LE AREE ASI DELLA BASILICATA: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE E LE PROSPETTIVE

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RICCARDO ACHILLI

ECONOMISTA

 

Gli ultimi dati complessivi sui Consorzi Industriali rinvenibili in rete sono riferiti al 2014, e non sono certo presenti sui siti rispettivi dei due consorzi di Potenza e Matera, ma in una indagine di Unioncamere Basilicata. Tali dati evidenziano come le aree industriali gestite dai consorzi ASI in Basilicata sono 13, con una superficie complessiva infrastrutturata di quasi 2.500 ettari, su cui insistono circa 1.450 lotti.

Soltanto circa il 32% dei lotti sarebbero non impegnabili e quindi assegnabili, mentre un ulteriore 15%, pur impegnato, sarebbe inutilizzato e quindi parzialmente recuperabile, seppur non nell’immediato, e con costi di investimento e procedure burocratiche non sempre agevoli o rapide. Il 78% di quest’area è a destinazione industriale, il 9% ad utilizzo commerciale o terziario, il resto è da definire.

Le aree con ancora una superficie significativa da assegnare, sempre al 2014, sarebbero Irsina, completamente vuota, con circa 134 ettari liberi, Val Basento, con 309 ettari, Matera-La Martella, con 888 ettari, Vitalba, con 287 ettari. Si tratta peraltro delle aree più economiche in termini di costo del terreno e dei servizi di rete. Sul versante opposto, Potenza, Viggiano, Baragiano, Balvano e Isca Pantanelle sono le aree più congestionate (nel caso delle ultime due, risultano completamente occupate).

Ora, Irsina è di difficile raggiungibilità, a meno che non si provenga da Bari. Matera non ha ancora una ferrovia che la raggiunga, dovendo fare affidamento, per le merci, sullo scalo di Altamura, distante poco meno di 20 chilometri. Vitalba è penalizzata dal suo disassamento rispetto alla Basentana, perlomeno fino a quando la revisione in atto della Potenza-Melfi non sarà stata dignitosamente completata e l’alta capacità ferroviaria Napoli-Bari non sarà realtà;  il suo inserimento nella Zes jonica è peraltro del tutto simbolico, riguardando un solo lotto per una unica azienda. Ad oggi, dunque, solo la Val Basento, nonostante residui problemi con la bonifica ambientale dell’area, è attrattiva per investimenti di una certa significatività (non cioè per la botteguccia commerciale, il carrozziere o la mini impresa) anche in virtù della presenza di Tecnoparco, che è una realtà avanzata di fornitura comprensoriale di energia pulita a basso costo, per il suo inserimento nel progetto di Zes jonica, che consente di erogare incentivi fiscali e semplificazioni amministrative per le imprese che intendono investirvi e per la vicinanza con il centro intermodale di Ferrandina.

Tutte le altre aree sono tagliate fuori o dal livello di occupazione già raggiunto, che non lascia grossi spazi per investimenti produttivi di medio-grandi dimensioni, o, nel caso di Tito, da costi dei terreni non contenuti, stante la relativa vicinanza alla città capoluogo, dalla diffusione di lotti a destinazione commerciale o terziaria e dal cattivo stato delle infrastrutture interne (ad es. la viabilità). Galdo di Lauria, poi, è addirittura un’area artigianale secondaria, fittiziamente inserita nella Zes jonica da una decisione tutta politica.

In complesso, poi, specialmente con riferimento al Consorzio ASI di Potenza, le condizioni finanziarie e patrimoniali in cui versano gli enti gestori sono talmente disperate da consigliarne una chiusura, con l’eliminazione della storica autonomia in materia urbanistica e di accompagnamento all’insediamento industriale, con vendita dei lotti e degli immobili vendibili, soddisfazione dei creditori e riassegnazione del patrimonio residuo, del personale e della gestione alla Regione.

A bocce ferme, la storia dell’industrializzazione della Lucania tramite lo strumento delle aree ASI appare arrivata al capolinea e, pur avendo messo a segno alcuni insediamenti essenziali nelle storia della trasformazione industriale della regione (Fiat-SATA, Amaro Lucano, Natuzzi e il polo del mobile, Barilla, Ferrero, Comer, Bawer, Ferrosud, quest’ultima però in crisi terminale) al 2012 la presenza produttiva delle aree ASI riguarda solo lo 0,9% del totale delle imprese lucane ed il 13% dei relativi addetti, con una punta del 50% nel manifatturiero.

Ulteriori progressi nel ruolo complessivo del sistema delle aree ASI lucane appaiono di difficile realizzabilità, ed occorre quindi porsi di fronte a scelte oramai non più rinviabili. La liquidazione di gestioni in grave perdita, specie quella potentina, l’integrazione della rete delle aree industriali dentro la struttura regionale in un ruolo strumentale, senza più grandi fantasie di gestioni urbanistiche ed infrastrutturali autonome, la difesa dell’esistente per le realtà industriali già presenti, concordando la realizzazione di infrastrutture e servizi reali di specifico interesse dell’azienda insediata (in questo discorso rientra anche il rilancio di un campus di ricerca e sviluppo a servizio della SATA a San Nicola di Melfi, analogo ragionamento potrebbe essere svolto su Viggiano, al fine di crearvi un piccolo polo di PMI componentiste di centrali energetiche e/o di attrezzature ed impianti per la trivellazione e l’estrazione petrolifera a basso impatto ambientale, oltre che un centro di ricerca di eccellenza sulle energie rinnovabili, che metta insieme le punte più avanzate della ricerca di ENI e/o di Total), ed investimenti specifici sull’area più promettente, quella della Val Basento, che per la presenza della Tecnoparco ha già alcuni requisiti di base per poter essere trasformate in A.P.E.A. (area produttiva ecologicamente attrezzata, cfr. un mio precedente articolo sui vantaggi di tali aree per le imprese che vi si insediano) e che può, per la pregressa vocazione nella chimica di base, diventare un polo di rilevanza nazionale per la chimica verde e le bioraffinerie.

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Sull' Autore

Riccardo Achilli

Valutatore di politiche pubbliche di investimento, economista e statistico, specializzato in sviluppo locale, politiche industriali e politiche sociali. Fa parte del nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della Regione Basilicata, e collabora come ricercatore e consulente presso numerosi centri studi economici (Osservatorio Banche Imprese, Istituto Guglielmo Tagliacarne, Si Camera, SRM).

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