federico valicenti

Mons Apollineus – Monte Pollino gli studiosi asseriscono che il nome Pollino provenga da Apollineus, Apollo dio della medicina e della salute, quindi ricco di spezie, di erbe medicinali. Naturalmentepollino . it ci rammenda che “dal ghiaccio di oggi, nascerà un giardino botanico domani” cosi la leggenda prende forma e racconta dove le spezie nascono, accanto alla mitica sorgente della giovinezza, sotto l’albero della vita situato al centro del paradiso terrestre e poi trasportate dalla corrente dei fiumi dell’Eden a profumare la Terra.
Diventano il frutto del pianto di Adamo che dopo essere stato scacciato dal Paradiso, cade e piange sull’ “Isola delle spezie”. Mentre per gli Arabi le spezie sono custodite da draghi, uccelli giganteschi e popolazioni feroci, cosi da detenere una sorta di monopolio su queste mercanzie, alimentato da racconti terrificanti sui luoghi di provenienza. L’ antico storico greco Erodoto, considerato da Cicerone come il padre della storia, ammettendo di non sapere dove si producessero le spezie, asseriva con convinzione che di sicuro la loro provenienza aveva origine divina. I Romani facevano cosi largo uso di spezie e ne erano talmente golosi che ne importavano in grandi quantità, tante da dover costruire speciali depositi per custodirle. Alarico, re dei Goti, dopo avere messo Roma a ferro e fuoco, e avendo appreso dei giacimenti di spezie custoditi gelosamente dai romani chiamati “horrea pipearia”, oltre a chiedere quantità d’oro e d’argento per togliere l’assedio a quello che restava della splendida città pretese anche una tonnellata di pepe che giaceva nei depositi. Usate non solo come conservante alle spezie venivano conferite anche proprietà afrodisiache tant’è che una leggenda racconta che la dea Venere, associata all’amore, alla bellezza ed alla fertilità, alla morte del suo amato Adone pianse una lacrima che al contatto con il terreno prese la forma di un cuore da cui sbocciò la fragola. Addirittura Carlo Magno nell’editto Capituale de villis vel curtis imperii elenca cento piante medicinali, tra cui la senape, il cumino, il coriandolo, i carvi, il papavero, tra le spezie da coltivare obbligatoriamente nei monasteri e sulle terre di proprietà dell’Imperatore. Anche perché anticamente le spezie venivano utilizzate non solo come conservante e condimento ma anche come antibatterico ed a difesa contro le malattie.
Forte di tutte queste magnificenze le spezie hanno spinto l’uomo alla scoperta di terre lontane e misteriose, anche a costo di inenarrabili rischi e sacrifici. Navigando nelle pericolose acque dell’Africa e dell’India Vasco da Gama porta in giro la canfora, lo zenzero, la galanga e la cannella. Mentre Magellano circumnaviga il globo terrestre alla ricerca delle “Isole delle spezie”, raggiunge le Molucche ricolme di noce moscata e chiodi di garofano. Colombo, alla ricerca di un percorso breve per raggiungere le Indie, s’allunga e scopre l’America e il peperoncino. Cosi le spezie conquistano il trono dove si raccontano viaggi, paesi lontani, paesaggi incontaminati, popoli sconosciuti, ricchezza, potere, prestigio e sacralità, medicina e sapore, le spezie sono questo e molto altro. Utilizzate sia per insaporire i cibi sia come antisettici, per preservare la carne o per profumarla, nei secoli addietro costituivano il tesoro nelle cucine e nelle farmacie.
I trattati di medicina e i ricettari di quei tempi sono pieni di scritti ed alchimie preparati da medici e speziali. Nel nome delle spezie interi regni crollarono, guerre e battaglie venivano condite con scoperte di nuovi aromi, spesso considerate più preziose dell’oro. La ricerca quasi ossessiva di spezie, di profumi fece navigare migliaia di persone nel mondo intero così da scoprire nuove terre e nuovi spazi da gestire. Per una serie di ragioni climatiche e ambientali qui nascono quantità inverosimili di piante officinali e curative, che hanno una forza taumaturgica unica, non riscontrate in altre zone d’Italia: l’aneto, l’assenzio, la bardana, la belladonna, la borragine, la camomilla, la carota selvatica, l’edera, la gramigna, l’ortica, il cardo mariano, la lavanda, la malva, la menta, l’origano, la rosa canina, la saponaria e anche la verbana con cui si fa un ottimo digestivo, Per secoli gli abitanti del Pollino si sono curati unicamente con le erbe.
Federico Valicenti
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