Si possono oggi creare opportunità nella gestione del patrimonio boschivo e nel recupero di terreni agricoli abbandonati.E’ il pensiero di Legambiente che ha presentato un dossier sui problema e le opportunità ambientali del nostro Paese. per l’economia dei piccoli centri, sopratutto in area montana, Legambiente punta su una corretta manutenzione del patrimonio forestale, come difesa dell’ambiente ma anche come opportunità di crescita. Il patrimonio forestale nazionale interessa oggi oltre il 39% della superficie del Paese (11,8 milioni di ettari), e la sua gestione, valorizzazione e tutela attiva, nonché lo sviluppo delle sue filiere assumono sempre di più un ruolo strategico per il nostro Paese e in particolare per le sue Aree Interne. Un’espansione del bosco che, conseguentemente all’abbandono e al progressivo spopolamento delle aree montane e interne d’Italia, ha raggiunto 50.000 ettari/anno (INFC, 2015) negli ultimi 25 anni. L’agricoltura e una corretta manutenzione dei boschi rappresentano un fondamentale presidio contro il dissesto idrogeologico. Questi problemi riguardano in particolare le aree interne e i piccoli comuni, dove molti terreni sono stati abbandonati a seguito di migrazioni avvenute tra l’ottocento e il novecento, e dove risulta in molti casi difficile individuare gli eredi. Inoltre in queste aree si possono aprire possibilità di lavoro sia nelle colture di qualità, tipiche e biologiche, legate ai territori, che nella gestione dei boschi e alla produzione di pellet e legna da ardere dove, oltretutto, l’Italia importa oltre l’80% di quanto usa ogni anno per stufe e caldaie. Alla logica dell’abbandono va contrapposta una gestione attiva, sostenibile e responsabile del patrimonio forestale, strumento indispensabile per la tutela del territorio e la salvaguardia ambientale e paesaggistica, la conservazione delle componenti bio-culturali del territorio italiano, la protezione e prevenzione del dissesto idrogeologico e degli incendi, lo sviluppo delle filiere produttive legate ai prodotti legnosi e non legnosi. Si deve partire da un censimento delle superfici boscate pubbliche e di quelle private di cui non si conoscono più i legittimi proprietari, e nell’ambito dei Piani Forestali di Indirizzo Territoriale, creare nuove opportunità di lavoro legate alla gestione, tutela e valorizzazione del patrimonio forestale per il rilancio di filiere produttive legate alle risorse legnose e non legnose. In questo quadro si deve consentire ai Comuni l’affidamento in concessione a cooperative e imprese, dei terreni agricoli e boschi dove non sono individuabili i legittimi proprietari, attraverso la definizione di una procedura trasparente per avviare percorsi virtuosi di affidamento con l’obiettivo di una corretta manutenzione dei territori. (DALLE PROPOSTE PER LA LEGISLATURA CHE LEGAMBIENTE HA PRESENTATO AL NUOVO PARLAMENTO)
LE PROPOSTE LEGAMBIENTE PER LA FILIERA DEL BOSCO
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