Non so perchè ma le attestazioni di Legambiente sulle best practice di alcune regioni mi sembrano quegli inserti a pagamento, falsamente redazionali, di alcuni grandi giornali e qualche volta assomigliano addirittura a quelle pseudo certificazioni di qualità di cui sia Striscia sia Report si sono occupatI, non certo benevolmente . Basterebbe la sfegatata , asfissiante,sponsorizzazione dell’eolico, anche quando impatta visibilmente sull’ambiente, per far sorgere qualche interrogativo sugli effetti che queste campagne hanno prodotto, sfregiando paesaggi col risultato di privatizzare i vantaggi e di pubblicizzare gli svantaggi. E così una classe politica che cerca di raccogliere da terra ogni commento favorevole, si bea di un riconoscimento dato da Legambiente ad un percorso viario fatto passare come ciclovia che andrebbe da Matera alle Dolomiti Lucane, qualcosa che ai comuni mortali di basilicata non è dato di sognare, figurarsi di percorrere. Che le Dolomiti lucane siano un angolo di bellezza, è fuori discussione , che percorrere in bicicletta il tratto che dal bivio di Campomaggiore sale verso Pietrapertosa e Castelmezzano per poi inoltrarsi verso la foresta di Gallipoli Cognato è fantastico, soprattutto ora che hanno inventato le bici assistite e certi tratti di montagna possono farsi senza fatica, ma che si sia preso ad esempio in basilicata un itinerario che non è ciclabile se non con molti rischi di chi lo percorre, è una patacca giornalistica di chi vuol far passare come meritocratica una regione che su questa materia delle infrastrutture ciclabile è assolutamente colpevole. Qui abbiamo due esempi positivi : l’una la ciclovia del Sirino, pensata e realizzata da alcuni comuni del lagonegrese con a capo il sindaco di Nemoli, e , due,la ciclovia di Potenza –Pignola, realizzata per il Comune di Pignola da molto tempo nel tratto urbano e che adesso si sta allungando fino a Potenza, utilizzando il tracciato della vecchia ferrovia Calabro Lucana che da Potenza portava a Laurenzana, passando per Pignola, Abriola e Calvello. Ora chi conosce la bellezza di questi 42 kilometri di percorso, tra gallerie, viste mozzafiato, boschi e viadotti , si chiede a tempo se ci sia un qualche politico, di destra o di sinistra, una qualche istituzione verde o gialla o rossa, che prenda su di sé l’onere di reclamare la riconversione dell’intera tratta a ciclovia facendone una delle più belle e interessanti d’Italia . E dunque quello che per altre regioni sembra una priorità da noi non entra sul tavolo delle decisioni, e gli stessi che dovrebbero chiedersi il perchè di tanta dimenticanza, si gloriano del fatto che Legambiente ha citato la bellezza di un percorso che è fruibile contemporaneamente da tutti i mezzi a motore, con i pericoli del caso. Così che se volessimo allargare questo concetto all’intera Basilicata possiamo dire, senza tema di smentita, che essa è tutta ciclabile, tutta variegata e tutta interessante. Basta non scontrarsi con un camion o una macchina: Ma che discorso è? Fosse una associazione che fa le cose per bene, Legambiente dovrebbe fare il diavolo a quattro perchè le Regioni assumano come priorità le infrastrutture del turismo lento, soprattutto quelle regioni come la Basilicata che vantano una varietà di paesaggio , una natura incontaminata e un’aria salubre. Invece no, distribuisce medaglie e medagliette a chi d’oro e a chi di cartone con la stessa nonchalance. ROCCO ROSA
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