L’IMPORTANZA DI UNA CORRETTA DIVULGAZIONE SCIENTIFICA

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DI FRANCESCO PELLEGRINO*

Al giorno d’oggi, nell’era digitale, dove la connessione interpersonale assume un ruolo sempre più marcato, la facilità con la quale si riescono a reperire informazioni è eccezionale. Di contro, tale facilità va di pari passo con la possibilità che le informazioni nelle quali si incorre non siano del tutto corrette o, nel peggiore dei casi, fuorvianti. Tali concetti vengono esaltati oltremodo quando si tratta di tematiche inerenti alla parte scientifica e, in particolare alle tematiche ambientali. Partendo da tale premessa, scontata ma doverosa, si può iniziare a scorgere l’importanza di una corretta divulgazione scientifica, esponendo gli avvenimenti ed i risultati ottenuti in modo critico e “ragionato” evitando di cadere in cliché di cause verosimili ma privi di fondamenta. Non di rado, infatti, determinate tematiche vengono utilizzate, per meglio dire “strumentalizzate”, per scopi di natura diversa da quella divulgativa, travisando a proprio vantaggio un possibile dato dubbio. Nella scienza, in vero,  non sempre un dato indica la netta distinzione tra un qualcosa di salubre e qualcosa di non salubre o nocivo. Si consideri a titolo di esempio un campione di acqua destinata al consumo umano sul quale si vuole conoscere la concentrazione del parametro Nichel (simbolo Ni). Il valore di tale parametro, secondo le più recenti disposizioni legislative (nella fattispecie parte B, Allegato I, D.Lgs 18 del 23/02/2023) equivale a 20 μg/L – microgrammi su Litro -. La determinazione del parametro in esame viene eseguita mediante l’ausilio di tecniche strumentali di laboratorio le quali forniscono un risultato con notevole accuratezza e precisione. Senza cadere in tecnicismi, il risultato ottenuto è a sua volta effetto da errori che, seppur piccoli, costituiscono una sorta di incertezza al risultato ottenuto. Orbene si immagini di ottenere, per l’acqua esaminata, un valore di 5 μg/L con un incertezza di 0,5 μg/L, il valore ottenuto sarà compreso tra 4,5 e 5,5 μg/L. Se si ottiene un caso simile, in cui sia il valore che l’incertezza sono nettamente sotto al limite di legge si può ritenere con sufficiente certezza che tale acqua non è pericolosa. D’altro canto se il valore riscontrato è 25 μg/L con un incertezza di 1 μg/L, il valore di tale acqua sarà compreso tra 24 e 26 μg/L, senza ombra di dubbio superiore al limite di legge. Tuttavia ci sono casi in cui, considerando solamente il limite di legge senza tener conto quindi della salubrità, il valore riscontrato sia ad esempio 19 μg/L con un incertezza di 1,5 μg/L, pertanto il valore sarà compreso tra 17,5 e 20,5 μg/L; quindi potrebbe essere sia sotto il limite che sopra il limite. Quanto detto poc’anzi era un esempio per far comprendere la difficoltà che possono incorrere nella valutazione di dati ambientali e la necessità, data la notevole complessità della materia, di affidarsi a professionisti. Pertanto non bisogna basarsi solo sui dati sperimentali per poter decretare che un determinato comparto sia salubre o nocivo in quanto, continuando l’esempio precedente non è detto che il Ni fino a 19 μg/L sia salubre e da 20 in poi sia nocivo, ma bisogna osservare tutto l’insieme. In conclusione, al fine di non incorrere in pregiudizi derivanti da una divulgazione errata si invita a diffidare da tutto ciò  che dà risposte certe, senza analizzare la situazione in toto, presentando i risultati non solo come mera comparazione, ma che abbiano un senso scientifico e critico.

* Francesco Pellegrino, lucano, originario di Nova Siri (MT) e da qualche anno adottato dalla città di Potenza.  Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Chimiche presso l’Università degli Studi della Basilicata nel 2015 ed è iscritto all’Ordine professionale Territoriale dei Chimici e dei Fisici di Matera dal 2017.  Dopo varie esperienze come chimico in aziende di analisi ambientali, ed appassionato a tali tematiche, ha intrapreso la professione di consulente per le aziende che operano nel settore. Attualmente  docente di chimica alla scuola secondaria di II grado e contestualmente frequenta la Scuola di Specializzazione in Valutazione e Gestione del Rischio Chimico presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II

 

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