Non fosse per la consapevolezza che stavolta si è superato il limite e che un altro buco nella terra non sarà tollerato dai cittadini, dovremmo annunciare sconfortati che si è messo in molto il solito meccanismo giudiziario che , sul via libera al petrolio, sconta un preliminare no della regione ,un ricorso al tar, un ricorso al consiglio di Stato e “ visti gli atti….si autorizza”. Stavolta non sarà così per alcune ragioni che sono ultravalide: il modo come si sono comportati in val d’agri, la nessun fiducia nelle compagnie petrolifere per le nefandezze compiute e accertate nonchèe per le conseguenze di tali nefandezze,he sono in via di accertamento. Ma, più di tutte, perché sarebbe il colpo di grazia ad un capoluogo che è già sotto una tenda ad ossigeno e che , come abbiamo visto e detto, o passa sotto cure migliori oppure se ne va definitivamente . Il permesso nelle vicinanze della Città di Potenza è anche un permesso a interferire con un sistema idrologico presente nella zona che va da Brindisi di montagna fino a Rifreddo, a Sellata, che è indubbiamente uno dei Santuari lucani dell’acqu. E quanto sia importante per la comunità regionale questa risorsa lo ha dimostrato proprio la siccità del 2017 che ha prosciugato torrenti, fiumi e laghi e ci ha fatto piombare in una sorta di panico generale: due anni così e possiamo chiudere la già di per sé fragile baracca dell’economia regionale. Così come il solo pensiero che il petrolio della val d’agri possa coesistere così temerariamente vicino ad una diga che porta l’acqua a milioni di persone, non fa fare sonni tranquilli a tutti quelli che in un modo o nell’altro sono responsabili di questa situazione. Ma se tutto questo è potuto avvenire in un passato dove arroganza e malafede sono passati nel conto salato di un servizio allo Stato, oggi che il re è nudo , una seconda val d’agri non ci sarà, o ,almeno, non potrà farsi senza scontrarsi direttamente con la popolazione. E se è vero che i politici hanno fiuto, oggi ci dovrebbe essere di nuovo una unità reale su questo del petrolio ,al punto che nessuno può giocare a chi tingola per primo. Non bastano avvocati bravi, di fronte ad un Consiglio di Stato che in più e più occasioni ha dimostrato di essere bravo a stare dalla parte del più forte. Occorre che dalla comunità regionale salgano rumori di fondo assordanti e tali da superare le barriere ovattate del vero potere romano. Questo permesso denominato masseria larocca ( che è esattamente di spalle a Monte Grosso, cioè si cambia posizione davanti al pozzo già individuato) è un permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi che interessa un’area di circa 13 chilometri quadrati. Il 99,6 per cento dell’area ricade nel comune di Brindisi Montagna, l’altra parte, lo 0,4 per cento, si trova nel comune di Potenza. Ma, superfici a parte, capita che il Pozzo è esattamente sopra San Luca Branca, cioè a vista del capoluogo. Come i potentini possano veder nascere una nuova grande Viggiano, non riesco proprio a immaginarlo. Il progetto di ricerca prevede l’esecuzione di studi geologici e geochimici, il rilievo sismico per circa 20 chilometri, l’esecuzione di un rilievo magnotellurico e la perforazione di un sondaggio esplorativo della profondità di circa 7 mila metri. E’ ora di darsi da fare e di far valere il diritto costituzionale all’esistenza, che significa anche diritto all’acqua e alla salute. Ecco, incominciamo ad allargare l’orizzonte e non limitarci al diritto amministrativo. rocco rosa
SE LE TRIVELLE ARRIVANO A POTENZA
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