ARMANDO TITA*

L’ultimo articolo mutuato sul pensiero confindustriale di Francesco Somma e sul pessimismo giocoso di Roberto Gervaso con il suo alto tasso di bonario sarcasmo apre un intrigante capitolo sull’ironia e sull’autoironia. Senza scomodare l’Università di Harward e la sua ricerca, non prendersi sul serio è un’arma preziosa per stare bene. L’umorismo se accompagnato da proposte concrete crea consapevolezza argomentativa. Continuare su questo filone sarcastico può significare ridere di prim’acchito e sorridere amaro dopo, nel distinguere, nel riflettere e nel ripensare. Il dissacrante e ironico libro di Gaetano Cappelli : “Lo Snob nella società dello snobismo di massa “Edizioni Oligo- 2022”ci riporta a una crudele verità, tutti aspirano a diventare snob nei comportamenti, nei vestiti eleganti, nel linguaggio adulatorio, nel desiderio di brillare in società. L’atteggiarsi con fare snob, con altezzosità ed aria di superiorità provando quasi disgusto verso uomini e donne del “popolo” al punto da non volere intrattenere un dialogo con loro o sentire la loro opinione, ma mantenersi a distanza e se possibile anche evitarli, mio malgrado, l’ho dovuto subire venticinque anni fa partecipando alle “riunioni genitoriali” della Scuola Elementare di Via del Popolo. I miei figli, oggi cittadini bolognesi e del nord Europa, si sono ritrovati in una classe formata dai vip potentini dell’epoca … Medici, Avvocati, Architetti, Giornalisti Rai, Imprenditori, Politici di rango e chi più ne ha più ne metta che hanno potuto “godere” di insegnanti di prim’ordine e allievi rigidamente selezionati, grazie alle loro influenti amicizie. In questa classe non vi erano ombre o tracce di figli di operai, proletari, contadini e netturbini . Forse il mio “funzionariato” regionale aveva consentito una deroga, della serie “imbarchiamo” pure questo individuo con un “farlo salire a bordo”, senza mai integrarlo con Noi, per l’amor di Dio, per carità. Nei cinque anni della Scuola Elementare di Via del Popolo, nei tre anni della Scuola Media “Torraca” e nei cinque anni del Liceo Classico ”Quinto Orazio Flacco” non ho mai avuto il piacere e il conforto durante gli incontri con gli insegnanti di un timido riscontro, di un piccolo cenno del capo, di un forzato sorrisetto a un mio “buongiorno” o a una mia ”buonasera”. Buongiorno e buonasera …il “morto” non rispose. Il famoso proverbio: ”Salutare è cortesia, rispondere è obbligo” era fuori dal Vocabolario di questi cosiddetti Vip. Galateo per tredici anni vilmente calpestato. “Esilaranti” erano i compleanni dei loro bambini nei locali vip (dal “Grande Albergo” al “Disa Chef”, oggi scomparso). Tutto “tronfio” arrivavo con un bel regalo della “Giocoleria”, il festeggiato o la festeggiata arrivavano come falchi e te lo strappavano di mano e tu improvvisamente ti ritrovavi in mezzo alla Sala in estremo disagio: “Mo’ questo che cazzo vuol “. Per fortuna compensavo con i compleanni di Francesca Palumbo(stupenda bambina e oggi stupenda campionessa olimpica e mondiale di scherma) grazie ai buoni servigi della mamma, Marilena Pappadà, collega psicologa delle ULSSS(Unità Locale dei Servizi Sociali e Sanitari)di fine anni settanta e inizio anni ottanta. Chiariamo bene la questione, pur non avendo ricevuto riscontri “obbligati” al buongiorno o alla buonasera, io ero e sono fermamente convinto, alla Theodore Roosevelt, che chi nasconde il saluto non ha il cuore sereno. Il mio animo goliardico ha superato brillantemente questi stupidi, maleducati e infelici comportamenti. Nelle famose “riunioni genitoriali” con le insegnanti il comportamento e l’atteggiamento di questi presunti vip erano sempre caratterizzati da un ristretto “crocchio” di amiche e amici, intenti a parlare solo di vacanze esotiche, Maldive, preferibilmente, e organizzare week end “marateoti” nelle loro lussuose ville. Purtroppo, una di loro fu crudelmente esclusa e ha cercato solidarietà nella mia persona, l’unico fuori dal “crocchio”. Tutta trafelata, ansimante e piangente mi sussurrò: ”Caro dr. Tita mi hanno esclusa perché non ho la villa a Maratea?” Sempre a proposito di signore Vip, qualche anno fa fui invitato in un Convegno dei Salesiani al Don Bosco, relatore il Prof. Vito Orlando, si discuteva di politiche giovanili, obtorto collo, mi fu riserva a una poltrona in prima fila accanto a due signore della cosiddetta Potenza bene. Le due signore, erano impacciate, non riuscivano a degnarmi di uno sguardo, a un certo punto, chiamarono l’organizzatore del Convegno e chiesero chi ero io e con quale “ardire” avevo osato stare accanto a loro. Risposi alla Michail Bakunin, care signore: “Una risata Vi seppellirà”. Chiamarono immediatamente i loro mariti e uscirono dal Don Bosco imprecando contro di me per l’offesa alla Casta…ricevuta, non oso ripetere per rispetto dei miei lettori gli epiteti delle signore nei miei riguardi. A queste signore vip vorrei ricordare che l’educazione è qualcosa di nobile. Riguarda qualcosa che viene insegnato dalla nascita. Devo presuppore che i loro genitori non hanno mai conosciuto il rispetto verso gli altri, la gentilezza e il garbo che le Istituzioni democratiche e la Costituzione Italiana ci hanno “imposto” e ci “impongono” quotidianamente con le loro norme. La buona educazione è segno di dignità, care Signore, non di sottomissione. Vorrei ricordare a queste signore Vip che l’educazione è elevatezza morale, generosità e finezza di spirito e di intelletto, doti e valori a loro sconosciuti. Imparare a rispettare gli altri e avere un comportamento gentile e garbato in ogni situazione è cosa buona e giusta. Rispetto e gentilezza strettamente correlati a quell’insieme di buone forme di educazione che permettono di relazionarsi con gli altri. Un esempio su tutti, rispettare la coda di persone in un Ufficio pubblico o nel Pronto Soccorso di Potenza, senza assistere al politico o all’amico del giaguaro di turno che scavalca le lunghe file e gode di corsie e percorsi “preferenziali” sarebbe tanto auspicabile, dopo decenni di squallide e indigeste performance di questo tipo. Le buone maniere implicano tolleranza verso chi si incontra nel percorso della vita. Per quanto piccolo nessun atto di gentilezza è sprecato. La gentilezza è potenza .(transeat sulla Città) La gentilezza comincia dalle piccole cose e può creare un potente effetto domino capace addirittura di cambiare la nostra società potentina. Lo ribadiamo, ancora una volta, Noi cittadini, amanti dei quartieri popolari e delle periferie, siamo tra coloro che si svegliano con il buon umore, alla Vito Riviello, che si salutano con un sorriso e un abbraccio e mal sopportano snobismo e distanze siderali tra categorie sociali. Mi piacerebbe chiudere con Vittorio Alfieri e con la sua richiesta al padre, Gran Conte di Asti: “Papà io sono nobile?”. Il gran Conte rispose : “Nobile sarai se tali saranno i tuoi atteggiamenti e i tuoi comportamenti”. Totò a questo punto avrebbe proferito: “Ho detto tutto” .
*Sociologo e Saggista