LUCIO TUFANO

Vi furono tipografi nascosti nei vicoli, affogati nel rumore delle primordiali macchine stampatrici; la più antica, per esempio, quella di Melfi, citata dal Racioppi, che era situata nel Palazzo Vescovile e che nel 1660, stampava le constituzioni sinodali del vescovo Branciforte, e l’Officium Sancti Alexandri martyris, patrono della città, non diede grossa impronta di se, tant’è che di essa non si è trovata altra notizia, perché ebbe vita tanto breve da estinguersi come azienda, al punto che l’intendente Cav. Vito Lauria, in Potenza capoluogo della Provincia dovette dare il via, nel 1808, all’attività di una nuova stamperia con questo discorso: “Lucani, ecco per voi un nuovo tratto di Sovrana beneficienza: la Vostra Provincia è corredata di una stamperia”.

“… Era questo un mezzo necessario allo sviluppo dei talenti; alla generalizzazione di quella cultura che adorna moltissimi abitatori di questo suolo: alla facilitazione dei vostri andamenti sulle provvide norme di un saggio Governo … Ora dipende da voi stessi il profittarne mettendo i vostri spiriti ad uno scientifico ed utile commercio con questo mezzo”.

Scrivendo ai vescovi ed ai sacerdoti: “Mi affretto a parteciparvi, che già in questa capitale della provincia si è stabilita la stamperia ed è nella maggiore attività. Voi conoscete, che le intenzioni del Governo dirette sempre al maggior vantaggio della Nazione, sono di promuovere questo stabilimento non solo per rendere più facile la corrispondenza tra l’amministrazione e gli amministratori, più spedita la circolazione degli ordini di tutte le autorità costituite, ma ben anche perché i dotti delle province avessero più facile il mezzo di presentare al pubblico le loro letterarie produzioni, a fine di meglio istruire ed illuminare i popoli. È giusto quindi, che allo stampatore si fornisca un travaglio, onde possa ritrarre il corrispondente mantenimento”.

            Si trattava della tipografia di Angelo Coda, come lo stesso Tripepi, dal quale abbiamo attento queste originali ed importanti notizie, sostiene; la stessa tipografia che, diretta da Vincenzo Santanello, avrebbe stampato il Giornale dell’Intendenza, in cui venivano riportate le circolari del Ministero e della real segreteria di Stato o quelle di altri ministeri, disposizioni per gli emigranti, per l’agricoltura, per le manifatture, i reali decreti sulle amministrazioni comunali, le lettere dell’intendente di Basilicata ai sindaci, decurionati e giudici di pace, i regolamenti ed altre notizie, e che pubblicò il primo libro edito in Potenza, nel 1810, Saggio medico-critico sulla economia animale, di Carlo Salvia, dottore in medicina e socio corrispondente del Real Istituto di incoraggiamento di Napoli.

Così nacque la stampa nella Basilicata, quella delle pubblicazioni commissionate dall’Intendente borbonico, o dagli ecclesiastici, o dai notabili. Prima, poco tempo prima, si leggeva per manifesti affissi sui muri o sui tronchi degli alberi, o vicino alle porte delle Chiese. Prima il giornale era schematico, semplice e consisteva in un proclama, un avviso di taglia, un dispaccio per le gendarmerie.

A Potenza, in seguito, ci furono le tipografie di La Penna e di Santanello, di Magaldi Angelo, Della Ratta e di Saverio e Gerardo Favatà, di Pomarici e di Spera, ed altri, tanti altri – che lavorarono d’inchiostro e di stampone, di piombo e di composizione, di impaginazione e di correzione di bozze.

«Vi fu anche una “Unione Tipografica Lucana”. Quasi tutti ebbero – scrive Tripepi nel 1920 – un’ora di fortuna, taluno riuscì ad affermarsi per un pezzo e a dare prove eccellenti nelle arti grafiche».

A Matera invece, intorno al 1870, la prima tipografia fu aperta da Francesco Paolo Conti, in Via S. Biagio nei pressi del vecchio ospedale. Furono suoi validi collaboratori Emanuele Bachi e Nicola Suglia. Più tardi, scrive Mauro Padula, in un suo saggio “La Stampa periodica e le attività tipografico-editoriali in Basilicata”, la tipografia Conti continuò a svilupparsi e da Via S. Biagio si trasferì in locali più ampi in Piazza Plebiscito a pianoterra dell’ex monastero dell’Annunziata ed in seguito al largo Giardinetto in Via Lucana, aumentando il numero degli operai di pari passo con l’attività della piccola azienda che per la capacità dimostrata, la serietà e la continuità, fece conoscere il proprio nome per l’intero circondario.

Nel 1898 in via S. Biagio, 61-62 sotto il palazzo Calculli – apriva una seconda Tipografia Federico Angelelli, provvista di tutto l’occorrente per soddisfare le giuste esigenze dei signori committenti ed in grado di accettare qualsiasi lavoro con la massima sollecitudine e a prezzi modicissimi, per prima cosa riuscì a far sua “La Riscossa” che continuò a stampare finché uscì.

Gli stessi operai della tipografia Conti in seguito impiantarono altre tipografie, come la Scintilla, la Commerciale, la Municipale, l’Epifania.