Ridurre lo spreco alimentare, organizzando una logistica che consenta il recupero degli alimenti non venduti, prima che questi si deteriorino e attivando la vasta rete di solidarietà che tiene i fili nascosti nella parte più povera della comunità regionale è l’input alla base di una legge recentemente approvata dalla Regione Basilicata e che riesce a coniugare solidarietà, promozione del volontariato, cultura ecologica e impegno a contrastare il fenomeno del consumismo esasperato che caratterizza la nostra società contemporanea. La scelta regionale di dare una cornice legislativa ad una iniziativa che vive sul consenso dei privati e su una cultura della solidarietà è stata illustrata dal consigliere Polese al sottosegretario alla P.I. Vito de Filippo, nel corso di una conferenza di alvoro promossa a Roma dall’Ordine dei tecnologi nazionale sulle leggi proposte.
Per Polese, primo firmatario della pro
posta che porta la firma anche dei colleghi Cifarelli, Spada e Robortella, quella lucana è senza smentita una legge ‘apri pista’ in Italia, come già è accaduto per la psicologia scolastica ed altre leggi regionali: segno evidente che anche una piccola regione può con la buona amministrazione e la buona politica anticipare i tempi. La proposta di legge lucana va oltre il mero dettato burocratico, ed ha l’ambizione anche culturale e sociale di trasformare gli sprechi alimentari, o eccedenze, in opportunità per quei cittadini che vivono in condizioni di povertà ed esclusione sociale, sia con la promozione dell’attività di recupero con l’aiuto delle reti del volontariato”.
Nella conferenza mnazionale sono state condivise le esperienze attive e gli strumenti di prevenzione al contrasto al disagio alimentare per mezzo di eccedenze alimentari e non, promuovendo la cultura della ‘donazione’ e la sinergia con il volontariato per creare una rete per la raccolta di prodotti agroalimentari invenduti e destinati all’eliminazione dal circuito alimentare, i prodotti agricoli non raccolti, i pasti non serviti dagli esercizi di ristorazione e di somministrazione collettiva. Le eccedenze alimentari, come quelle non alimentari (prodotti per la casa, mobili, articoli per l’arredamento, abbigliamento, biancheria, articoli per la pulizia, articoli igienico-sanitari, oggetti per lo sport, prodotti di cartoleria, giocattoli, libri), sono destinate a finire nelle discariche creando costi aggiuntivi e danni ulteriori all’ambiente”.
Nell’incontro di Roma la legge regionale ha ottenuto il plauso dei professionisti e delle associazioni presenti sia per l’impianto legislativo che per la valenza sociale, dimostrando che ancora si può fare del buon ‘Welfare State’ avendo obiettivi precisi ed evitando allo stesso tempo lungaggini burocratiche e dispersione di energie e di denaro pubblico. Soprattutto dimostra -dice Polese- che anche nel Mezzogiorno si può essere anticipatori politiche pubbliche che vadano oltre il mero assistenzialismo”.
in copertina , i frigoriferi stradali della solidarietà