L’accorato appello che la Rettrice dell’università di basilicata aveva rivolto al presidente Mattarella nelal sua visita a matera ha avuto un riscontro legislativo nel nuovo decreto mezzogiorno che raccoglie in parte le richieste dei piccoli Atenei, che sono oggettivamente discriminati da una legge che guarda ai grandi numeri,. Ci sono correttivi importanti e nuovi finanziamenti .
In particolare l’articolo 12, sul fondo di finanziamento ordinario delle università, fronteggia un problema che si è creato a seguito di una sentenza della Corte costituzionale e consente alle università di contare sul fondo di finanziamento universitario, risolvendo il problema posto dalla Corte costituzionale stessa e contiene al suo interno alcuni passaggi importanti, che permettono di sostenere meglio le università che si trovano in territori a più basso reddito pro capite e, quindi, a minore capacità contributiva o con difficoltà sul versante dell’accessibilità. Il tema del reddito pro capite e dell’accessibilità non riguarda esclusivamente il Mezzogiorno. Certamente riguarda in modo significativo il Mezzogiorno e credo che vada nella direzione giusta, per cui al rigore nell’uso delle risorse e alla premialità, all’efficienza da parte delle università si accompagna un corretto meccanismo perequativo. A questo si aggiunge l’articolo 11, che è importantissimo, sul tema della povertà educativa, che prevede progetti che vengono proposti dal territorio, dalle istituzioni scolastiche, dagli enti locali del territorio e coordinati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca per fronteggiare il tema della povertà educativa e dell’abbandono scolastico, in aree segnate da particolari sofferenze e situazioni di esclusione sociale. Con il provvedimento in esame questo tema diventa un elemento portante per il Programma operativo nazionale per la scuola, finanziato con i fondi europei 2014-2020.
Quanto alle altre norme previste dall’importante provvedimento sul mezzogiorno, da segnalare che la prima parte, ossia i primi tre articoli, ha un significato forte nei confronti di uno dei temi più importanti e difficili che vive il Mezzogiorno d’Italia: il futuro dei giovani. Il provvedimento affronta questo tema sul versante dell’investimento sui giovani stessi, sulle loro capacità, mettendo a disposizione di coloro che vorranno intraprendere impresa sia una dotazione di capitale, come previsto dalla misura «Resto al Sud» degli articoli 1 e 2, sia la possibilità di utilizzare e valorizzare terre abbandonate o incolte. Si tratta di una dotazione di capitale che non può, quindi, essere usata per autopagarsi un reddito. In altri termini, si muove nella logica di offrire ai giovani del Mezzogiorno la possibilità di investire e fare impresa, prendendo in mano il loro destino. Si segue un’impostazione che è l’opposto di quella del reddito di cittadinanza, perché è appunto un investimento sulle capacità dei giovani di prendere in mano il proprio destino e fare la propria strada.
I miglioramenti apportati in Commissione sono stati utili, sia perché si è innalzato a 50.000 il contributo al singolo individuo, sia perché è stato a 50.000 il contributo al singolo individuo, sia perché è stato giusto chiarire – – anche se era già nel testo originario – che il turismo fa parte a pieno titolo delle attività che vengono riconosciute nell’ambito di «Resto al Sud» e inserendo al loro interno anche il settore della pesca.
L’articolo 3 reca interventi volti a mettere a disposizione dei giovani terre abbandonate e incolte: anche qui si è fatto un passo in avanti importante, che fa riferimento a esperienze che sono state avviate in alcune Regioni, e si concede ai giovani del Mezzogiorno un’opportunità per fare produzione e impresa.
Poi vi è un secondo blocco del provvedimento che riguarda l’attrazione di investimenti significativi su alcune aree portuali del Mezzogiorno che hanno grandi potenzialità, soprattutto per la nuova centralità che il Mediterraneo sta acquisendo nell’ambito dei traffici internazionali dopo l’apertura del secondo ramo del canale di Suez. Chi meglio dei porti del Mezzogiorno può essere il punto di riferimento dei nuovi flussi commerciali? Le Zone economiche speciali sono pensate proprio in questa chiave: attrazione di investimenti importanti nella logistica, ma anche nella manifattura, sui porti chiave del Mezzogiorno d’Italia. Anche a tal riguardo alcuni significativi miglioramenti apportati nell’ambito dei lavori di Commissione hanno consentito di chiarire meglio il perimetro entro cui le Zone economiche speciali possono essere costituite e le Regioni che saranno coinvolte a pieno titolo in questo prospettiva.
Un terzo blocco del provvedimento riguarda il tema delle semplificazioni, che – attenzione – riguarda essenzialmente la governance dei processi e la possibilità di rafforzare e accelerare i processi di investimento. Abbiamo introdotto norme che accelereranno i pagamenti, alcuni dei quali sono già partiti, sul Fondo sviluppo e coesione all’interno dei Patti per il Sud. Le Regioni hanno già avviato queste attività e ricordo che, all’interno dei Patti per il Sud, ci sono già lavori in corso, e quindi cantieri aperti, per 6 miliardi di euro, nonché bandi varati e progettazioni in fase esecutiva per altri 15 miliardi di euro. La macchina è in movimento e l’articolo 6 consente di accelerare ulteriormente questo processo.
Poi vi è il contratto istituzionale di sviluppo, che abbiamo sperimentato a Taranto sulla base di una norma varata in precedenza dal Parlamento, che sta dando frutti molto importanti: su 882 milioni di euro stanziati per la rinascita di Taranto sul versante della rigenerazione urbana, del risanamento ambientale e dello sviluppo della logistica e delle infrastrutture, oltre la metà è già stata impiegata per lavori in corso.
A questo punto abbiamo pensato che tale strumento potesse servire anche in altre situazioni e sollecitiamo le Regioni e gli enti locali a candidarsi per organizzare interventi complessi sul proprio territorio attraverso questo tipo di strumentazione, che vede una governance forte tra Governo, Regione, Comune, enti locali e realtà economiche, produttive e sociali del territorio.
Il quarto blocco di interventi riguarda alcune situazioni specifiche che richiedono una strumentazione che, con il decreto-legge in esame, è stata messa a disposizione. Su questa parte abbastanza ampia, di cui si è discusso molto da parte dei relatori e dei senatori intervenuti, mi limito a sottolineare tre punti. Prima di tutto tengo a sottolineare i programmi affidati all’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, per la riqualificazione e la ricollocazione di lavoratori di aziende in crisi nelle aree di maggiore sofferenza industriale del Mezzogiorno.(ESTRATTO DALLA RELAZIONEDEL MINISTRO ALLA COESIONE TERRITORIALE DE VINCENTI)