LE IDEE DIVENTANO MATTONI

0

ida leonedi IDA LEONE

Non ricordo più chi lo disse. Ma quando lavoravamo al progetto Visioni Urbane (cinque centri per la creatività da realizzare in Basilicata con risorse pubbliche, un intenso lavoro di quattro anni, funzionari regionali insieme a tutta la scena creativa lucana per progettare i contenuti, prima dei contenitori) era diventato il nostro mantra.
Le idee diventano mattoni.
Il Centro TILT (Torna In Lucania Team) a Marconia di Pisticci è uno di quei cinque centri. Quando lo abbiamo visitato la prima volta, era un non luogo, una non meglio identificata “area verde attrezzata” (??), una di quelleLE IDEE DIVENTANO MATTONI creazioni senza alcun significato buttate lì per giustificare una spesa di denaro pubblico. Abbandonato a sè stesso, il non luogo era stato brutalmente vandalizzato. Qualcuno si era preso la briga non solo di sporcare, ma perfino di spaccare – con una mazza, immagino – le ceramiche dei bagni, fino a ridurle ad un cumulo di cocci.

Oggi, in quel non luogo, irriconoscibile, si tiene la 17° edizione del Lucania Film Festival, che si appresta a diventare punto di riferimento di tutto il Mezzogiorno e forse d’Italia, a cui arrivano cortometraggi da tutto il LE IDEE DIVENTANO MATTONImondo. Il geniale Rocco Calandriello e la sua Allelammie quel luogo lo hanno pensato, progettato prima di sapere dove sarebbe stato, realizzato insieme agli operai e agli architetti, curato, amato. E oggi ci scommettono quello che hanno di più caro, trasferendo lì tutta la location del LFF. Un gesto coraggiosissimo, che spero venga premiato dalle presenze di pubblico. “E’ una scommessa“, mi dice Rocco, nel vento caldo e secco che spira a TILT. “E’ la 17° edizione, ma è come se fosse la prima” e gli leggo negli occhi la stessa emozione di quando il centro fu inaugurato, e lui mi sussurrò in un orecchio “E’ tutta colpa tua”, come mi ripete ogni volta che ci vediamo. Un saluto in codice, per ricordare a noi stessi quanto ci abbiamo lavorato.

Ho potuto passare solo 24 ore al Festival, poche, certo, ma sufficienti a respirarne l’atmosfera.
Di sera, al tramonto, la luce sull’anfiteatro vira sull’azzurro cristallino e oro. Il vento del pomeriggio diventa brezza e porta l’odore del mare. Ho considerato un autentico privilegio potermi sedere lì, tranquilla, da sola, a scrivere un racconto che avevo in mente. Del resto tutta l’atmosfera del TILT è fatta di grande rilassatezza, di dilatazione dei tempi, di sorrisi fra persone che non si conoscono. A sera le cicale si sentono distintamente, e dalla sommità dei gradoni si vede nitidamente la linea del mare. Grandi schermi sono stati montati in almeno 4 luoghi diversi, uno all’interno della “sala Cimino” e gli altri tre fuori, all’aperto, e i corti proiettati a ciclo continuo si possono vedere stando sdraiati sull’erba, o seduti su grandi cuscini imbottiti.

Non ho potuto vedere (per la seconda volta, ma me ne è dispiaciuto lo stesso), “La ricerca della forma. Il genio di Sergio Musmeci” il documentario di Vania Cauzillo ed Effenove sulla progettazione e realizzazione dell’arditissimo Viadotto dell’Industria di Potenza, a tutti i cittadini noto come “ponte Musmeci”: un misto di coraggio, genialità, sfida, eleganza, una storia che forse andrebbe meglio conosciuta dagli stessi potentini.

Ho visto invece “The Prince of Venusia”, il mediometraggio (si dice così? 35 minuti di durata) di Silvio Giordano, che racconta la vita dolorosa di Carlo Gesualdo, principe di Venosa, ispiratissimo madrigalista vissuto tra il 1566 ed il 1613, considerato un autentico innovatore dell’arte musicale del suo tempo. Nell’opera di Silvio Giordano Carlo Gesualdo è un uomo tormentato da una vita costellata di perdite e sofferenze, e ossessionato dai rimorsi, per aver fatto barbaramente trucidare la moglie Maria d’Avalos scoperta con il suo amante, il principe Fabrizio Carafa. Unica luce e sorriso, la musica, che alla fine sconfigge il dolore. Un angosciante coro femminile, di ispirazione greca, sottolinea la storia; una ambientazione cupa, buia, rischiarata solo da candele, contribuisce a rendere gotica l’atmosfera, ed indimenticabile tutta l’opera.  Un lavoro che dimostra, peraltro, l’importanza della sinergia pubblico – privato: il mediometraggio è stato finanziato dalla Lucana Film Commission attraverso fondi comunitari, realizzato interamente in Basilicata, e lucane sono tutte le collaborazioni, le maestranze, molti degli attori.

Le idee diventano mattoni. Anche così.

Condividi

Sull' Autore

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

Lascia un Commento