PIETRO DELL’AQUILA

 

Riproporre. dopo quasi trent’anni dalla sua composizione, un testo teatrale come Limerik è una sfida agli echi della guerra che si odono così vicini o forse un delicato omaggio a Sandra Bianco, scomparsa prematuramente da ormai otto anni, che Pino Quartana ebbe come coautrice del testo premiato dalla Città di Genova e pubblicato dalle Edizioni Erga.

Nel silenzio ovattato del piccolo ambiente dell’Accademia Teatro di Via Livorno, dove solo due fasci di luce rompono l’oscurità, si rinnova la storia dei tre ragazzi che cercano e trovano nella solidarietà degli esclusi il germe dell’amicizia.

Limerik, ha preferito appropriarsi del soprannome dispregiativo affibbiatogli dai suoi compagni piuttosto che mantenere il nome assegnatogli dai genitori, prende le distanze tanto dai suoi coetanei che gli rimproverano le sue scarse capacità calcistiche quanto dalla grezza coscienza dei genitori, incapaci di attenzione e condivisione nei riguardi del figlio; stretti come sono nel cerchio del loro egoismo umano e sociale.

Quando, col sopraggiungere del freddo invernale il ragazzo, abbandona il campetto di calcio e trova rifugio in un casello abbandonato lungo i binari incontra Tonino che gira con la madre in un camioncino scalcinato per fiere a vendere nocelle, torroni e zucchero filato. Tra loro si costruisce una solida intesa e poco dopo accolgono anche Vincenzo, detto “capavutata” lo scemo del paese, che nessuno vuole avvicinare.

Un terzetto di diversi che arranca nella vita come può tra speranze, invenzioni e sogni.

Pino Quartana da loro voce: carpendone il linguaggio dialettale, lo stentato raccontare del balbuziente, lo stralunato vociare inebetito dei folli. Lo fa con l’aderenza empatica con cui ricostruisce il loro vissuto, le loro frustrazioni e le loro rivolte. Avverte l’opposizione di Limerik per il crudo sentenziare del padre “che bisogna farsela solo con quelli migliori di te” scansando i diversi come Vincenzo; sente in profondità la rabbia di Tonino che si vendica dei concorrenti della madre che hanno tagliato le gomme del camioncino tosando il loro cane; si trasferisce nell’universo incantato di Vincenzo che fa scendere dal treno omini invisibili.

Ed è nell’invisibilità che può radicarsi un’altra realtà, perché sono solo le cose invisibili quelle che più contano e tra queste l’amicizia che aiuta a vivere e da senso e valore all’esistenza.

Pino Quartana racconta una storia semplice, di persone semplici, di sentimenti semplici e lo fa sapendo che solo nella semplicità, nell’essenzialità può ritrovarsi la solidarietà come sentimento primario.

Un monologo che dura un’ora e che rapisce trasportando gli spettatori in un mondo migliore.

Uno spettacolo che non si dimentica. Grazie Pino, grazie Sandra.