Sapere che basterebbe poco. Che a questo Paese servono solo onestà e preparazione; valori come solidarietà, uguaglianza, rispetto reciproco; idee su come liberarci della burocrazia dai servizi pubblici e dalla cancrena del nepotismo e della corruzione nei servizi privati; un piano anche misero e banale, quattro parole giuste messe in croce, ma che portino al centro dell’azione la scuola, il lavoro, la salute. Infrastrutture: poche, giuste, sostenibili.
Il povero elettore di sinistra sa che ascolterà tante variazioni su questi temi, che ha a cuore. Alcune più ficcanti e convincenti, altre meno.
Ma, alla fine, per quanto ascolterà, per quanto penserà, per quanti compromessi con sè stesso riuscirà a realizzare, in fondo già adesso sa che l’unica cosa sensata, l’unica rivelazione possibile, l’unica cosa davvero di sinistra che potrebbe fare, sarebbe dar ascolto a quella insistente, stronza vocina.
E però non lo farà.
Che vita triste, l’elettore di sinistra.
[Foto di copertina dal catalogo della mostra Italics, Palazzo Grassi, 2008. Opera di Francesco Clemente]
