Nella vicenda dei precari della regione non condivido la lettura di chi pensa che ci si sia voluto liberare di professionalità che servono. 120 laureati, in un apparato che di laureati ne conta solo il 40 per cento, significa una decapitazione volontaria , e non ho trovato ancora nessuno che aziona la ghigliottina da solo sulla propria testa. Il fatto è che sì è voluto fare una operazione difficile, i cui risultati sono modesti e contraddittori, e cioè cercare di dare una sistemazione a tutti in attesa dei famosi concorsi sulle professionalità ritenute necessarie. Con questo sistema ,le professionalità non necessarie, secondo le priorità dell’Ente Regione, avrebbero comunque goduto di un paracadute, che è rappresentato dal contratto di lavoro subordinato e che in base a nuove leggi è trasferibile da un una ditta ad un altro in caso di rinnovo. Questa buona intenzione, di fronte alla scarsità di risorse, ha finito però col costringere la ditta vincitrice a tagliare sugli emolumenti. E siccome c’è un contratto nazionale da rispettare, quello dei servizi alla pa, non hanno potuto far di meglio che collocarli ad un livello il più basso possibile. Che però corrisponde ad un lavoro che certamente non è quello cui i precari della regione sono stati chiamati a fare, perché l’istruttoria di pratica, la vigilanza, l’esame delle domande, il controllo sull’esecuzione sono lavori di concetto per i quali oggi è richiesta la laurea. E dunque ecco la soluzione pasticciata. Contratti da call center e lavoro di sempre. E’ evidente che da questo lato nasceranno confusione e contestazioni. Perché sarebbe stato più logico e lineare rispettare la legge che , per questi precari pluriennali, garantisce la riserva dei posti nei concorsi e consente alle Amministrazioni di rinnovare ,nell’attesa, i contratti preesistenti. Oggi che c’è una legge, la si ignora. Ieri che non c’era la legge la si invocava. Insomma queste persone, i precari, sembrano camminare all’indietro perché da quando sono arrivati in regione gli hanno fatto fare i percorsi più strani: il co.co.co anziché il tempo determinato, i concorsi banditi e non fatti, i concorsi truccati e annullati e, ora che finalmente c’è una legge, il ripiego sulla esternalizzazione che , se lascia intatto il diritto a fare il concorso, è evidente che cancella questa categoria dallo status di collaborazione con la Regione e li assegna a soggetti privati. Il Governatore Pittella prenda in mano la questione, se non vuole passare come colui che ha ucciso le speranze dei giovani più preparati che la regione abbia mai avuto. Ci vogliono soluzioni concordate, aperte alle proposte degli stessi protagonisti e non prese nel silenzio di una stanza nella quale non si capisce dove sia la rappresentanza dei diritti di quei lavoratori e fin dove arrivi la delega.. La domanda è questa: se io ho una laurea, una professionalità sperimentata sul campo, e tu mi fai un contratto da personale esecutivo, ti debbo dare la consulenza ed i lavoro per quello che so fare, oppure ti debbo fare solo le fotocopie? Ecco, se le buone intenzioni,come penso, erano serie, adesso si tratta di riaprire il fascicolo e rivedere quello che va rivisto, per evitare che il rimedio sia una soluzione peggiore del male.
E tutto questo non sembra sia giustificato da quello che nel frattempo si muove: riportiamo qui l’articolo tratto da” la legge per tutti”.
Concorsone pubblico da 500mila posti, quando?
Piano di fabbisogno triennale per assumere nuovo personale
Innanzitutto bisogna sottolineare che nessuna amministrazione, in base al decreto attuativo della riforma Madia emanato recentemente [1], può assumere personale se prima non ha elaborato un piano triennale dei fabbisogni.
Questo piano triennale, in parole semplici, è un documento con cui l’amministrazione mette “nero su bianco” le sue necessità riguardo all’organico.
I prossimi piani triennali riguarderanno il triennio 2018-2020.
Concorsoni unificati
Le procedure di selezione per l’assunzione dei dipendenti pubblici, in base alla nuova normativa, dovranno essere razionalizzate e unificate, per consentire un significativo risparmio di spesa.
I concorsi, poi, potranno essere indetti soltanto dalle amministrazioni centrali, come ministeri, Inps ed Inail, mentre i singoli enti non potranno organizzare alcuna procedura di reclutamento autonoma.
Per questo motivo si parla di concorsone unico, anche se potrebbero essere indetti più maxi concorsi: in ogni caso, sia che il reclutamento del personale da rimpiazzare avvenga in un’unica soluzione, sia che avvenga con più bandi distinti, il numero dei dipendenti da assumere sarà enorme.
I vincitori del concorsone saranno assegnati, una volta terminata la selezione, ai vari enti secondo i piani di fabbisogno presentati.
Stabilizzazione precari
In questo contesto si inserisce una questione di non poca importanza: che fine faranno i precari da stabilizzare?
Per quanto riguarda gli assunti con contratto a termine non ci saranno problemi in quanto, se presentano i requisiti per la stabilizzazione, sarà l’amministrazione stessa ad assumerli a tempo indeterminato.
La questione è diversa per chi è stato assunto con un contratto flessibile, ad esempio i co.co.co.: per loro, nel decreto attuativo della riforma Madia è prevista una riserva, nei prossimi concorsi, sino al 50% dei posti.
Il problema, però, consiste nel fatto che molti dipendenti assunti con contratto flessibile in realtà hanno fatto il loro ingresso nell’amministrazione a seguito di procedure di reclutamento pubbliche: secondo una prima stesura del decreto Madia, avrebbe dovuto essere stabilizzato tramite concorso chi non ne aveva fatto già uno.
Dal testo del decreto pubblicato nella Gazzetta ufficiale, però, sembrerebbe che tutti gli assunti con contratto flessibile debbano essere stabilizzati con un nuovo concorso, anche chi ne ha già fatto uno. È quindi auspicabile un chiarimento in merito. Giuseppe Digilio