Non ricordo più chi lo disse. Ma quando lavoravamo al progetto Visioni Urbane (cinque centri per la creatività da realizzare in Basilicata con risorse pubbliche, un intenso lavoro di quattro anni, funzionari regionali insieme a tutta la scena creativa lucana per progettare i contenuti, prima dei contenitori) era diventato il nostro mantra.
Le idee diventano mattoni.
Il Centro TILT (Torna In Lucania Team) a Marconia di Pisticci è uno di quei cinque centri. Quando lo abbiamo visitato la prima volta, era un non luogo, una non meglio identificata “area verde attrezzata” (??), una di quelle
Oggi, in quel non luogo, irriconoscibile, si tiene la 17° edizione del Lucania Film Festival, che si appresta a diventare punto di riferimento di tutto il Mezzogiorno e forse d’Italia, a cui arrivano cortometraggi da tutto il
Ho potuto passare solo 24 ore al Festival, poche, certo, ma sufficienti a respirarne l’atmosfera.
Di sera, al tramonto, la luce sull’anfiteatro vira sull’azzurro cristallino e oro. Il vento del pomeriggio diventa brezza e porta l’odore del mare. Ho considerato un autentico privilegio potermi sedere lì, tranquilla, da sola, a scrivere un racconto che avevo in mente. Del resto tutta l’atmosfera del TILT è fatta di grande rilassatezza, di dilatazione dei tempi, di sorrisi fra persone che non si conoscono. A sera le cicale si sentono distintamente, e dalla sommità dei gradoni si vede nitidamente la linea del mare. Grandi schermi sono stati montati in almeno 4 luoghi diversi, uno all’interno della “sala Cimino” e gli altri tre fuori, all’aperto, e i corti proiettati a ciclo continuo si possono vedere stando sdraiati sull’erba, o seduti su grandi cuscini imbottiti.
Non ho potuto vedere (per la seconda volta, ma me ne è dispiaciuto lo stesso), “La ricerca della forma. Il genio di Sergio Musmeci” il documentario di Vania Cauzillo ed Effenove sulla progettazione e realizzazione dell’arditissimo Viadotto dell’Industria di Potenza, a tutti i cittadini noto come “ponte Musmeci”: un misto di coraggio, genialità, sfida, eleganza, una storia che forse andrebbe meglio conosciuta dagli stessi potentini.
Ho visto invece “The Prince of Venusia”, il mediometraggio (si dice così? 35 minuti di durata) di Silvio Giordano, che racconta la vita dolorosa di Carlo Gesualdo, principe di Venosa, ispiratissimo madrigalista vissuto tra il 1566 ed il 1613, considerato un autentico innovatore dell’arte musicale del suo tempo. Nell’opera di Silvio Giordano Carlo Gesualdo è un uomo tormentato da una vita costellata di perdite e sofferenze, e ossessionato dai rimorsi, per aver fatto barbaramente trucidare la moglie Maria d’Avalos scoperta con il suo amante, il principe Fabrizio Carafa. Unica luce e sorriso, la musica, che alla fine sconfigge il dolore. Un angosciante coro femminile, di ispirazione greca, sottolinea la storia; una ambientazione cupa, buia, rischiarata solo da candele, contribuisce a rendere gotica l’atmosfera, ed indimenticabile tutta l’opera. Un lavoro che dimostra, peraltro, l’importanza della sinergia pubblico – privato: il mediometraggio è stato finanziato dalla Lucana Film Commission attraverso fondi comunitari, realizzato interamente in Basilicata, e lucane sono tutte le collaborazioni, le maestranze, molti degli attori.
Le idee diventano mattoni. Anche così.